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Paola Lunardelli

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Il Museo Hassan, presieduto da Fathiya Tahiri e diretto a livello internazionale da Paolo De Grandis, è lieto di annunciare il terzo appuntamento espositivo con la mostra "30 Disegni dal Deserto dei Sogni" di Omar Galliani. La mostra traccia un ampio excursus dei risultati espressivi raggiunti dal maestro emiliano nel corso dei suoi numerosi soggiorni in Marocco e tale scelta, è sintomatica delle finalità programmatiche del Museo che fin dalla sua apertura ha realizzato eventi tesi creare un ponte culturale tra il Marocco, l'Italia ed il resto del mondo.
Con la mostra intitolata “Place”, il Macao Museum of Art ha chiamato in causa il pubblico e ha ricevuto 42 opere d’arte create da 34 artisti/ gruppi. La giuria, composta da professionisti, tra cui Yin Shuangxi, noto coordinatore di mostre e docente presso l’Accademia centrale cinese di belle arti, Gao Shiming, critico d’arte e coordinatore di mostre del Centro per la cultura visiva dell’Accademia dell’arte cinese, e Ung Vai Meng, direttore del Macao Museum of Art, ha selezionato due opere che saranno esposte al grande evento, ossia “Macao’s Gondola” di Lui Chak Keong e Lui Chak Hong, e “Si monumentum requiris, circumspice” di Konstantin Bessmertny.
Wim Wenders, regista di fama mondiale afferma che il padiglione è un’opportunità per “correggere la nostra visione di una delle maggiori minoranze dell’Europa che continua a ricalcare le stereotipie di romanticismo zingaro e kitsch zingaro”. Per tanti secoli gli artisti non rom ci fornirono un romantico quadro dei rom, inculcandoci l’immagine dei danzatori scalzi che spensierati e felici battevano e agitavano i loro tamburelli. Intanto i maggiori arbitri culturali europei relegarono nell’ambito del kitsch le opere create dagli artisti rom. L’obiettivo principale che “Paradiso perduto” si propone è di distruggere l’esotica immagine stereotipata degli “zingari” che prevalse in Europa dall’Ottocento in poi e di collocare gli artisti rom ad un livello di uguaglianza entro l’ambito del mondo internazionale dell’arte. Secondo Tímea Junghaus, curatore della mostra, “siamo convinti che l’identità dei rom serva come modello per una moderna identità transnazionale europea, munita delle capacità di fusione e di adattamento alle nuove circostanze. Gli artisti invitati desiderano rappresentare sé stessi in questo modo e questo è il modo con cui vivono ed interpretano la propria identità zingara.” Il Padiglione Rom, accanto ai padiglioni nazionali della Biennale, annuncia l’apparizione sulla scena internazionale della cultura rom contemporanea e annuncia un messaggio di gran rilievo: il ruolo dei rom, entro l’ambito del panorama culturale e politico dell’Europa è di massima e vitale importanza.
Il Ministero della Cultura della Repubblica di Lettonia vi invita a visitare il Padiglione Lettone alla 52. Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia. Il diritto di rappresentare la Lettonia alla Biennale è stato vinto in una gara aperta da Gints Gabrāns con la sua opera “Paramirrors”. Il Padiglione Lettone si trova nel centro storico di Venezia, alla Scuoletta di San Giovanni Battista e del SS Sacramento, Campo Bandiera e Moro, Castello 3811/B. Nel suo metodo di creazione artistica Gints Gabrāns (1970) ha unito in un insieme integrato elementi dell'arte e della scienza, del misticismo e dell'esoterismo. Le sue opere ci indirizzano verso l'Energia che esprime la sostanza dell'interno di una persona, contrapposta all'opinione che la identifica con pensiero, emozione e percezione sensuale. Tale trasformazione dell'energia psichica nell'arte di Gabrāns rispecchia il suo modo di trattare fenomeni umanistici universali e fondamentali. Possiamo dire che l'artista lavora per realizzare l'impossibile nel tentativo di mostrare l'Invisibile. Nelle sue opere Gabrāns cerca di ricordare agli spettatori che ciò che loro vedono è esattamente Quello. Per capire l'invisible è necessario guardare ciò che è visibile.
L'Hong Kong Arts Development Council parteciperà nel mese di giugno alla 52. Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia, con una rappresentanza di artisti provenienti da Hong Kong, Cina. “Star Fairy: Hong Kong a Venezia”, affascinante progetto ludico e critico ideato da Norman Ford, presenterà, infatti, le opere di tre artisti consolidati di fama internazionale: MAP Office (Gutierrez + Portefaix), Amy Cheung e Hiram To.
Quattro artisti, quattro modi espressivi, quattro mondi di ragione e sensibilità. Ed uno storico spazio espositivo ricco di suggestioni. "CAOS project", a cura di Paolo De Grandis ed organizzata da Arte Communications, è la connessione di elementi eterogenei, analisi a più voci sulla realtà contemporanea, a partire da una percezione comune e da una comune esperienza. L’Uomo subisce, oggi più che in ogni altra epoca precedente, il fascino e l’angoscia di un mondo che, nella globalizzazione dei sistemi culturali, economici, sociali, appare sempre più disordinato, imprevedibile, caotico, soprattutto irriconciliabile con la dimensione umana profonda, con l’equilibrio di psiche e natura. Specie gli ambiti metropolitani, dove la convivenza è stratificata e complessa, sono diventati attrattori di energie che, in positivo o in negativo, condizionano, plasmano, trasformano i fenomeni umani.
Il padiglione della Georgia alla 52. Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia presenta progetti e opere estremamente diversi non soltanto per il gusto artistico e la visione del mondo che caratterizzano i vari artisti esposti, ma anche per la serie di mezzi e supporti moderni e tradizionali utilizzati nelle loro esecuzioni. L’arte della Georgia, paese al confine tra Europa e Asia, all’incrocio tra le culture occidentali e orientali, si è sempre contraddistinta per la sua diversità e originalità, profondamente radicata nelle tradizioni locali e intrisa, in distinti momenti, di stili e movimenti stranieri in particolare quelli europeo occidentale, bizantino, orientale, avanguardistico e social-realistico.
Ângela Ferreira (Maputo, 1958) espone regolarmente dal 1990. Motivata da tematiche di natura politica, Ferreira investiga l’uso di teorie – soprattutto teorie della storia dell’arte –, la loro implicazione e il loro impatto sull’arte contemporanea, utilizzando il potenziale comunicativo dell’arte stessa in questo processo di complessa contrattazione. L’artista sprona sottilmente l’osservatore a riflettere sul suo incontro con gli oggetti da lei creati, che assumono le sembianze di sculture moderniste abilmente realizzate ed esteticamente affascinanti, spesso combinate con testi, fotografie e video.
In occasione della 52. Esposizione Internazionale d’Arte, la Fondazione Mudima presenta “RESONANCE” dell’artista Lee Ufan Lee Ufan, artista coreano fondatore del gruppo Mono–Ha, vive in Giappone ma è un nomade che ha saputo coniugare insieme il linguaggio delle avanguardie occidentali e la cultura di quelle orientali. Aggirando il ready-made del cartesiano Duchamp ed il taglio del barocco Fontana, Lee Ufan sostituisce al principio di rappresentazione quello di presentificazione in un percorso che corre dagli anni Sessanta, sculture e installazioni, alle "Corrispondenze" degli anni Novanta, fino alle pitture di oggi.







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