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Risultati per: disoccupazione di lunga durataArticoli trovati: 432


  1. Bossi ammonisce il Cavaliere Troppo caos, Veltroni ha ragione
    Il ministro delle Riforme commenta le dichiarazione del leader del Pd sulla durata dell'esecutivo. E sulle intercettazioni spiega: "No a quelle di massa come nella Germania dell'Est"
    Fonte: Quotidiano Net

  2. Infinite Undiscovery sarà su due DVD
    Square Enix e Tri-Ace ci informano, tramite il sito ufficiale di Infinite Undiscovery, che il loro gioco ruolistico, in sviluppo per Xbox 360 e con uscita prevista il 5 settembre di quest'anno, sarà supportato da ben due DVD. Secondo quanto affermato dal designer Yoshiaru Gotand e dagli sviluppatori Gotanda, Norimoto ed Asanuma, il gioco dovrebbe avere la durata di circa 40 ore e sarà capace di stravolgere positivamente l'universo dei GDR. continua»
    Fonte: Mondo Xbox

  3. Racconti: L’uomo che ascoltava le finestre
    L’uomo che ascoltava le finestre

    Donato Altomare - pugliese di Molfetta (Ba), classe 1951 – ha un doto speciale: è uno narratore versatile, in grado di scrivere sia un racconto di space opera sia uno di fantastico puro, un talento che viene messo al servizio anche di un’immaginazione senza eguali. Altomare, infatti, è ben noto ai lettori di fantascienza e fantastico perché è uno dei nostri migliori autori.
    Nella sua lunga carriera, ha scritto oltre duecento opere, tra racconti e romanzi, pubblicati dalle più note case editrici: dalla Mondadori alla Perseo Libri, dalla Solfanelli alla Fanucci, passando per Delos Books, Vallecchi e Besa Editrice.
    È stato tradotto nella Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Serbia, Montenegro, Albania, Ungheria, Finlandia e Slovenia.
    Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, ricordiamo il Premio Nazionale di Letteratura per l'Infanzia "Giacomo Giulitto" - Città di Bitritto (1994), con il romanzo breve L'albero delle conchiglie, edito dalla Casa Editrice Milella; il sjuo primo Premio Urania (2000), con il romanzo Mater Maxima e, più recentemente, il Premio Le Ali della Fantasia (2005) con il romanzo Surgeforas.
    La sua attività creativa si estrinseca anche in altre forme. Ha pubblicato poesie in antologie personali e collettive. Fa parte dei poeti della Vallisa ed è componente della redazione della rivista di letteratura La Vallisa, la più longeva in Italia essendo pubblicata dal 1981. Collabora con il mensile Quindici di Molfetta. Ha collaborato con emittenti televisive e radiofoniche. Ha scritto testi teatrali. Tiene conferenze e interventi sulla fantascienza in tutt'Italia e partecipa come giurato a diversi premi letterari.
    Uno scrittore, anzi, pardon, un narratore di razza, insomma, che ha fatto della scrittura una vera e propria necessità personale.
    Dalla sua fervida immaginazione è nato anche il racconto che vi presentiamo: L’uomo che ascoltava le finestre. Una storia che si pone ai confini del fantastico, del giallo e della fantascienza. Ma soprattutto un racconto d’atmosfera che non mancherà di inebriare il lettore con il suo mistero e la voluttuosa prosa dello scrittore pugliese.

    di Donato Altomare

    1.Ottavio restò qualche istante a fissare l’esterno della villetta monofamiliare. Era assolutamente identica alle centinaia di altre ville che si susseguivano senza apparente soluzione di continuità sulla strada che portava da Molfetta a Ruvo di Puglia, quella che da sempre era conosciuta come la strada del Pulo. Eppure non era uguale alle altre, c’era qualcosa che gli dava una insolita sensazione di rispetto. Doveva stare attento.- Vuole che l’accompagni dentro? - L’ispettore lo stava fissando con una certa riverenza, quasi fosse una persona ‘fuori dalla norma’. E, in fin dei conti, lo era proprio.- No, preferisco andare da solo. Una presenza estranea potrebbe interferire con l’ascolto. - Capisco. - Breve attimo di silenzio, poi: - Se ha bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, lo chieda... - Leggi tutto l'articolo e i commenti »

     

    Delos Science Fiction 107 - luglio 2008 - Racconti - canale: Racconti lunghi


    Fonte: Fantascienza.com

  4. Proprietà neuroprotettive dell'alga Klamath
    Esiste una lunga casistica sugli effetti neuroprotettivi della Klamath nella malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative come il Parkinson e la sclerosi multipla.Il dr. Gabriel Cousins, nel corso già degli anni ’80, eseguì una serie di esperimenti, i...
    Fonte: Pronutrizione

  5. Avantasia: The Scarecrow (di Anatas)
    Ad essere sincero non sono mai stato un gran fan, estimatore o chissà cos'altro delle metal opera di Tobias Sammett, fatta salva per la seconda, "Metal Opera pt. II" che racchiudeva brani davvero belli ed entusiasmanti a canzonette da riempitivo. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni, lo stesso Sammett ha dimostrato a tutti di aver voglia di non fossilizzarsi su lidi adiacenti a territori tipicamente powereggianti. E questo è emerso immediatamente dopo "Vain Glory Opera" e, appunto, la prima parte di Avantasia "A Metal Opera pt. I" che poco mi colpì, se non per il fatto di essere un disco di power metal e basta, infarcito dello specchietto per le allodole di nomi grossi e altisonanti, primi tra tutti quello di Kiske ma non solo.Tuttavia, dopo "Vain Glory Opera", Tobias e gli Edguy hanno dato una lieve sferzata al loro modo di concepire il power metal. Cosa che già nella seconda parte di Avantasia si era intravista (essendo un progetto tutto suo e "guai a chi me lo tocca!") ma che, soprattutto, era già esplosa in dischi come "Hellfire Club" e, soprattutto, nel capolavoro finale "Rocket Ride" della sua band principale, gli Edguy, laddove il power metal aveva letteralmente steso le scarpe al sole per lasciar spazio a divagazioni sperimentali ora più marcatamente heavy, ora gothic ed ora anche power (udibile solo a sprazzi). Ne erano chiari esempi songs come "Sacrifice", "Trinidad" e "Save Me", tanto per citarne tre a caso."The Scarecrow", l'opera degli Avantasia, intraprende questa scia. Non concentrarsi solo su un power metal sinfonico oramai datato e cagato da mezzo mondo, tranne che da alcuni fan ottusi, ma dedicarsi a qualcos'altro, senza per questo escludere i soliti nomi ormai famosissimi che, anche qui, si sprecano (Michael Kiske che non si nasconde più dietro nessun stupido pseudonimo, Khan, Sascha Paeth, Somerville, Alice Cooper, e via dicendo, tanto per citarne alcuni tra i più noti). L'opener non è un buon biglietto da visita, poiché "Twisted Mind" altro non è che un pezzo power ripreso dall'ultimo disco degli Edguy e riadattato per la sezione Avantasia. Vede protagonista il singer dei Kamelot, Khan che, sfortunatamente, non può donare il massimo di se in questa song che, secondo me, rappresenta un piccolo neo al resto dell'opera.La title track, invece, è una bomba musicale. Lunga suite di oltre 10 minuti in cui accade di tutto, dall'apertura arabeggiante, si dipana in mi tempos, intermezzi epici e fraseggi melodici, per poi esplodere in tutta la sua rabbia nel finale. Forse la migliore del lotto assieme alla ballatona "What Kind Of Love" laddove si sfiora il pop alla Bon Jovi! Una delle più belle canzoni mai scritte, dove Sammett duetta con…
    Fonte: DeBaser

  6. Gato Barbieri: Chapter Four: Alive In New York (di JakeChambers)
    Parafrasando lo scrittore messicano Rolo Diez: "Prendete un mucchio di letame ed aggiungetevi tre gocce di figlio di puttana. Mescolate, cuocete e fuoco lento e otterrete un uruguayano. Mi raccomando, solo tre gocce, perché se ne mettete di più viene fuori un argentino". Un tratto caratteristico di stronzaggine per il quale gli argentini sono famosi in tutto il continente latino: "Degli italiani che si credono degli inglesi", li chiamano in Brasile, alludendo alla provenienza di gran parte degli argentini, e alla puzza sotto il naso che ostentano nei confronti degli altri sudamericani. Una sprezzante arroganza che ha delle motivazioni storiche, certo. La frustrante emarginazione vissuta dai primi immigrati in una terra straniera, selvaggia e inospitale, ma anche l'orgoglio di avere trasformato questa terra in una delle più opulente - almeno fino al tempo di Peròn - nel granaio del mondo. La stessa sprezzante arroganza si può trovare nella musica che ha reso popolare l'Argentina agli occhi del mondo, il tango, che ebbe il suo profeta in Astor Piazzolla, altro notevole, seppur geniale ed indispensabile, esempio di stronzaggine indigena. L'Argentina ha peraltro partorito questo strano personaggio, amico-rivale di Piazzolla: Leandro "Gato" Barbieri, un "pampero" inesorabilmente piazzato sotto il suo eterno cappello a tesa larga, innamorato tanto della fase più sciamanica e spirituale dell'ultimo Coltrane, quanto delle melodie e delle suggestioni della sua terra. Un altro esempio di meticciato culturale elaborato da quel paese sconfinato e lontano, eppure per molti versi tanto affine al nostro. Peccato che la fama di Barbieri in Italia sia legata a momenti tutto sommato episodici della sua carriera, come la collaborazione con Antonello Venditti e la composizione della colonna sonora del film "Ultimo Tango a Parigi". Dunque nella prima metà degli anni settanta il sassofonista, accompagnato da una band che lo asseconda a puntino, confeziona per la Impulse! la sua quadrilogia, l'opera che maggiormente lo rappresenta: I due dischi di "Latino America" e "Hasta Siempre", il successivo "Chapter Three: Viva Emiliano Zapata", forse il suo vertice espressivo in studio, e per metterci la ciliegina sulla torta, ecco il "Chapter Four", live del 1975 al Bottom Line di New York. La dimensione live, l'atmosfera disinibita ed eccessiva di quegli anni, la verve dei musicisti coinvolti: tutto contribuisce a rendere incandescente la serata. La sezione ritmica, formata da Ron Carter al basso, il brasiliano Portinho alla batteria e Ray Armando alle percusssioni, pompa a mille per tutta la durata del concerto, raggiungendo momenti di puro parossismo. Sull'incessante ribollire magmatico procurato dalla chitarra di Paul Metzke e dal piano elettrico di Eddie Martinez, Gato piazza le sue bordate di sax tenore: frasi melodicissime, e allo stesso tempo taglienti come rasoi, nelle quali possiamo…
    Fonte: DeBaser

  7. Pig Destroyer: Terrifyer (di Alì Murtacc)
    Con un paio di raccolte e un cd di debutto i Pig Destroyer sono riusciti a dare vita ad un nuovo modo di intendere il grind. La furia cieca del death metal mischiata all'intrasigenza grindcore, con improvvise accelerazioni di stampo HC/Thrash, il tutto condito con inserti noise sperimentali e dialoghi che paiono essere tratti da film horror. E se il materiale fin'ora proposto rivelava certe imperfezioni nel complesso, risultando comunque buono, con "Terrifyer" i nostri compiono il loro capolavoro. Siamo di fronte al disco della maturità, quello che li lancerà senza ombra di dubbio nell'Olimpo della musica estrema insieme agli altri 2 mostri di casa Relapse (Nasum e Dillinger Escape Plan). 21 tracce intrise di estremismo sonoro che vanno a toccare lidi sconosciuti per il genere (certi riff hanno un sapore vagamente black metal, per non parlare dei rallentamenti sludge che fanno capolino in pezzi come la title-track finale) senza cadere nell'errore di ripetere la stessa canzone per tutta la durata del disco: la varietà di riffaggio, il drumming irruento, serrato ma mai monotono e i latrati di J. R. Hayes vi accompagneranno lungo un torbido viaggio nelle profondità più nere, nei bassifondi malfamati delle metropoli, popolati da serial killer, stupratori e drogati. Come ogni uscita dei Pig Destroyer che si rispetti, anche "Terrifyer" va ascoltato, come la maggior parte degli album grind, tutto d'un fiato: la suddivisione in tracce è solo un espediente per agevolare l'ascoltatore, in quanto i brani, presi ad uno ad uno staccandoli dal contesto, non hanno alcun senso data la loro brevità (ricordiamo che le canzoni s'aggirano sul minuto e mezzo di durata). Chi pensa che il grindcore sia morto prepari a ricredersi ascoltando questo disco, 32 minuti di violenza sonora come non se ne sentivano da tempo, un vero e proprio attacco al sistema nervoso che metterà a dura prova il vostro apparato uditivo. Il recente "Phantom Limb" sembra aver confermato tutte le loro incredibili capacità, confermando i Pig Destroyer come una delle poche realtà estreme veramente valide in giro insieme a Japanische Kampfhorspiele e Leng Tch'e, senza dimenticare i sommi Napalm Death. Uno dei pochi CD veramente imprescindibili degli ultimi anni, da avere assolutamente, e non solo da parte degli affezionati al genere. …
    Fonte: DeBaser

  8. È online il sito dedicato alla serie Business dei Panasonic Toughbook
    Toughbook Executive: una storia intrigante che descrive in pochi minuti le principali caratteristiche di questi inarrestabili notebook: la resistenza all’acqua, alla pressione, la durata eccezionale della batteria e la leggerezza. Disponibile in cinque lingue – italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo – il sito Executive.toughbook.eu, dalla grafica accattivante ed interattiva, è interamente dedicato ai tre modelli Toughbook CF-Y7, CF-W7 e CF-T7, notebook indistruttibili e all’avanguardia, ideali per chi viaggia per affari e per gli agenti di vendita. La navigazione nel sito è estremamente facile e immediata, bastano pochi clic per scoprire nel dettaglio tutte le caratteristiche dei Toughbook Executive e saperne di più sui test effettuati necessari per garantirne la resistenza e la sicurezza. Il tutto è corredato da ricche gallerie di immagini e specifiche tecniche della serie. Il sito dà inoltre la possibilità di iscriversi a una newsletter per essere sempre aggiornati su tutte le novità Panasonic Toughbook. Per ulteriori informazioni relative ai Toughbook Panasonic: www.toughbook.eu.
    Fonte: Pc Facile

  9. Cani Arrabbiati
    Titolo originale
    Cani Arrabbiati
    Produzione
    Italia 1974
    Regia
    Mario Bava
    Interpreti
    Riccardo Cucciolla, Maurice Poli, George Eastman, Don Backy, Lea Krueger
    Durata
    94 minuti

    Colgo l’occasione per ricordare Mario Bava, sanremese di nascita, come uno dei registi italiani più originali ed influenti. Spesso dileggiato dalla critica nostrana, che lo rivalutò solo dopo morto, all’estero fu osannato come precursore di vari sottogeneri legati all’horror e al thriller. Moltissimi sono i registi che dicono di essersi ispirati alle brillanti soluzioni del suo lavoro: da Scorsese a Tim Burton, da Joe Dante a Quentin Tarantino. Soprattutto a quest’ultimo farei riferimento in quanto dichiarato estimatore del giallo italiano anni settanta, evidenziando un collegamento con uno degli ultimi film realizzati da Bava, il suo capolavoro “Cani Arrabbiati”.
    Cominciamo col dire che non si può definire un vero e proprio ‘poliziottesco’, convididendo con quel filone solo il contesto storico (l’italia iper-violenta anni ’70) e alcune sequenze canoniche (la rapina, l’inseguimento con la polizia), è in realtà un thriller ad altissima tensione costruito sulle linee-guida del road-movie.
    Dopo aver messo a segno una rapina, una banda di delinquenti prende in ostaggio un uomo di mezza età, un bambino e una giovane donna. L’improvvisata combriccola tenterà di dileguarsi a bordo di un auto. All’interno di quel claustrofobico ambiente, la terrorizzata Maria ed il preoccupato (ma stranamente atteggiato) Riccardo saranno costretti a condividere momenti interminabili con una selezione di criminali della peggior risma: la mente fredda e calcolatrice, il “dottore", e gli scagnozzi “bisturi” e “trentadue”, due rozzi instabili estremamente violenti.
    Se escludiamo il finale a sorpresa, la storia non ha di per sé molti sviluppi - la forza del film sta nella vivida descrizione – disturbante ma funzionale - della tensione creata da quella particolare situazione, una tragiedia incombente e impossibile da eludere (al bambino, sedato per tutto il tempo, verrà risparmiata l’esperienza): la banda sempre ad un passo dalla cattura e gli ostaggi in balia di tre pluriomicidi con niente da perdere e i nervi a pezzi. Molti elementi di questo film saranno riadattati da Tarantino ne “Le Iene”.
    Consigliato, ad esclusione di chi è troppo impressionabile.

    slovo


    Fonte: BlogBuster

  10. UFFICIALE: Milan Milovanovic al Lens
    Il Lens preleva dalla Stella Rossa di Belgrado il centrocampista Milan Milovanovic (24). Per lui contratto blindato, di durata quinquennale.
    Fonte: Tutto Mercato Web

  11. Lavoro in Italia: sussidi disoccupazione e corsi di formazione tra i peggiori. Ma tanta flessibilità
    Per quanto riguarda, poi, l’istruzione, la spesa media nel'Ue a 27 è il 5,1% del Pil. I paesi nordici spendono di più, noi siamo sotto con il 4,5
    Fonte: Businessonline

  12. Ipi: rinegoziato finanziamento ipotecario
    Ipi rende noto che in data odierna la ISI –IPI Sviluppi Immobiliari ha rinegoziato con Banca Popolare di Lodi, la durata del finanziamento ipotecario per residui € 83,47 milioni, scaduto il 15 giugno 2008.
    Fonte: Trend online

  13. Spazio: pubblicata mappa di Marte
    <P> (ANSA) - ROMA, 4 LUG - Parlano italiano le prima mappe geologiche di Marte. La prima e' stata appena pubblicata sull'Italian Journal of Geosciences. ''E' la prima di una lunga serie'', ha detto il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Giovanni Bignami, che oggi a Roma ha firmato un accordo...
    Fonte: Alice Tecnologia

  14. Sony, Giappone: balzo vendite Ps3
    <P> (ANSA) - TOKYO, 4 LUG - Dopo una rincorsa durata quasi due anni, in Giappone la Playstation 3 accarezza il sogno di spodestare la leadership del Wii di Nintendo. Secondo i dati pubblicati a Tokyo da Enterbrain a giugno la Ps3 ha ridotto molto lo svantaggio su Wii che resta vincitore con un…
    Fonte: Alice Tecnologia

  15. Rivanazzano (PV) Speciale Oltre H E A T
    Data/e:
    da 05/07/2008 a 06/07/2008
    Speciale Oltre H E A T Centro Sportivo Rivanazzano 5 -6 luglio 2008 H E A T PROGRAM propone un lavoro di gruppo della durata di 45 minuti che, con ...
    Fonte: Eventi e Sagre

  16. Fulmini sull'economia americana, lacrime di disoccupazione
    Non poteva essere diversamente, non tanto per le cifre sull'occupazione, pessime comunque le si voglia vedere, quanto per l'effetto distorsivo dell'ormai irrinuciabile modello statistico e stagionale.
    Fonte: Trend online

  17. I-Tigi canto per Ustica
    Titolo originale
    I-Tigi canto per Ustica
    Produzione
    ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI
    Regia
     
    Interpreti
    Marco Paolini e il Quartetto vocale Giovanna Marini (Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Giovanna Marini, Patrizia Nasini)
    Durata
    2h 30’ circa

    Ore 20.59.45 di una sera di giugno del 1980, una voce nel cielo del Tirreno dice “ Gua”, il significato di quel mozzicone di parola non lo sapremo mai.
    Quella mezza parola è stata l’ultima parola registrata dalla scatola nera del volo Itavia precipitato al largo di Ustica vent'otto anni fa, la sera del 27 giugno 1980.
    Sempre in una sera di giugno ma, del 2000, Marco Paolini porta in scena a Bologna “ I-Tigi Canto per Ustica” monologo per non dimenticare una tragedia italiana.
    I-Tigi è uno spettacolo diverso da quello che uno spettatore si può aspettare da un’opera di denuncia sociale, perché alla fine non indica né colpevoli né nuove teorie su come si sono svolti i fatti. Paolini, insieme al coautore Daniele Del Giudice, vuole ripercorre la storia dell’aereo e di tutta l’inchiesta che né è seguita in vent’anni di indagini, basandosi sull’istruttoria del giudice Priore.Sforzandosi però di non farsi prendere la mano dalla voglia di denunciare la montagna di menzogne che hanno circondato da subito la vicenda del DC-9 precipitato ma, di attenersi solamente agli atti giudiziari.
    Per far questo hanno deciso di usare nello spettacolo anche un linguaggio aereonautico, semplificato, ma lo stesso difficile da capire per chi non lo conosce (cosa che è successa anche ai vari giudici inquirenti per esempio), questo per rendere il più possibile reale il monologo. Si inizia, infatti, con le ultime comunicazioni tra l’aereo e il controllo di Ciampino con un insieme di dati e codici di rotta incomprensibili ai più ma, con l’andare avanti dello spettacolo diventeranno chiari grazie alla bravura di Paolini nel inserire nel copione spazi per così dire didattici.
    Importanti in tutto lo spettacolo sono i cori, scritti e cantati da Giovanna Marini, anzi direi fondamentali perché questi cori sono le voci dei itigi, le voci di chi era su quel aereo, le voci dei parenti che aspettavano a Palermo i loro cari, le nostre voci. Nostre si, perché è da questo punto che è partito il progetto di Paolini e cioè che itigi siamo tutti noi, noi che prendiamo un aereo o che andiamo all’aeroporto per l’arrivo di qualcuno, noi popolo italiano che ha bisogno di sapere se il nostro spazio aereo è sicuro o è un far west per chiunque.
    Come dicevo all’inizio, il monologo non individua chi è che ha deciso di far sparire un aereo civile dai nostri cieli, ma, forse, anno dopo anno un pezzo di verità salterà fuori.
    Chissà magari l’onorevole senatore a vita Cossiga si ricorderà cosa avvenne nell’estate del 1980, quando era presidente del consiglio e fu preso in giro da tutti i suoi sottoposti( concetto da lui espresso in alcune interviste), e racconterà tutto quello che pensa, quest’anno ha detto che secondo lui è stato un missile magari il prossimo ci dirà che il missile è stato lanciato da un aereo e se la salute lo sostiene un giorno forse sapremo che bandiera aveva quel missile.

    SanSimone


    Fonte: BlogBuster

  18. Notizie: Grandi saghe sotto l'ombrellone
    Grandi saghe sotto l'ombrellone

    Anche quest’anno Mondadori pensa alle nostre vacanze e ci regala un bel mucchio di pagine per farci compagnia. In edicola Grandi Saghe, Millemondi e le normali pubblicazioni del mese

    Tornano le Grandi Saghe di Urania per farci compagnia in vacanza con, ben tre volumi. Per Urania Fantasy - in costa porta il numero 4 - Lo scontro dei re (A Clash of Kings, 1999),  secondo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin. La storia riprende i fili lasciati in sospeso dal primo volume con le vicende dei numerosi personaggi. Sotto l’infausto auspicio di una cometa del colore del sangue la lunga estate, durata dieci anni, volge al termine e sta per arrivare il grande inverno, Ora sono in quattro a combattere per la successione al trono di spade, il figlio e... - Leggi tutto l'articolo e i commenti »

     

    Sezione: Notizie - canale: Editoria - 4 luglio 2008 - articolo di Stefania Guglielman


    Fonte: Fantascienza.com

  19. Recensioni Dvd: Halloween - The Beginning - Versione Integrale
    Halloween - The Beginning - Versione Integrale

    Horror, Usa, 2007
    Titolo originale Id.
    Regia di Rob Zombie
    Sceneggiatura di Rob Zombie
    Con Malcom McDowell - Tyler Mane - Sheri Moon
    vendita
    Distribuzione Lucky Red - K Films
    Voto buono

    Padre alcolizzato e madre spogliarellista, una provincia americana crudele e meschina per spiegare l'orrore che si nasconde dietro la maschera del serial-killer più spietato della storia, Michael Myers. Rob Zombie, con la benedizione di John Carpenter, regista dell'originale del 1978, offre un remake che è anche un prequel... Una lunga introduzione che è solo l'inizio di un nuovo incubo, un terribile viaggio all'origine del male. - Leggi tutta la recensione e i commenti »

     

    Sezione: Recensioni dvd - 4 luglio 2008 - recensione di Marco Spagnoli


    Fonte: Fantascienza.com

  20. Genesis: We Can't Dance (di paolo1968)
    Dopo un album facile facile dallo spropositato successo commerciale come "Invisible touch" (con ben 5 singoli in top-ten!) la scelta più scontata per i Genesis era di pubblicarne un disco-fotocopia. Fortunatamente le cose non andarono proprio così: infatti "We can't dance", pur in una dimensione pienamente pop e con un sound tipico anni '90, si fa ascoltare piacevolmente. Questa considerazione naturalmente non è valida per i critici anti-Collins ad oltranza, coloro che dal 1978 in poi (alcuni addirittura dal 1976!) non perdono occasione per seppellire di merda ogni lavoro targato Genesis… talvolta dando l'impressione di non averlo nemmeno ascoltato con un minimo di attenzione ed obiettività. Già un rapido sguardo all'artwork (un raffinato acquerello dopo le mostruose e sciatte copertine del periodo 1981/1986) fa presagire un lavoro più curato rispetto al precedente. E in effetti si nota subito che il suono è meno sintetico e artificioso, anche se ancora fortemente debitore all'elettronica, mentre si riaffaccia il gusto per composizioni più articolate con adeguate aperture strumentali… Colpisce positivamente anche il livello di buona parte delle liriche (così scadenti e superficiali nel recente passato), che rivelano un'inaspettata sensibilità alle problematiche sociali del nostro tempo. Un degno esempio è il buon brano di apertura, nonché primo singolo "No son of mine", che affronta lo scabroso tema degli abusi in famiglia. Fra i brani più elaborati la lunga "Driving the last spike", insolitamente dedicata ad un episodio storico (la costruzione della rete ferroviaria britannica), che si apre come soffusa ballata per evolversi poi in ritmiche più rockeggianti. Il pezzo più amato dai vecchi fans è senz'altro la splendida "Fading lights": dopo un malinconico inizio cantato alla grande da un Collins in stato di grazia, esplode un lungo intermezzo strumentale che ricorda le atmosfere di "Duke", dominato dalle corpose tastiere di Banks. Degna di nota anche la curiosa "Living Forever", con un bel finale corale in cui primeggia la batteria jazzy di Phil. Ma forse il top dell'album è rappresentato dalla moderna e sperimentale "Dreaming While You Sleep", un brano intenso e inquietante, con un bel lavoro chitarristico di Rutherford… ancora più bella e drammatica nella versione live. La sbarazzina "Jesus He Knows Me" tratta invece il grottesco fenomeno dei tele-predicatori americani (non che in Italia siamo messi molto meglio, fra santuari a padre pio e madonne piangenti). Brani decisamente immediati e commerciali ma tutto sommato ascoltabili sono il bluesaccio "I can't dance", il lentone da pomicio "Hold on my heart" e la ritmata "Tell me why", dal testo pacifista sottolineato anche dal relativo video. Purtroppo non mancano i soliti brani tappabuchi, una triste costante nei Genesis anni '80: "Never a time", "Way of the world" e "Since I lost you" sono inutili quanto insignificanti. Nonostante la loro presenza si può affermare che "We can't dance" è un buon episodio…
    Fonte: DeBaser




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