Conferenza di Alto Livello sulla Sicurezza Alimentare Mondiale: le sfide dei cambiamenti climatici e della bioenergia
Il 5 giugno si è concluso il Vertice Fao sulla Sicurezza Alimentare Mondiale. La Dichiarazione finale è stata pubblicata sul sito della FAO.
Nella Dichiarazione, tuttavia, non sono state inserite le riserve di tre paesi sudamericani (Cuba, Argentina e Venezuela) che, come da nota in calce alla Dichiarazione pubblicata, accompagneranno il Rapporto sulla Conferenza che verrà pubblicato durante la prossima settimana.
Alessandro Mirri di ADV Magazine (www.advmagazine.net), ci ha inviato alcune note inedite, che ripubblichiamo volentieri.

PHOTO CREDIT: ©FAO/Giulio Napolitano
La Dichiarazione finale del vertice è stata esaminata come documento annesso al Rapporto di questa Conferenza di Alto Livello. Arrivare alla stesura finale della bozza di dichiarazione (perché solo di bozza si trattava) da presentare per approvazione alla Plenaria ha impiegato più tempo del previsto (come si è visto nei vari reportage) per delle riserve serie da parte dei Paesi Latino Americani.
La bozza è composta di 4 pagine, con note in calce e a lato delle proposte di modifica annotate a mano dai Paesi che avevano presentato, in corso di plenaria, le loro riserve: Cuba, Argentina e Venezuela. I punti di contrasto sono stati esaminati in corso di discussione al Comitato di Redazione (Drafting Committee) dopo un'ampia discussione in sede di Gruppo Regionale Latino-Americano.
L'esame del Rapporto ha avuto un ritardo di ore (come si sa) perché un Paese membro della FAO (la Slovenia) ha chiesto che il Rapporto stesso (senza Dichiarazione) non venisse esaminato finché la discussione sulla bozza di Dichiarazione, che si stava svolgendo in sala separata, non fosse giunta a buon termine. Per Regolamento della FAO basta che un Paese chieda la sospensione temporanea della Riunione in Plenaria perché questa avvenga.
Vediamo, in sintesi, le riserve relative ai tre paesi citati.
VENEZUELA - Bisogna ricordare che tempo fa ci fu la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNCCC), tenuta a Montreal che aveva adottato una Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici: il Venezuela avrebbe voluto che fosse stato fatto riferimento a detta Convenzione nell'ambito delle Misure a Medio e Lungo Termine nel passaggio "Spingiamo i governi ad assegnare una appropriata priorità ai settori agricoli, forestali e di pesca per creare delle opportunità che permettano ai piccoli agricoltori e pescatori, includendo gente del luogo (indigeni) particolarmente nelle aree vulnerabili affinché questi possano essere partecipi e beneficiare dei meccanismi finanziari e flussi d'investimento al fine di adeguarsi ai cambiamenti climatici, concorrendo allo sviluppo delle tecnologie necessarie per migliorare lo sviluppo, il trasferimento e la distribuzione..." Il Venezuela voleva inserire nella citata frase quanto segue “TENENDO A MENTE LA SUDDETTA CONVENZIONE QUADRO UNCCC ...” cosa che a quanto pare ha creato una frizione tra Venezuela e Stati Uniti e, ad oggi, quello che si sa per certo è che le riserve dei Paesi Sudamericani (supponendo quindi che venga messa in nota anche la richiesta del Venezuela) saranno allegate al Rapporto Finale.
CUBA - Nel primo paragrafo della stesura finale della bozza di Dichiarazione aveva chiesto che fosse inserito un riferimento nel punto in cui si riaffermavano le conclusioni del World Food Summit tenuto nel 1996 - che adottò la Dichiarazione di Roma sulla Sicurezza Alimentare e relativo piano di azione, impegnandosi a ridurre della metà il numero delle popolazioni sottonutrite entro e non oltre il 2015 - e si reiterava il principio che "il cibo non dovrebbe essere usato come strumento di pressione politica e economica". Il riferimento in questione riportava "Noi riaffermiamo l'impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite (UN Charter - Carta dei Diritti Umani)". Questo riferimento è molto importante per Cuba costretta ancora a sottostare a un embargo che di fatto la obbliga a importare dalla Cina merci (esclusi i medicinali che sono forniti tramite canali paralleli fuori-embargo) di qualità inferiore. Per questo Cuba chiede che venga rispettato il Diritto Internazionale (La Carta) al fine da interrompere uno status quo che ormai dura da troppo tempo.
ARGENTINA - Quasi a voler continuare il discorso di Cuba, la Presidentessa dell'Argentina ha sottolineato il passaggio cubano "Il cibo non dovrebbe essere usato come strumento di pressione politica e economica", portando ad esempio (ben più che un esempio) il discorso dell'impossibilità di attuare ad oggi un libero scambio di beni/merci alimentari con riferimento specifico alle granaglie di cui l'Argentina è uno dei maggiori produttori mondiali.
Nel paragrafo che riguarda l'impegno di tutti a che politiche sul cibo, sul commercio agricolo e commercio in generale possano portare a dare "Sicurezza di Cibo per Tutti", l'Argentina aveva proposto di togliere un aggettivo "restrittivo" nel passaggio: "Noi riaffermiamo la necessità di limitare l'uso di misure restrittive che potrebbero aumentare la volatilità dei prezzi internazionali".
Contro le riserve di questi tre Paesi Membri della FAO i due Grandi Oppositori sono stati gli Stati Uniti seguiti dall'Europa. Chiaramente la Dichiarazione che è passata alla Plenaria, è passata sì per acclamazione, ma con le suddette riserve sul testo da parte dei Tre Paesi, i quali si sono dovuti accontentare di far passare le riserve alla Dichiarazione come allegato al Rapporto della Conferenza.
Durante la Plenaria sono stati letti i discorsi preparati dai Capi Delegazione dei Paesi presenti. La maggioranza ha dato fiducia alla FAO e in generale alle organizzazioni specializzate delle Nazioni Unite - in aperto contrasto con quanto divulgato dagli organi di stampa - tra cui SKY TG24 - nei primi due giorni di Plenaria - evidenziando che il punto principale da superare per raggiungere l'auto-sufficienza alimentare è un ritorno alla terra e quindi anche la crisi del Petrolio, Gasolio e annessi (leggasi anche bio-energie) deve essere affrontata senza perdere di vista quei pericoli che giocano contro lo sviluppo dell'agricoltura e, in generale,contro il mantenimento di un certo livello di produzione che sia sufficiente per sostentare (anche a livello economico) le popolazioni locali. Per evitare pericoli di ristagno o di involuzione dello sviluppo di risorse agricole occorre concentrarsi sulle condizioni climatiche locali, focalizzando l'attenzione su quelle soluzioni che permettano di affrontare situazioni ambientali diversificate in modo costruttivo. Pensiamo ad esempio alle stagioni delle piogge e alla possibilità di raccogliere l'acqua piovana in punti adatti affinché possa essere utilizzata poi per l'irrigazione: una possibilità ad oggi pensata ma ancora mai messa in opera efficacemente, il che è un controsenso considerando che esistono tecnologie rodate e affermate che permettono di prevedere e creare proiezioni affidabili su differenti situazioni ambientali locali; tecnologie - si pensi al
GeoNetwork FAO utilizzato dalla Famiglia di Enti delle Nazioni Unite e al servizio di tutti i Paesi - che permettono quindi di evitare il pericolo improvviso di carenza d'acqua e la conseguente impossibilità di affrontare situazioni estreme di siccità. Oltre alle tecnologie esistono anche le infrastrutture adeguate per impedire che l'acqua evapori o s'infiltri nel suolo oppure scorra verso il mare come accade oggi durante una qualsiasi Stagione delle Piogge. Di prove sul campo i Paesi in Via di Sviluppo ne stanno facendo: si pensi che la costruzione di un bacino di ritenzione idrica costa circa 140mila dollari e che nel solo Senegal ne esistono ad oggi più di 200.
I pericoli relativi alla crisi mondiale dell'agricoltura non riguardano solo problemi ambienti o la carenza formativa e d'infrastrutture necessarie per combattere situazioni ambientali difficili. Nel caso della crisi del Gasolio, ad esempio, emerge un'assenza reale di alternative valide, testate e utilizzabili al fine di garantire comunque una copertura adeguata di carburante senza dover mettere mano ai cosiddetti combustibili bioenergetici: carburanti vegetali. L'utilizzo di Carburanti Vegetali di fatto incide sulle situazioni ambientali locali in quanto, se incontrollato, premette e permette lo sfruttamento di risorse primarie quali le granaglie. E' proprio questa assenza di alternative valide che non incidano sull'ambiente locale che ha aperto le porte alle prime proposte coerenti sull'utilizzo di carburanti vegetali. Proposte che sorprendentemente non sono arrivate, o state "suggerite", dai Paesi più forti ma che sono arrivate dai Paesi Africani che non hanno accesso al Petrolio.
Per quanto riguarda la posizione del SENEGAL - Si parte dalla soddisfazione derivante dalla proposta della Francia di sostenere l'idea di una tassa sui super-profitti petroliferi e da quella della Banca Mondiale che accetta il principio di diminuire il sovraccarico economico dei Paesi in Via di Sviluppo non produttori di petrolio. D'altra parte con il ricorso ai Bio-Carburanti i Paesi in via di sviluppo vedono la possibilità di diminuire la loro dipendenza energetica e anche di contribuire alla riduzione dei gas a effetto serra. La proposta del Senegal, partita da queste premesse, e si "vocifera" appoggiata da diversi altri Paesi Africani riguarda in generale l'Africa con le sue enormi potenziali risorse ancora non sfruttate (o esplorate), in quanto il continente è sì considerato un granaio ma può essere considerato anche una riserva di bio-carburanti grazie alla presenza di piante come la Jatropha che può essere utilizzata al suo stato selvaggio. Il che porta alla proposta in essere del Senegal di dare il via all'utilizzo di queste risorse selvatiche e di aprire le porte alla creazione di bacini vegetali coltivati per fini energetici.

PHOTO CREDIT: ©FAO/Giulia Muir
Come già anticipato dal
Corriere della Sera,
Mohamed Ghannouci, primo ministro della Tunisia, ha rinnovato la proposta di versare un dollaro per ogni barile di petrolio per aumentare le risorse del Fondo Mondiale di Solidarietà per la lotta contro la fame nel mondo (Il Fondo Mondiale di Solidarietà è stato creato da Mohamed Ghannouci in persona ed è un’iniziativa unilaterale della TUNISIA – si veda
www.solidarity-fund.org).
Nello stesso articolo il Corriere parla di ‘Stanziamenti’. Ora se da un lato è vero che la FAO ha ricevuto "lettere" di conferma su finanziamenti (come quello del Fondo Islamico) e che ci sono state offerte da parte dei Paesi presenti in Plenaria:
Banca di Sviluppo Africana: 1 miliardo
Banca di Sviluppo Islamica: 1,5 miliardi (nel corso di 5 anni)
Banca Mondiale: 1,2 miliardi
Francia: 1,5 miliardi (nel corso di 5 anni)
Giappone: 150 milioni
Gran Bretagna: 590 milioni
Kuwait: 100 milioni
Nuova Zelanda: 7,5 milioni
Olanda: 75 milioni
Spagna: 773 milioni (nel corso di 4 anni)
UN CERF: 100 milioni
Venezuela: 100 milioni.
Dall’altro lato e come si evince dal comunicato FAO, bisogna sottolineare che non si tratta di ‘Stanziamenti’ alla FAO, ma di contributi volontari non richiesti in fase di invito per la Plenaria che non finiscono in cassa FAO per poi venire stanziati di volta in volta per futuri progetti, ma trattasi di contributi che in fase di "promessa" sono stati già girati a progetti specifici. La FAO in questo senso è solo Garante della Promessa di Contributi Volontari e Non Richiesti (ma ben accetti).
Si fa notare, infatti, che la FAO si mantiene con stanziamenti annuali diretti da parte dei Paesi Membri, che sono direttamente proporzionali al potenziale economico del Paese. In questa Plenaria non era in discussione l'una tantum della FAO in quanto essa stessa per Atto Costitutivo non può richiedere stanziamenti al di fuori della normale procedura di approvazione del proprio bilancio che avviene ogni due anni con l'assemblea plenaria di tutti i suoi membri, che esaminato il bilancio dei due anni precedenti, decidono se diminuire (come è successo negli ultimi 6 bienni) o aumentare (cosa mai successa negli ultimi 12 anni) il bilancio di previsione.
La Plenaria organizzata dal 3 al 5 Giugno era "solo" una Conferenza sulla Sicurezza Alimentare Mondiale; da qui la sorpresa del Direttore Generale Diouf sia all'iniziativa unilaterale dei donatori (promessa) sia alle diverse conferme delle promesse di contributo inviate via fax dalle Banche dello Sviluppo e altre Istituzioni.
Il fatto che non sia stata una cosa programmata si è capito subito, sin dal primo giorno, dallo scambio di battute tra Sarkozy e Berlusconi durante la Dichiarazione iniziale in apertura plenaria dei 5 minuti dedicati a ogni Capo Delegazione. Il Presidente Francese ha infatti sforato i 5 minuti (parlando per 12 minuti in totale) per toccare l'argomento della fame nel mondo e della possibilità reale di sconfiggerla se solo i Paesi presenti in Plenaria si fossero messi davvero d'accordo almeno per una volta...
Sarkozy ha esordito dicendo a Berlusconi - che era Presidente della Conferenza e che in precedenza aveva moderato Lula, il presidente del Brasile, per aver sforato i 5 minuti che aveva a disposizione - che l'argomento che intendeva toccare non poteva essere contenuto nel tempo a sua disposizione e durante il suo discorso ha fatto per primo la proposta inattesa di contributo (1 miliardo di dollari all'anno per dieci anni). Alla fine dell'intervento di Sarkozy, Berlusconi è intervenuto con humour, dicendo: "Monsieur Le Président je vous rappelle que vous avez promis une contribution de 1 miliard de dollars chaque année..." e tutti hanno riso... questo è stato il là per tutte le successive promesse di contributo.
Per informazioni:
Alessandro Mirri: alessandro.mirri (at) gmail.com
FAO Sala Stampa
Dati sulla partecipazione
Paesi invitati ma non intervenuti (11):
Antigua and Barbuda
Comoros
Dominica
Grenada
Nepal
Niue
Palau
Republic of Macedonia
Tajikistan
Timor-Leste
Tonga
Questi Paesi hanno ricevuto una lettera d'invito ma non sono potuti intervenire per motivi importanti relativi alla loro situazione politica interna.
Paesi registrati: 185, di cui 4 non sono stati presenti:
Andorra
Kyrgyzstan
Nauru
Saint Vincent and the Grenadines
Paesi non membri della FAO presenti (3):
Brunei Darussalam
Liechtenstein
Singapore
Paesi presenti: 181(esclusi i 3 Paesi non membri della FAO, comunque presenti) di cui, come capi delegazione:
Capi di Stato: 23
Vice Presidenti: 3
Capi di Governo:13
Vice Premiers: 3
Sub-Total:42
Ministri: 91
Vice Ministri: 9
Ambasciatori e altri: 39
TOTALE: 181
In aggiunta, altri ministri facenti parte delle delegazioni: 92
Fonte: AlimentaPress