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HOME > Musica > Steven Spielberg: Schindler's list (di enbar77)

Steven Spielberg: Schindler's list (di enbar77)





Versi ebraici si confondono con il sottile filo di fumo che cresce da una candela rituale. Il filo di fumo ingrassa oltremodo fino a diventare uno sfogo pesante generato da una caldaia. Si aprono dei calamai. Si dispiegano delle scomode seggiole in tela. Si aprono dei registri. Si appone un timbro che rappresenta un rapace spigoloso. Comincia a nevicare e migliaia di voci si mescolano in un appello che non avrà un lieto termine. Quegli stessi nomi verranno trascritti, selezionati, tatuati,  picchiati, torturati, carbonizzati, dispersi,  obliati. E diventeranno fumo. Un fumo nero che si mescola con il bianco vellutato di una fotografia straordinaria. Nel frattempo, dall'altra parte dell'inferno, troie imbellettate danzano sulle strazianti note di "Gloomy Sunday" o di qualche vecchio valzer romantico. Lo sconosciuto arriva, scruta l'ambiente, si siede, viene riconosciuto dal vecchio cameriere e con un consistente mazzetto di banconote rosse comincia a corrompere l'atmosfera. L'occhio genialmente vitreo e la pelle per niente rovinata da terre artificiali affiorano, imponenti sullo schermo, diffondendo tutta la loro bellezza. I versi ebraici vengono neutralizzati da demoniaci inni patriottici ariani bianchi che picchiano sul pavè di una allora ridente cittadina incolpevolmente contraria. È drammatico dover accettare di lasciare tutto su due piedi, nella maggior parte dei casi con ostinata violenza, a volte con la morte. Ci sarà un futuro migliore? Se un dio esiste perchè sta accadendo tutto ciò? Via dalle case, dalle famiglie, marchiati a fuoco o tatuati con un numero seriale. Polverizzati perchè inutili, inferiori, scomodi. Nel salotto buono dell'inferno, tra un calice di champagne e un pò di magnesio gratuito si parla di un opificio che dovrebbe occuparsi di pentolame smaltato. Presto diventerà un rifugio dalla follia della mosca di ferro. Forse c'è inconsapevolezza verso le direttive brandite dal pazzo ma ogni lavoratore definito utile deve assolutamente uscire fuori dalle bolgie. Intanto ci si nasconde nelle fognature, nelle latrine, nei sotterranei. Ci si nasconde come topi, come esseri indecenti, sulle note di Mozart o di un grosso calibro blindato suonato a ripetizione. La neve diventa cenere, il cecchino per divertissement sta impazzendo e la giostra non può più funzionare in quasto modo.  Bisogna eliminare qualche ingranaggio o magari tarpare le ali alla mosca di ferro. Il sangue si carbonizza, l'elettricità si consuma, l'aria diventa irrespirabile, i veleni si stanno esaurendo e bisognerà comprarne altri, le docce non funzionano troppo bene… i camini si e anche troppo. L'opificio produce abbastanza ma non bisogna più creare tegami. C'è bisogno di uomini, c'è bisogno di ebrei. La corsa contro il tempo dove il denaro funge da carburante riesce a crearne un migliaio. Forse qualcuno in più. Tra i resti della fabbrica ci sono innumerevoli masserizie abbandonate. Occhiali di varia gradazione,  pelli di varia conciatura,…

July 4, 2008, 1:16 am | Fonte: DeBaser
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