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Liga si celebra, in migliaia invitati alla festa
Dedicato a chi c'era nel 1997, a chi sotto il palco stava cinque anni fa ed è tornato puntuale ad urlare la sua gioia e la sua energia contro cielo. A tutti i ragazzi, dai 40 anni in giù, che hanno accettato l'invito alla celebrazione, alla festa live di Luciano Ligabue. Quelli che lo hanno visto nascere tra le cosce e le zanzare, tra i colpi di straccio sul banco del Bar Mario, tra i sogni americani e le nebbie emiliane di di Certe Notti profondamente italiane, come quella del 22 luglio, tappa cagliaritana del tour 2008 di fronte ad almeno 15.000 persone.
Il rocker allo specchio - Ed è proprio Certe notti, piazzata in apertura, a dare il via all'auto-celebrazione di Ligabue. Per Luciano, a 48 anni suonati (in tutti i sensi) è arrivato il momento di guardarsi allo specchio. Di fare i conti con la strada fatta finora, con i successi raccolti e la fortuna accumulata. Questo in effetti è anche il senso della doppia raccolta Primo Tempo e Secondo Tempo che documenta il percorso del rocker di Correggio. Si va sul sicuro, quindi: una serie di hit amatissimi dal grande pubblico, cantati a squarciagola da tutti i presenti (tra cui molti giovanissimi). Non possono mancare Vivo o Morto X, Ho messo via, Piccola stella senza cielo, Le donne lo sanno, le più recenti Tutti vogliono viaggiare in prima e Happy Hour, gli "inni" Tra palco e realtà e Urlando contro il cielo. Due ore di sudore, di braccia che picchiano sulle chitarre (ottimo, nella nuova band coordinata da Corrado Rustici, il chitarrista Niccolò Bossini) con il Liga sound collaudato da anni: un mix di U2, pose alla Springsteen e testi schietti da poeta della Bassa che non dimentica il sudore spremuto su un tir o alla catena di montaggio.
Tra voglia di vivere e malinconia - Affettuoso e generoso con il suo pubblico Luciano lo è, senza riserve. La gente gli risponde con entusiasmo. La forza con cui i ragazzi saltano, cantano i brani, si entusiasmano ed emozionano gli ripiove addosso restituendogli nuova energia. "Vi meritate tutto" ripete più volte durante il concerto, e non risparmia una piccola stilettata politica quando tra una canzone e l'altra, dice: "Nessuno deve sentirsi in affitto in questo Paese. L'Italia è di chi ci vive, non di chi la governa". Immancabili gli applausi, ma al fondo di tanta grinta rockettara c'è molta malinconia. Una malinconia orgogliosa che tenta di opporsi al pessimismo per i tempi bui che stiamo vivendo. E' questo il senso della chiusura dolceamara con Buonanotte all'Italia, ninna nanna per un Paese stanco, lontano dalle promesse che ci ha fatto per anni. Una ninna nanna cantata mentre sullo schermo vanno le immagini (spettacolare il palco, con proiezioni, effetti grafici, giochi di luci) degli italiani che continuano a farci sognare e inorgoglire: gli Azzurri, Facchetti, la Magnani, Sergio Leone, Falcone e Borsellino, Mennea e così via. Volti che ci ricordano che non tutto può andar male, che si può ricominciare magari dal rispetto per l'ambiente. Come avviene nel tour di Ligabue, tra pale eoliche che generano energia usata per la riforestazione di aree verdi. Rock responsabile, a suo modo, già questo è un passo avanti.
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