Bathory: Hammerheart (di fjelltronen)
Provo un rispetto profondo per la musica e il progetto che per tanti anni Thomas Forsberg ha portato avanti con coerenza, cognizione e, sí, un gan talento. Per ben due volte nel corso della sua lunga carriera ha tracciato strade nuove all'interno del rock estremo nordeuropeo, generando una miriade di cloni ma anche artisti di qualitá che hanno gloriosamente dominato le scene "heavy" nel corso dei profilici anni novanta.Oggi ci troviamo circondati da decine di acts che giocano con i vichinghi e l'epicitá senza capirci assolutamente nulla, che musicalmente hanno la consistenza del cotone idrofilo mentre l'aspetto lirico brilla d'infantilismo acuto, quindi trovo giusto aggrapparmi alle meraviglie di quest'opera teatrale, la colonna sonora ideale per un libro di saghe islandesi, l'immortale "Hammerheart".Immerso nelle letture della "Saga di Vigdis" (Sigrid Undset, Norvegia) o la "Saga di Hrafnkell"( Islanda) non posso che sentire il richiamo dei cori di Quorthon, dei suoi accordi mastodontici, della batteria che tuona corposa, della sua voce sgraziata, imprecisa ma calda, vibrante, passionale come poche lo sono state. Ed allora risuonano i primi fruscii acustici di "Shores In Flames", seguiti da quei riffs legnosi e possenti, selvaggi come le atmosfere dipinte dal condottiero sul suo "Knörr" invincibile, impavido nello sfidare le correnti del Mar di Norvegia per liberarsi dell'egida Harald Hårfager e raggiungere le coste delle solinghe Fär Öer!"Valhalla". . anch'essa aperta dal duetto acustico-elettrico esplode veemente ma ragionata, con quella maniera di distorcere la sei corde che diventerá simbolo del viking-metal, suoni che fagocitano riempendo il cuore di melodie vorticose, innalzate nei plumbei cieli nordici dal chorus pregevole, epico, poetico. Nei solos la chitarra di Quorthon suona come una cornamusa tra pendii rocciosi, disegna armonie focose ma romantiche, perse nell'amore per la storia del Nord.Proseguendo ci si imbatte nei colonnati metallici di "Baptised In Fire And Ice", un crogiuolo martellante di riffs acidi, melodie amare che rincorrono i cori solenni e wagneriani. La chiusura ci lascia con un altro solo fosco e nenioso di classe assoluta. Con "Father To Son" si giunge al pinnacolo emotivo, voci seoplcrali e chitarre zanzarose tagliano l'aria temibili, lasciano spazio al bridge minaccioso che esplode di rabbia vichinga mentre la voce del leader di Stoccolma canta liriche sentimentali che rimandano all'importanza del nucleo familiare all' interno della societá scandinava del periodo (793-1000 A. C. ). La dolcezza di "Song To Hall Up High" tortura nella sua malinconia attanagliante, il simbolo dell'amore della band verso la mitologia nazionale, un breve viaggio a dipingere riti funerari gloriosi, barche che bruciano perdendosi negli abissi dell'oceano settentrionale. .Si trema con "Home Of Once Brave", riffs tetragoni, lenti e spigolosi. . Una cavalcata verso montagne nere, dominate da foreste che pullulano di animali notturni. Ed ancora si vedono fiordi silenziosi, lingue di…
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