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la letteratura mi ha fatto rinascere
- da claudio rosmino
- Pubblicato 05/17/2008
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- Non Votato
claudio rosmino
giornalista professionista, creatore del blog http://miticulttrash.blogspot.com, agenzia stampa "temporale" con notizie attuali sui miti degli anni 70-80-90
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Come hai vissuto il drammatico momento delle porte chiuse in faccia, delle promesse non mantenute da parte del mondo musicale che ti circondava?
"Sono entrata in una depressione profondissima, ho preso parecchio peso... Ho incominciato ad uscirne quando mio marito mi disse di occuparmi di qualcosa che mi piaceva, che sapevo fare bene al di là del canto. Pensai: parlo bene il portoghese avendo vissuto alcuni anni in Brasile e mi piace leggere. Allora mi consigliò di cercare nell'editoria. Io avevo della conoscenze in alcune case editrici, pensai allora di contattarle. Mi proposero di fare delle letture dei libri candidati alla pubblicazione. Dopo un po' di tempo mi accorsi che arrivavano pochissimi libri in lingua portoghese, mi informai sul perché e mi fu spiegato che mancava un anello di congiunzione col mercato lusofono.
Allora, nonostante le mie scarse conoscenze di internet, iniziai a cercare in rete siti di letteratura portoghese e brasiliana, premi letterari, classifiche di libri ecc.ecc. Sono così entrata in contatto con un mondo di artisti che amavano scrivere ma non avevano sbocchi nell'editoria.
Fu così che dissi: e se tentassi di fare l'agente letterario per il mercato brasiliano? E così è stato! Ho proposto alcuni giovani scrittori ancora sconosciuti e dopo alcuni mesi una casa editrice mi ha detto di essere interessata a tradurre le loro opere. Era cominciata la mia attività di talent scout. In seguito ho anche scritto di letteratura brasiliana su un portale che si chiama MusiBrasil, ho dato lezioni di canto e ora sto piano piano riavvicinandomi alla canzone".
Che effetto ti fa oggi pensare ai tuoi passati successi discografici?
"Non mi fa piacere, non penso a Tropicana con felicità. Per me è stato un momento che dopo una prima fase di divertimento mi ha poi causato così tanto dolore che non può essere un bel ricordo. E non lo è..."
E' dunque nei tuoi due album da solista, Onde e Vite possibili, che si trova la vera Patrizia Di Malta?
"Questi cd sono lavori di coproduzione, dove io ho lavorato su dei suoni e arrangiamenti già esistenti. Sulla base che mi veniva fornita arrangiavo il mio testo, era come fare la colonna sonora di un film, mi dovevo adeguare ad un qualcosa di già esistente. Ma c'è anche una mia anima più soul, più nera, più energica. Io amo tanti tipi di musica: jazz, lirica, etnica, lounge, elettronica".
Qual è il tuo giudizio sul mondo discografio italiano?
"Ad un certo punto si è cominciato a fare troppo lavoro di sala e troppa poca musica live, e questo è soprattutto un problema che riguarda il mondo discografico italiano.
Tutti registrano registrano, c'è un sovraccarico di dischi ma nessuno sa bene chi vi è dietro. Ormai chiunque si sente autorizzato a fare un disco, anche gente che non ha niente da dire ma ha solo voglia di fare dei soldi. E non parliamo poi delle radio: ormai il dj è diventato più importante del musicista, le emittenti si fanno pagare per passare i dischi. Dico, ma stiamo scherzando?"
Qual è la miglior scuola per un cantante?
"Il live, secondo me, è la madre di tutte le esperienze. Fare musica vuol dire comunicare, non è esibizionismo: molta gente questa cosa se la dimentica. Poi mancano anche gli spazi adeguati per la musica dal vivo e la voglia di valorizzare i talenti, che inevitabilmente poi si perdono. In Inghilterra e negli Usa gli spazi per provare e suonare, anche senza grandi pretese, ci sono, da noi no".
Molti tuoi colleghi degli anni '80 hanno cavalcato l'onda del revival per tornare ad assaporare un po' di celebrità in spazi televisivi e radiofonici di vario tipo. Tu questa tentazione l'hai mai avuta?
"Mi è successo. Nel 2001 ho partecipato con i miei ex compagni allo spettacolo La notte vola condotto da Lorella Cuccarini dove abbiamo cantato Tropicana. Mentre registravamo loro hanno tentato di convinvermi a tornare insieme, ma le cose che facevamo non mi interessavano più. Oggi io sono quella che è descritta nel mio cd Le vite possibili, dove in Effetto speciale dico: "In quale posto potrei essere, quale vita avrei potuto vivere se avessi usato le mie carte, la mia testa e non il cuore. Non voglio gente che rimpiange quella lontana fotocopia di me, che fuori finge di sorridere e dentro vuole urlare. Ho smesso proprio sul più bello, sono colpevole e senza alibi, quell'altra l'ho mandata via senza biglietto di ritorno..." Questa sono io: non riesco a vivere fingendo per soldi. Non mi sono sposata per soldi, non mi sono mai fatta condizionare dai soldi nelle scelte lavorative..."
Hai mantenuto un rapporto con gli altri membri del Gruppo Italiano o non vi sentite più?
"Ci ho provato, ma... niente! Poi alla base del mio abbandono del gruppo c'è stato anche un brutto episodio.
Nel 1984, dopo il successo di Tropicana, il nostro produttore ci ha detto di preparare dei pezzi per Sanremo, ognuno di noi si è quindi messo a scrivere. Ho buttato giù il pezzo che poi è stato scelto per Sanremo, Anni Ruggenti.
Non essendo però iscritta alla Siae come musicista, condizione necessaria per firmare un pezzo in concorso, ma solo come autrice di pezzi, i miei compagni hanno proposto di mettere il loro nome. Non abbiamo firmato niente in proposito (il ritornello era mio, la strofa loro), ma ci siamo detti che quando sarebbero arrivati gli introiti Siae avrei percepito una percentuale che doveva collocarsi tra quella da compositrice della musica (quattro volte superiore) e quella da autrice del testo. Sembra poco, ma quando vai a Sanremo il tutto disco poi gira ovunque e produce un sacco di soldi.
Quando hanno iniziato ad arrivare gli introiti Siae ho chiesto che mi fosse riconosciuta la mia parte, ma loro mi hanno detto che non avevo diritto a più di quanro previsto come firmataria del testo. A quel punto ho detto basta: a partire da quel momento ho perso il feeling con loro e ho deciso di lasciare il gruppo, oltre che per le già citate divergenze artistiche".
"Sono entrata in una depressione profondissima, ho preso parecchio peso... Ho incominciato ad uscirne quando mio marito mi disse di occuparmi di qualcosa che mi piaceva, che sapevo fare bene al di là del canto. Pensai: parlo bene il portoghese avendo vissuto alcuni anni in Brasile e mi piace leggere. Allora mi consigliò di cercare nell'editoria. Io avevo della conoscenze in alcune case editrici, pensai allora di contattarle. Mi proposero di fare delle letture dei libri candidati alla pubblicazione. Dopo un po' di tempo mi accorsi che arrivavano pochissimi libri in lingua portoghese, mi informai sul perché e mi fu spiegato che mancava un anello di congiunzione col mercato lusofono.
Allora, nonostante le mie scarse conoscenze di internet, iniziai a cercare in rete siti di letteratura portoghese e brasiliana, premi letterari, classifiche di libri ecc.ecc. Sono così entrata in contatto con un mondo di artisti che amavano scrivere ma non avevano sbocchi nell'editoria.
Fu così che dissi: e se tentassi di fare l'agente letterario per il mercato brasiliano? E così è stato! Ho proposto alcuni giovani scrittori ancora sconosciuti e dopo alcuni mesi una casa editrice mi ha detto di essere interessata a tradurre le loro opere. Era cominciata la mia attività di talent scout. In seguito ho anche scritto di letteratura brasiliana su un portale che si chiama MusiBrasil, ho dato lezioni di canto e ora sto piano piano riavvicinandomi alla canzone".
Che effetto ti fa oggi pensare ai tuoi passati successi discografici?
"Non mi fa piacere, non penso a Tropicana con felicità. Per me è stato un momento che dopo una prima fase di divertimento mi ha poi causato così tanto dolore che non può essere un bel ricordo. E non lo è..."
E' dunque nei tuoi due album da solista, Onde e Vite possibili, che si trova la vera Patrizia Di Malta?
"Questi cd sono lavori di coproduzione, dove io ho lavorato su dei suoni e arrangiamenti già esistenti. Sulla base che mi veniva fornita arrangiavo il mio testo, era come fare la colonna sonora di un film, mi dovevo adeguare ad un qualcosa di già esistente. Ma c'è anche una mia anima più soul, più nera, più energica. Io amo tanti tipi di musica: jazz, lirica, etnica, lounge, elettronica".
Qual è il tuo giudizio sul mondo discografio italiano?
"Ad un certo punto si è cominciato a fare troppo lavoro di sala e troppa poca musica live, e questo è soprattutto un problema che riguarda il mondo discografico italiano.
Tutti registrano registrano, c'è un sovraccarico di dischi ma nessuno sa bene chi vi è dietro. Ormai chiunque si sente autorizzato a fare un disco, anche gente che non ha niente da dire ma ha solo voglia di fare dei soldi. E non parliamo poi delle radio: ormai il dj è diventato più importante del musicista, le emittenti si fanno pagare per passare i dischi. Dico, ma stiamo scherzando?"
Qual è la miglior scuola per un cantante?
"Il live, secondo me, è la madre di tutte le esperienze. Fare musica vuol dire comunicare, non è esibizionismo: molta gente questa cosa se la dimentica. Poi mancano anche gli spazi adeguati per la musica dal vivo e la voglia di valorizzare i talenti, che inevitabilmente poi si perdono. In Inghilterra e negli Usa gli spazi per provare e suonare, anche senza grandi pretese, ci sono, da noi no".
Molti tuoi colleghi degli anni '80 hanno cavalcato l'onda del revival per tornare ad assaporare un po' di celebrità in spazi televisivi e radiofonici di vario tipo. Tu questa tentazione l'hai mai avuta?
"Mi è successo. Nel 2001 ho partecipato con i miei ex compagni allo spettacolo La notte vola condotto da Lorella Cuccarini dove abbiamo cantato Tropicana. Mentre registravamo loro hanno tentato di convinvermi a tornare insieme, ma le cose che facevamo non mi interessavano più. Oggi io sono quella che è descritta nel mio cd Le vite possibili, dove in Effetto speciale dico: "In quale posto potrei essere, quale vita avrei potuto vivere se avessi usato le mie carte, la mia testa e non il cuore. Non voglio gente che rimpiange quella lontana fotocopia di me, che fuori finge di sorridere e dentro vuole urlare. Ho smesso proprio sul più bello, sono colpevole e senza alibi, quell'altra l'ho mandata via senza biglietto di ritorno..." Questa sono io: non riesco a vivere fingendo per soldi. Non mi sono sposata per soldi, non mi sono mai fatta condizionare dai soldi nelle scelte lavorative..."
Hai mantenuto un rapporto con gli altri membri del Gruppo Italiano o non vi sentite più?
"Ci ho provato, ma... niente! Poi alla base del mio abbandono del gruppo c'è stato anche un brutto episodio.
Nel 1984, dopo il successo di Tropicana, il nostro produttore ci ha detto di preparare dei pezzi per Sanremo, ognuno di noi si è quindi messo a scrivere. Ho buttato giù il pezzo che poi è stato scelto per Sanremo, Anni Ruggenti.
Non essendo però iscritta alla Siae come musicista, condizione necessaria per firmare un pezzo in concorso, ma solo come autrice di pezzi, i miei compagni hanno proposto di mettere il loro nome. Non abbiamo firmato niente in proposito (il ritornello era mio, la strofa loro), ma ci siamo detti che quando sarebbero arrivati gli introiti Siae avrei percepito una percentuale che doveva collocarsi tra quella da compositrice della musica (quattro volte superiore) e quella da autrice del testo. Sembra poco, ma quando vai a Sanremo il tutto disco poi gira ovunque e produce un sacco di soldi.
Quando hanno iniziato ad arrivare gli introiti Siae ho chiesto che mi fosse riconosciuta la mia parte, ma loro mi hanno detto che non avevo diritto a più di quanro previsto come firmataria del testo. A quel punto ho detto basta: a partire da quel momento ho perso il feeling con loro e ho deciso di lasciare il gruppo, oltre che per le già citate divergenze artistiche".