giornalista professionista, creatore del blog http://miticulttrash.blogspot.com, agenzia stampa "temporale" con notizie attuali sui miti degli anni 70-80-90 Patrizia, quanto è stato difficile lasciarsi alle spalle il successo col Gruppo Italiano e cercare una propria strada? Parlaci dei primi passi nella tua nuova carriera, delle difficoltà, delle delusioni...
"Quando ho deciso di smettere di cantare ho deciso di smettere di soffrire, perché dopo i primi successi ho subito tante porte in faccia. Io volevo cambiare, staccarmi da un personaggio, proporre qualcosa di nuovo che mi corrispondesse di più, mentre all'interno di un gruppo ad un certo momento rimani ingabbiato. Alla fine ho detto basta, e ho sofferto molto. Ora sto cercando di ricominciare, ma non è facile dopo tanto tempo che la gente non ti sente più, devi conquistare nuove generazioni perché le vecchie magari le hai perse per strada".
Qual è il mondo musicale al quale senti di appartenere oggi?
"Il mio sound è molto moderno, dieci anni sono stata una delle prime in Italia a fare tri-pop e drums&bass. Adesso molto tranquillamente sto riprendendo a darmi da fare: sono da poco entrata nel coro jazz della Civica di Milano, sono stata protagonista di un evento musicale per la festa di chiusura del Salone del Mobile. Piccole cose, ma non ho più voglia di espormi in prima persona perché quando uno canta si mette a nudo e se gli altri non ti guardano quando ti metti a nudo ti senti rifiutato. Preferisco fare cose che non mi espongono più direttamente, come ad esempio fare l'interprete. E quando io traduco un libro è come se facessi l'interprete".
La nascita del Gruppo Italiano, la scalata verso la popolarità, i successi di Tropicana e Anni ruggenti e poi le porte in faccia dopo la divisione dai tuoi compagni. Cosa ti ricordi di quel periodo?
"All'inizio quando ho iniziato col Gruppo eravamo molto giovani, ci siamo conosciuti a scuola. Avevamo molto in comune, anche se poi crescendo le differenze sono diventate più nette. Io desideravo fare un genere di musica molto diverso da quello che volevano fare gli altri; poi da parte loro c'era difficoltà ad accettare il mio ruolo di front-woman, erano molto invidiosi dello spazio che avevo. Se si guardano i nostri video raramente io sono davanti, ma siamo tutti in linea. I discografici poi esercitarono pressioni perché continuassimo con la musica tropicale, io ne avevo abbastanza e decisi di andarmene".
Una decisione che deve aver richiesto molto coraggio visto che eri all'apice del successo
"Si, ma quando vuoi cambiare così radicalmente se non hai dietro una grossa struttura e un po' di fortuna non è facile farsi accettare. Ho provato diverse produzioni, dapprima Shel Shapiro, che aveva prodotto Patty Pravo e scritto canzoni che a me piacevano molto. Ma lui soffriva dello stesso mio complesso: essere uscito da un gruppo e non aver trovato una sua identità. Abbiamo provato a far nascere qualcosa per un paio d'anni ma senza fortuna.
Ho provato allora a fare delle cose in inglese con un musicista che si chiama Stefano Pulga, con un sound abbastanza dance. Anche in quel caso nessuna risposta positiva da parte dei discografici, mi volevano ancora in versione Gruppo Italiano per paura di un flop. Dopo ho provato a collaborare con Lucio Fabbri e alcuni musicisti come Cavallà (autore di testi per Ramazzotti, Ruggiero, Venuti, Oxa), ma anche questo tentativo non è andato in porto malgrado il fatto che avessimo contatti molto avanzati con la Emi".
Una serie di amarezze difficili da digerire per qualcuno che vuole scrivere una nuova pagina della sua carriera...
"Quasi una delusione amorosa, come quando un uomo che dice di amarti poi all'improvviso non si fa più sentire. E io questa cosa l'ho subita diverse volte. A quel punto sono tornata a suonare nei locali, accompagnata da una mia amica musicista Francesca Betti, poi diventata mia cognata. Insieme abbiamo provato a farci produrre da Celsosimo e Falce, produttori di Jovanotti ma dopo qualche provino il progetto si è arenato.
Per mantenermi intanto facevo diverse cose: pubblicità vocali, background vocal per vari artisti. Nel 1996 ho incontrato Fred Ventura, ex cantante dance anni 80, che collaborava con la Ishtar, un'etichetta milanese di nicchia. Il loro genere corrispondeva a quello che volevo fare io, un suono vicino a quello dei Portishead, dei Massive Attack. Lui aveva i miei stessi gusti ed è scoccata la scintilla artistica: abbiamo iniziato a produrre i primi brani drum&bass sotto il nome Bassociation per l'etichetta Milano 2000. A quel punto la Ishtar mi propone di fare un mio album in italiano prodotto da Ventura; si chiamerà Onde, un disco che sarà distribuito dalla Emi".
Le cose sembrano finalmente girare per il verso giusto...
"Grazie ad Alessio Bertallot (ex Aeroplanitaliani) il disco ha goduto di una buon promozione su radio DJ. Mi ha permesso di tornare sulla scena, ma non come avrebbe voluto la Emi che dopo sei mesi mi ha scaricata. Ero comunque speranzosa che per l'album successivo le cose sarebbero andate meglio. Ma uscito Vite possibili, non ha trovato un distributore: abbiamo fatto la presentazione, ho avuto qualche recensione positiva ma nessun ritorno radiofonico.
Parliamoci chiaro: le etichette i passaggi radio li pagano...A quel punto ho detto basta, era inutile che continuassi ad insistere; ero stufa e ho deciso che era venuto il momento di farla finita con la musica."