Il giorno 11 aprile 2008 alle ore 18.30 inaugurerà, presso gli spazi espositivi della Società Umanitaria di Milano, in via San Barnaba n° 38, la mostra Gianni Villa, una personale a cura di Rolando Bellini e Monica Trigona. La mostra, prima esposizione monografica dell’artista, presenterà una selezione delle opere del Maestro ripercorrendo tutto il suo percorso artistico dagli anni ’70 ad oggi. L’esposizione tenterà di spiegare, attraverso la lettura dei curatori, il linguaggio segnico dell’artista che, secondo il Bellini, ha un duplice significato dato che esso va rinviando, da un lato, a suggestioni e sollecitazioni, necessità e condizionamenti più e meno evidenti, fino a comprendere implicazioni declinanti nelle più varie accezioni di quel vasto “universo mondo” vichiano che è il mondo dell’arte moderna e contemporanea. Mentre, dall’altro lato, si ha percezione di un costante richiamo autobiografico e quindi del particolare mondo del lavoro e del lessico famigliare. Sono, quindi, parte integrante e attiva di questa sua eccentrica operatività artistica sia l’attività professionale, sia gli affetti ed i sentimenti con, al centro, la famiglia, con tutto il loro alone caldo. Elemento essenziale nella lettura del lavoro di Villa è, dunque, proprio l’identificazione di questi segni che, come un ordito, legano assieme gli universi paralleli del maestro: l’arte, il design e l’architettura. Perlomeno, questo è un nodo essenziale che domanda d’essere sciolto e costringe quasi a farsi carico delle diramate professioni svolte da quest’uomo laborioso e creativo, onde discernerne le istanze più squisitamente artistiche. I segni, insomma, di una più marcata artisticità ora sotto traccia e ora, invece, totalmente allo scoperto e persino in primissimo piano che, nel tempo, vanno a costituire una galassia a sé stante e formano questo giacimento di enti artistici, disseminato per la propria abitazione, il luogo degli affetti, la fabbrica, il luogo del lavoro, fino ad abbracciare tutti i suoi mondi possibili. Gianni Villa è, dunque, un creativo affascinato dalla ricerca artistica, sinonimo, per lo meno per lui, di armonia anarchica, un ossimoro desueto. Con fare enciclopedico, l’artista raccoglie e organizza per nuove specie, per sorprendenti famiglie, galassie di elementi estrapolati/spaesati o totalmente mutati in sé e fatti “altro”, direttamente pescati dal mondo animale e vegetale, naturale ed artificiale. E procedendo nella sua furia creativa, mescola al mondo dell’homo faber di ieri, il mondo artigianale da lui stesso restituito a “vita nova”, al mondo di oggi, quello post-industriale, come pure al mondo industriale (quel che ne rimane, sopravvive o si va riciclando-rinnovando a muovere dai molti materiali plastici), senza soluzione di continuità. Teatri di legno e di terra, di pietra e di plastica (il polipropilene che dà vita agli “straballazz”, come li chiama il Villa) questa galassia in costante espansione propone alfine un ventaglio inaspettato, imprevedibile, di “valori tattili”. Proprio attraverso questo modo di operare del Villa si manifesta l’eccentricità e tutta l’originalità del vedere sognante, fantasmatico e tuttavia profondo e originale dell’artista. Il Maestro mette in gioco i legami (tutti i possibili) fra scienza e tecnica da un lato e, dall’altro, morale e religione. La spiritualità e la materialità, l’etica, ma anche il nocciolo duro della scienza, dei suoi molti domini sono posti su un unico piano. Una metafora, quella di Gianni Villa, ora drammatica – quella dei suoi “cavalieri” - ed ora allegra e scanzonata – quella degli “straballazz” - dell’incredibile mondo oggidiano.