Vinicius Cantuaria: Tucumã (di muitosaudosismo)
GENERE: BOSSANOVA, NU BRASIL Se qualcuno fosse passato in quel periodo vicino al Forest Sound e allo Shelter Island di New York si sarebbe sicuramente accorto che stava succedendo qualcosa di speciale. Che ci faceva Bill Frisell assieme a Joey Baron, Mark Feldman ed Erik Fridelander? E con chi stavano incidendo quest?ultimo e Arto Lindsay? E ancora perché da quelle parti transitavano spesso Laurie Anderson, Nana Vasconcelos e perfino Sean Lennon (!)? Qualche mese dopo in una città del sud Italia un tenero ragazzo -che proprio in quel periodo soffriva per amore- acquistò il frutto di quei misteriosi incontri. Aveva già apprezzato il precedente lavoro (prodotto da Lindsay e Sakamoto) di questo musicista brasiliano (in passato chitarrista, batterista, percussionista e autore per Lindsay, Veloso e Gil), ma di certo non immaginava che questo disco lo avrebbe perseguitato e che una canzone avrebbe addirittura fatto da cassa da risonanza alla sua sfigata afflizione. LA PERFETTA CANZONE STRAPPACUORE Cosa aspettarsi del resto da questo Buster Keaton dello stato di Amazonas se non una perfetta canzone strappacuore come ?Amor Brasileiro?? Su un arpeggio a ritmo di samba, impreziosito dalla chitarra riverberata di Frisell, dalla tromba di Michael Leonhart, ma soprattutto dal delicatissimo crescendo di un Joey Baron superlativo, Vinicius Cantuaria -come se avesse letto nella sua vita solo Ovidio, i neoplatonici italiani e lo Shakespeare della ?Tempesta?- cantava dell?amore in questi termini: ?Fa che l?amore riempia interamente, perché solo questo porta ad una trasformazione?. Poi, dopo aver spiegato che per lui, brasiliano nella grande mela, la nostalgia per la propria terra era la verde amazzonica sorgente della sua poesia (?senti questo amore, forte, brasiliano, l?amore per la propria casa, l?ispirazione?), elencava come l?Ulisse dantesco (If. XXVI, 94-95) tutte le forme possibili di amore (?l?amore del padre, del figlio, dell?amico o l?amore che porta a preoccuparsi, che leva il sonno, la fame e lascia afflitti?), compreso quello di chi benevolmente priva il prossimo del superfluo (?l?amore del ladro, una buona forma di amore?), per poi finalmente rivolgersi alla persona cui tutto ciò era sin dall?inizio indirizzato (?poterti amare ancora una sola volta, poterlo fare ancora una sola volta, poterti amare ancora una sola volta, per sempre?). Anche questo nell?ormai lontano 1999 curava con lenta magia omeopatica quel ragazzo sempre più infelice. IL RESTO DEL DISCO era tutto sommato, nonostante l?alto tasso di genialità dei partecipanti, meno memorabile e, col senno di poi, si può dire preannunciasse già l?aridità delle produzioni successive. Dopo una bossanova semplicemente gradevole (?Maravilhar?), la nordestina ?Sanfona? veniva dal vostro saltata sistematicamente. Discrete erano tuttavia le cover di Veloso (?Aracajù? e ?Jòia?), la strumentale ?Igarape? e ?Retirante? (con una Laurie Anderson più Loureediana che mai), ?Pra Gil?…
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