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HOME > Musica > Iron Maiden: Seventh Son of a Seventh Son (di pepozzo)

Iron Maiden: Seventh Son of a Seventh Son (di pepozzo)





I Maiden probabilmente non si sarebbero mai imaginati agli albori della loro carriera, quando scorazzavano in giro per il per l'Europa e per il Mondo con Di Anno,  cantando canzoni grezze e dirette come quelle delle prime produzioni, di arrivare a creare un'opera profonda, ispirata, magica, complessa quale "Seventh Son of a Seventh Son". L'album in questione risale al 1989, ed è il risultato più eclatante sia per vendite che per effettiva qualità sonora e produttiva. Un vero capolavoro sotto tutti i punti di vista.  Il disco precedente ("Somewhere in Time") era stato un'anteprima di quello che sarebbe successo con "Seventh Son". Le tastiere, che erano state in parte criticate, in questo disco si uniscono perfettamente con le chitarre distorte di Murray e Smith per creare un concepì album da brividi. Sette i peccati mortali, sette le strade per vincere. Sette sacri percorsi per l'inferno e il tuo viaggio comincia… sette pendii scoscesi, sette speranze sanguinose, sette sono i tuoi fuochi brucianti… sette i tuoi desideri… Con queste parole si apre il capolavoro, e con queste stesse parole si chiuderà alla fine delle 8 stupende tracce che compongono l'opera. L'apertura è lasciata alla luciferiana "Moonchild", che con riff travolgenti e un'interpretazione di Dickinson da urlo, ci inizia alle atmosfere cupe e tenebrose she saranno comuni per tutto il disco. La seconda traccia, "Infinite Dreams", è una delle più belle canzoni metal di sempre. Si apre con le chitarre sognanti e la voce narrante di Dickinson, per poi esplodere in un misto tra sogno e follia che incendiano totalmente il cuore dell'ascoltatore. "Can I Play With Madness" è l'unica traccia che si discosta totalmente dall'atmosfera generale. Infatti questo singolo (il primo estratto dall'album) è allegro e trascinante, quasi commerciale. "The Evil That Men Do", canzone ispirata ad una storia di Shakespeare, è probabilmente il punto più alto del disco, e non per caso è anche una delle canzoni più riproposte dal vivo dal sestetto britannico. Appena ci siamo ripresi dalle forti emozioni che ci ha regalato fino ad ora questo disco, ci troviamo catapultati nell'imponente title track. Questa è una canzone stupenda, emozionante, che fa sentire un brivido sulla schiena ad ogni singola nota. La parte strumentale del brano è molto simile a quella di "Rime of the Ancient Mariner" (Powerslave). "The Prophecy" è stupefacente e quasi angosciante nella sua malinconia e nella sua andatura lenta e ridondante. L'arpeggio finale di chitarra acustica merita una citazione per bellezza e armoniosità. Un veloce intro di basso ci apre le porte di "The Clairvoyant" pezzo che ci pone a tutti la domanda: e se lucifero tornerà? "Only the Good Die Young", è un pezzo veloce e appassionante che chiude degnamente uno dei più bei dischi di sempre nella storia del rock.   Sette i peccati mortali, sette…

May 1, 2008, 11:48 am | Fonte: DeBaser
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