Da giovedì 24 aprile 2008 tornerà visibile al pubblico la grande Croce duecentesca di Castiglion Fiorentino (Arezzo), che potrebbe essere attribuita al Cimabue. Il restauro è durato diversi anni el ha portato alla luce un capolavoro di cui nessuno poteva immaginare l’esistenza, nascosto sotto pesanti rifacimenti e ridipinture che alteravano la superficie pittorica originale. Ci troviamo di fronte ad un’importante scoperta che dovrà essere studiata ed approfondita, ma già da oggi l’eccezionale qualità pittorica, la ricchezza della policromia originale, l’impiego di materiali preziosi, indicano che la Croce non è un’opera minore, ne una semplice replica della Croce di Cimabue. Il restauro iniziato nel 2002 per volere della Soprintendenza per i Beni Artistici di Arezzo, sotto la direzione dei lavori di Paola Refice, è stato eseguito magistralmente da Paola Cardinali e Alberto Spurio Pompili, con la collaborazione di Massimo Fumagalli per il supporto ligneo e Ida Bigoni per le dorature. La Croce rappresenta il Cristo Patients, in alto, nella cimasa, c’è la Madonna Assunta con due Angeli, alla destra la Madonna Addolorata alla sinistra San Giovanni, in basso, ai piedi del Cristo, una figura femminile fino ad oggi identificata nella Maddalena. L’opera nei secoli scorsi fu restaurata e dipinta molte volte, l’ultimo intervento documentato di cui si ha notizia è quello di Domenico Fiscali nel 1919. La superficie pittorica, prima del restauro odierno, si presentava coperta da una patina scura, che impediva di vedere la ricchissima policromia sottostante con gli innumerevoli passaggi di colore, mentre le stuccature e le pesanti ridipinture, facevano apparire la tecnica esecutiva grossolana e povera. La Croce fu eseguita con una tecnica molto raffinata, impiegando materiali preziosi, come lapislazzuli, oro, lacche rosse e verde. Un elemento eccezionale di quest’opera è quello delle vene in rilievo nelle braccia e nelle gambe del Redentore; per quanto ne sappiamo, ad oggi nessun altro dipinto dell’epoca presenta questa caratteristica. Da approfondire è la scrittura che appare sul cartiglio del dipinto, sopra la testa del Cristo: “IKC: NAZARENU REX JUD’O”. Se si trattasse come sembra del trigramma ICK in lettere greche o IHC in lettere .latine, saremmo di fronte ad un elemento di novità rispetto alle croci del tempo che rappresentano il trigramma IHS in latino. Infine la figura femminile ai piedi del Salvatore, fino ad oggi identificata come la Maddalena, dovrà essere di nuovo studiata con molta attenzione. Siamo di fronte ad un dipinto che ebbe una grande committenza, testimoniata anche dall’impiego di materiali preziosi in gran quantità. Molto interessante è il fatto che la chiesa da dove proviene l’opera sia legata ad un’importante personalità del medioevo, Mansueto da Castiglione, il francescano di Castiglion Fiorentino che rivestì ruoli chiave per ben quattro cariche pontificie. Cesare Monteleone