Brian Eno: Before And After Science (di Blackdog)
"Here we are, stop by this river. You and I, underneath the sky that's ever falling down, down, down. . Ever falling down. ""Altrove" è uno stato mentale. Una pagina bianca. La striscia continua stradale che ho davanti il vetro del parabrezza. Non ha idee né declinazioni, segue il moto perpetuo e regolare di una destinazione immaginaria. Queste vie e luoghi fuggono quotidianamente da innocenti segreti, nascondono la vita degli uomini nelle case squadrate sparse tra i campi d'orchidee e tulipani rossi, in un minuscolo e trasandato bar dalle pareti scrostate, o nel fuoristrada della guardia civile fermo lungo i bordi degli alberi, guardiani del bosco. Sognare è un percorso talvolta tortuoso, un cubo di Rubik dietro sottili sensazioni e stagioni ermetiche. Ho le mani fisse sul volante, e la lancetta del contachilometri è stabile alla media dei settanta orari vietati dal cartello nel rettilineo. "Altrove" potrei perdermi in pensieri vaghi e astratti, mentre il verde della campagna scorre dai finestrini. In un lungo, interminabile silenzio pacificatore dove l'individualismo torna protagonista, e la strada maestra porta al fiume sacro custode di angeli e demoni. L'asfalto ora scompare in acque impetuose, il cielo è lo specchio sovrano della terra, e la terra il riflesso assoluto dei cieli. Cerco una vecchia musicassetta Sony nel cruscotto, la trovo. Lato A "Before And After Science", lato B "Q: Are We Not Men?, A: We Are Devo!". Un bambino mi sorride e saluta dall'altalena di un piccolo prato, sterzo a destra prima dello stop all'incrocio. No One Receiving. Rilascio la frizione e accelero lentamente. Il tappeto percussivo di Phil Collins suona inesorabile e familiare, anticipatore di profumi etno\world e contaminazioni white-funk; un'inedita chimera nel Settantasette. La voce del demiurgo Eno declama in un mantra narcotico, sostenuto dalle linee del basso di Brian Turrington. Backwater è una filastrocca pop\rock dai ricami new-wave, con rapide quanto efficaci incursioni melodiche al sintetizzatore, e Kurt's Rejoinder una breve sincope atmosferica. Osservo, con passivo distacco, un cane dallo sguardo triste, e macchie grigie, camminare stanco ai lati del fosso. Intanto smuovo la testa avanti e indietro sulle note incalzanti e danzerecce, tra dissonanze al piano, elettronica epilettica e chitarre nevrotiche, della cerebrale King's Lead Hat ( anagramma di Talking Heads, dei quali Brian Eno fu produttore storico e in pratica quinto membro per tre album, fino l'epocale Remain In Light). Here He Comes è un gioiello immortale, che dimostra l'immensa classe intellettuale dell'ex Roxy Music in un ambito pop spesso sottovalutato: una melodia leggera e raffinata, semplice e così perfetta che ogni volta sembra avere un nuovo inizio, come ciclici cerchi di fumo nell'aria. Julie With… vive di pause…
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