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HOME > Musica > The Wizards From Kansas: The Wizards From Kansas (di psychopompe)

The Wizards From Kansas: The Wizards From Kansas (di psychopompe)





Il tempismo in musica è tutto. Potreste essere d'accordo o meno con tale assunto, ma converrete che spesso è così. Per suonare qualsivoglia strumento bisogna avere un minimo senso del tempo, altrimenti meglio darsi alla coltivazione e raccolta delle barbabietole. Per aver successo con la propria musica, bisogna sì essere bravi quanto si vuole, ma anche cogliere il treno al volo. Se riuscite ad arrivare alla soglia di uno studio di registrazione troppo tardi è come se non ci foste mai entrati, e il vostro disco non se lo cagherà nessuno. Ed è proprio questo il caso degli ottimi (e sconosciuti anche ai parenti) Wizards From Kansas, titolari di un validissimo album di psichedelia West Coast, che al tempo sentirono i vicinati e pochi altri. Originari (guarda un po'!) del Kansas, ebbero la fortuna di suonare ripetutamente al Fillmore East nel '68/'69, arrivando tardivamente al contratto con la Mercury e aspettando ancora un anno (estate 1970) per spostarsi a San Francisco e incidere l'omonimo debutto e pietra tombale della breve carriera. Davvero troppo fuori tempo rispetto a nascita, declino e sfruttamento della California musicale. Peccato, perchè l'album in questione è veramente quanto di meglio mi sia capitato fra le mani in quanto a gemme dimenticate dei '60s, ambito di ristampe spesso infestata da montagne di dischi prescindibili spacciati per capolavori dimenticati e ritrovati grazie a archeomusicofili dalle orecchie buone (più spesso monomaniaci il cui senso critico è da tempo andato a farsi benedire insieme ai capelli). Decisamente eclettici i nostri Maghi, spaziavano fra riletture elettrificate di standard dell'epoca, di cui una "High Flyin' Bird" se possibile migliore dell'originale e di quella degli H. P. Lovecraft, con un crescendo di cori e chitarre da far gridare al miracolo, e una "Codine" di Buffy Sainte Marie, codeinica e dal cantato solare tipicamente californiano. Di gran pregio il resto delle tracce autografe, fra accenni di jamming da Morti Riconoscenti ("912 ½ Mass"), cavalcate alla Quicksilver Messenger Service ("Freedom Speech"), minisuite proto progressive ("Flyaway Days") e folk d'antan ("Misty Mountainside").Certo, non siamo di fronte a un disco epocale, potreste sempre dire di sapere cosa suonavano in California tenendovi cari i vostri Live/Dead, Surrealistic Pillow, Forever Changes e Strange Days, ma il passo di approfondimento successivo non può prescindere da questo piccolo gioiello (questa volta sì) dimenticato. …

July 17, 2008, 10:03 am | Fonte: DeBaser
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