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| Risultati per: Toni Braxton | Articoli trovati: 19 |
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Toni è più sexy di Beckham
E Gattuso è il sogno proibito Toni è più sexy di Beckham
E Gattuso è il sogno proibito
Un'indagine di "Novella 2000" rivela che il 63& delle donne interpellate considera il bomber del Bayern il più affascinante del mondo el calcio. Ma se occorre tradire allora il simbolo è il centrocampista del Milan Fonte: Gazzetta dello Sport Calcio Grande successo in Francia per Il Divo Il Divo, il film di Paolo Sorrentino, vincitore a Cannes del Premio della Giuria, è stato accolto in Francia con grande calore. Ottima l’accoglienza della stampa francese. “Forse un giorno guarderemo Il Divo come leggiamo Il Principe di Machiavelli”, scrive Le Monde.
“Andatura silenziosa, testa incassata tra le spalle, sguardo impenetrabile, Toni Servillo dà al personaggio [...] Fonte: Megamodo Mantenere la chitarra nel tempo: un interessante video-corso gratuito Mi è arrivato dal sito accordo.it (il portale italiano di riferimento per amanti della chitarra) un messaggio che sapeva un po' di spam, dai toni parecchio entusiasti, ma in effetti la proposta (assolutamente gratuita) può interessare i chitarristi che... Fonte: Musica Metal Gino Pastore: Live al Parco delle Rose - 29.12.2008 (di Il_Paolo) Cari/e tutti/e, chi ha letto, nel corso dell'ultimo anno, alcune delle mie recensioni sull'arte italica "minore", avrà inteso come, a tratti, mi sia stato molto a cuore il tema dei migranti, ed, in genere, di chi è costretto dalla vita a divenire altro da quel che sperava di essere, o progettava di diventare, trovandosi "nuovo" oppure "diverso" rispetto alle proprie aspettative, ma talvolta anche rispetto alle attese, e speranze, riposte dagli altri nei suoi confronti, portando con sé il peso delle responsabilità che segnano la crescita, e le crisi, di ogni individuo che viva e non vegeti. Migrazioni che, in una vecchia recensione su Nicola Di Bari, avevo definito, forse enfaticamente, "dell'anima", e comunque forzose, a differenza delle gite in America o sulla neve dei protagonisti dei film dei fratelli Vanzina, che rappresentavano il contraltare allegro di certe riflessioni che potevano cogliersi fra le righe di alcuni miei scritti ospitati dai gentili editors del sito. Mi piace dedicare, con e per Voi, l'ultima delle mie recensioni su Debaser, prima di migrare a mia volta, ad un cantautore decisamente minore, al punto di essere quasi dimenticato dai suoi concittadini e contemporanei, ma non dai giovani che fanno ritorno a casa per le feste natalizie, riavvolgendo, così, la propria vita, quasi come un film: Gino Pastore, folksinger di Barletta che, la sera del 29 dicembre scorso, grazie all'iniziativa di un sito che raggruppa i pensieri di molti giovani di quel sud costretti ad andarsene di casa e di una brillante speaker dello stadio cittadino, è tornato sulle scene dopo circa otto anni di silenzio, ma non di oblio assoluto, per deliziare numerosi accoliti della sua musica ed i suoi testi. Fra essi vi ero anch'io, costretto in Puglia qualche giorno prima di partire per la mia amata Sharm El Sheik. Prima di dirvi del concerto, e dell'esperienza, delle sensazioni provate, vorrei inquadrare il cantautore di cui vi scrivo: barlettano, migrante a propria volta, poi tornato a casa, attivo soprattutto negli anni '70 ed '80, per poi sparire gradualmente dalle scene, Pastore ha un linguaggio in cui si fondono estetica ed, assieme, una particolare etica. La musica di Pastore, valida a mio parere in termini assoluti, senza distinzioni di etichette, generi o artificiose distinzioni fra arte "minore" o "maggiore" (rispetto a cosa, poi?), mescola sapientemente un folk di matrice dylaniana, avvicinabile al mood di molti autori in voga negli anni '70, con toni mediterranei che emergono dagli arpeggi di chitarra, dai controcanti e dagli arrangiamenti dei singoli pezzi, il tutto radicalizzato da testi e cantato in stretto dialetto barlettano. La musica popolare di matrice angloamericana si mescola, dunque,… Fonte: DeBaser Conflitti di guerra e andamento dei mercati! Il conflitto Israele-Palestina sta assumendo toni elevati. L'estensione del conflitto su altri fronti NON è da escludere a priori. Fonte: Trend online Premier ai piedi di Fabregas
Bundesliga, che beffa! Premier ai piedi di Fabregas
Bundesliga, che beffa!
Tedechi in vantaggio con Toni, poi raggiunti nel finale da Rooney che sfrutta un errore di Lahm. La sfida si risolve ai calci di rigore: decisivo quello di Fabregas che spedisce gli inglesi in finale Fonte: Gazzetta dello Sport Calcio Presto negli store Mango la collezione disegnata da Sandrina Fasoli La stilista belga Sandrina Fasoli, che nel 2007 ha vinto insieme a Michael Marson l'annuale Mango Fashion Awards nell'edizione presieduta dal grande couturier Valentino, ora presenta per il retail spagnolo una collezione esclusiva tutta giocata sulla femminilità di toni... Fonte: Cheap & Chic Servillo, Il divo e la politica Insieme con Gomorra di Matteo Garrone, esce in Dvd l’altro ammirevole film del 2008, Il divo di Paolo Sorrentino, sottotitolo: Vita spettacolare di Giulio Andreotti. 1991-1995 è il periodo del gran film: sono gli anni della decadenza del leader già ministro degli Interni nel 1954, 7 volte presidente del Consiglio, 14 volte ministro, 11 volte laureato honoris causa, autore di molti libri, per mezzo secolo al centro della politica italiana.
Il protagonista Toni Servillo è perfetto nell’interpretazione non soltanto fisica (è bravo anche Carlo Buccirosso che impersona Cirino Pomicino). Il film è straordinario nella fusione tra esistenza di Andreotti e natura/cultura della politica italiana durante l’egemonia democristiana.
Titolo: IL DIVO
Regia: PAOLO SORRENTINO
Genere: DRAMMATICO
Distribuzione: Lucky Red
Fonte: LaStampa Cinema Toni, finalmente tu
Bundesliga in semifinale Toni, finalmente tu
Bundesliga in semifinale
I tedeschi battono la Ligue 1 francese 2-1 grazie alla doppietta del centravanti del Bayern che sfodera la sua arma migliore, il colpo di testa. Ora, ad attenderli, il confronto con la Premier che deciderà la prima finalista del torneo virtuale Fonte: Gazzetta dello Sport Calcio Amauri, un anno da Oscar
La punta conquista la Juve, fa sognare la Nazionale ma non chiude a Dunga. Toni: «Paura? Possiamo coesistere. E non dimenticate Gilardino». E Cobolli Gigli lo incorona. Fonte: LaStampa Sport Toni cannoniere d'Italia
Amauri? Non ho paura Toni cannoniere d'Italia
"Amauri? Non ho paura"
Sulla Gazzetta dello Sport in edicola stamani l'intervista all'attaccante italiano che ha segnato di più nel 2008: "Noi siamo sempre di moda, gli inglesi ci temono. Farei pazzie per arrivare a giocare la finale di Champions a Roma". Fonte: Gazzetta dello Sport Calcio Waltari: Big Bang (di Nosebleed) A chi non conoscesse i Waltari, verrebbe senz'altro utile un riferimento al personaggio con il quale il progetto in questione condivide il nome ed altre importanti analogie: Mika Waltari, scrittore dallo spirito avventuroso, proveniente dalla gelida Finlandia. Un gelo che non sembra però impedire loro di sprigionare energia da ben due decadi, fronteggiati dal funambolico cantante-bassista Kartsy Hatakka, compositore dalle tendenze schizofreniche (musicalmente parlando, s'intende) e dalle mille risorse, e contando tra le varie line-up susseguitesi nel tempo la presenza di musicisti preparati tra i quali membri di Kreator, Stone e Children Of Bodom. Nel corso degli anni, tra i lavori della band si contano innumerevoli quanto pregevoli sperimentazioni e progetti più o meno folli, il tutto confluito nella fatiscente struttura, cara agli anni Novanta, di un cross-over grintoso ed esasperato, dalla fantasiosa vena avanguardistica, come Faith No More e pochi altri soltanto ci avevano abituati; questo è il primo nome che viene in mente, nonostante l'accostamento sia valido più che altro a livello concettuale. Sono lontane le calde atmosfere e il melting-pot sonoro dei californiani, oltre alla sfrontatezza del Patton che fu; siamo invece qui di fronte a un song-writing più compatto, coeso, temprato, solido, che giustifica senz'altro la provenienza dei finnici, e in certi casi a un'atmosfera quasi da colonna sonora (esperienza quest'ultima già intrapresa da Hatakka). Tra contaminazioni di punk, rap, techno e quant'altro, sinfonie death metal, fusioni di hard rock elettronico e folk scandinavo, si trovano lavori di notevole personalità e dal sound originale quanto inconfondibile come "Big Bang", datato 1995. Lavoro questo caratterizzato da un validissimo livello di composizione, nonostante la carne al fuoco sembri talvolta debordante: a momenti più pesanti e diretti ("Sensitive Touch", "Showtime", la quale così come altre tracce si avvale della collaborazione dell'allora cantante degli Amorphis, Tomi Koivusaari) se ne alternano altri dal gusto più pop, come ben esemplificano i ricercati arrangiamenti, la melodia accattivante e i ritornelli orecchiabili di canzoni quali "Atmosfear", dal gusto molto elettronico, "The Stage", la particolare "On My Ice", introdotta da un malinconico pianoforte e sorretta da riff potenti e dalla versatile voce del vocalist, qui dai toni particolarmente struggenti. Non mancano episodi decisamente più sperimentali, come il death metal-funk di "Color TV", o l'incedere hardcore che sfocia nei cori "yoik" di "Jankha", e talvolta più progressivi, come è il caso di "One In The Line". Il tutto, val la pena di ripetersi, sprigionante notevole energia e caratterizzato da non poca dinamicità. Non si tratta certo di un disco immediatissimo nè facile: la proposta è davvero particolare e, tuttavia, una volta assimilata, piacevole e divertente, sebbene inizialmente la sensazione sia quella che il divertimento sia stato più che altro quello di chi ha composto l'opera, che qui come nel… Fonte: DeBaser King Diamond: The Eye (di Kembruck) 1990. In ottobre viene dato alle stampe il quinto album in studio del re diamante. Per chi non li conoscesse, i lavori di King Diamond rappresentano vere e proprie opere metal-horror. Il suo stile vocale è particolarissimo, o lo si ama o lo si odia. I suoi toni striduli si adattano e si incastrano perfettamente nello stile chitarristico di Mr Laroque, prestando spesso la voce ai protagonisti delle sue storie ispirate alla letteratura di qualche secolo fa (fantasmi, spiriti, streghe, vecchi castelli e manieri abbandonati). Il 1990 è un anno di svolta nella carriera di King Diamond, sotto molti punti di vista. Sul lato prettamente musicale il re coadiuvato dal sempre presente Andy LaRoque cambia leggermente coordinate. Non più trame complicate e repentini cambi di tempo. E’ un cambio di rotta non così netto, ma piuttosto evidente soprattutto per i fan. Inoltre è il primo album in cui tra i musicisti non compare lo storico Mikkey Dee dietro le pelli, grandissimo batterista che ha abbandonato il gruppo per motivi economici approdando alla corte di Lemmy nei Motorhead. Snowy Shaw andrà a rimpiazzarlo, anche se di fatto la batteria su quest’album è campionata. E’ sicuramente questo l’unico difetto di un album praticamente perfetto. Il concept narra delle vicende di un misterioso amuleto a forma di occhio appartenuto ad una tale Jeanne Dibasson, che accusata di stregoneria verrà processata, torturata, seviziata e bruciata poi sul rogo. Durante l’agonia “l’occhio” volerà via dal collo della strega, andando ad esercitare il suo potere malefico in altri luoghi e situazioni nel corso dei secoli a venire. Particolarità del concept è l’utilizzo di personaggi realmente esistiti, quindi una storia che si snoda tra realtà e finzione nella giusta misura. E’ un disco in cui la componente musicale viene leggermente in secondo piano rispetto al cantato. Sono presenti ottimi riff ed assoli, ma come dicevo non esistono passaggi strumentali lunghi e complessi. Ogni canzone rappresenta un vero gioiellino, come la superlativa “The Trial (Chambre Ardente)”, l’inquietante “Two Little Girls” (da brividi…), bellissima anche “Behind This Walls”, la strumentale e atmosferica “Insanity”, la sinistra “The Meetings”, la conclusiva “The Curse”. Nessun calo di tensione, nessuna lacuna, nessun riempitivo. Col senno di poi l’uso della drum machine può essere in parte perdonato. Certo non c’è quella piacevole sensazione di dinamicità e robustezza che Mikky Dee sapeva regalare, e in generale quindi si ha una lieve sensazione di freddo. Inoltre in alcuni passaggi suona decisamente falsa (la rullata iniziale di “Into The Convent”). Ma tutto sommato la sostanza non cambia, e va bene così…L’album fu accolto un po’ freddamente rispetto ai precedenti, vuoi per il calo di interesse generale verso l’heavy metal tradizionale con l’onda anomala del grunge, vuoi per la mancanza di un… Fonte: DeBaser Bundesliga, che prima!
Toni c'è ma non graffia Bundesliga, che prima!
Toni c'è ma non graffia
Partita subito in discesa per i tedeschi contro la Eredivisie olandese: al primo minuto Van der Velden infila il suo portiere, nel finale a segno Schweinsteiger e Salcido, altra autorete. Tra i migliori Ribery e Van Bronckhorst, male Oleguer Fonte: Gazzetta dello Sport Calcio Notizie: Il prossimo dottore in attesa del prossimo dottore
 Il 25 dicembre è andato in onda sulla BBC lo speciale natalizio di Doctor Who. Una puntata quasi in chiave "steampunk", uno degli ultimi episodi con David Tennant.
Si intitola The Next Doctor lo speciale natalizio di Doctor Who, andato in onda naturalmente il 25 dicembre su BBC One. In questo episodio, come potete vedere nei trailer che vi proponiamo qui sotto, il Dottore si trova improvvisamente ad avere a che fare con un altro dottore - interpretato da David Morissey. Il decimo dottore dovrà scoprire come mai questo dottore non si ricorda di lui, e soprattutto dovrà vedersela con l'ennesimo ritorno di uno dei suoi nemici preferiti. Lo speciale, scritto da Russell T. Davies con tono piuttosto brillante, ambientato in epoca vittoriana e dai toni... - Leggi tutto l'articolo e i commenti »
Sezione: Notizie - canale: Televisione - 27 dicembre 2008 - articolo di S*

Fonte: Fantascienza.comABBA: The Album (di London) "And I dream I'm an eagle And I dream I can spread my wings Flying high, high, I'm a bird in the sky I'm an eagle that rides on the breeze High, high, what a feeling to fly Over mountains and forests and seas" "Eagle""The Album" segue di un anno il fortunatissimo "Arrival" ma ha una genesi molto diversa rispetto al lavoro del '76. Si tratta infatti di un'idea iniziale di musical del duo Andersson-Ulvaeus che viene rapidamente abbandonata e alcune delle canzoni scritte vengono poi recuperate per dare il via all'ossatura di "The Album". Con questo disco il gruppo svedese dimostra ancora una volta che ha a disposizione un'immensa miniera di idee che fornisce la materia prima per confenzionare l'ennesimo gioiellino pop; la loro musica incredibilmente orecchiabile, nonostante la complessità degli arrangiamenti e le citazioni imprevedibili, s'impone al pubblico di tutto il mondo, in particolare in Europa dove l'album arriva primo nel mercato inglese con estrema facilità. Con il brano d'apertura, "Eagle", il suono vira verso quello della West-Coast con un'anima rock granitica che definisce la potenza di una canzone libera ispirata nel testo a "Il Gabbiano Jonathan Livingston" di Richard Bach, il canto è in coppia di Frida e Agnetha, un brano molto bello con ottime parte di chitarra elettrica e qualche richiamo a Ennio Morricone. "Take A Chance On Me" è manuale del pop, ovvero come scrivere la canzone perfetta. Si parte con il canto a cappella di Frida, Agnetha e Bjorn a scandire il titolo che nella sequenza di suoni ha già una incredibile musicalità (il ruolo importante del significante, McCartney insegna), il brano poi ha nella voce di Agnetha la guida principale e muta verso una dinamica allegra e progressiva con divagazioni disco sottolineate da Frida, una canzone fresca molto frizzante. Il terzo brano in successione, "One Man, One Woman" è una ballata che tratta di problemi di coppia cantata da Frida, apertura ariosa nel refrain su cui si inserisce la Faltskog, orchestrazione sublime al servizio di una perfezione del suono che lascia senza fiato. Ma ecco che arriva una delle canzoni più interessanti del repertorio dei quattro, "The Name Of The Game" è un omaggio ai Beatles nel ritornello, la tromba acuta proprio quella di "Penny Laine" viene recuperata nel suo suono alto per fare da sfondo al canto di Agnetha, la parte melodica principale si districa tra ritmiche funk e trame di chitarra acustica e quel "too too too" finale riporta alla mente "The Long And Winding Road" dei quattro di Liverpool. "Move On" è un pezzo molto interessante, si apre con la parte parlata di Bjorn dopo un'apertura ariosa con flauti e un giro di note al piano delizioso, il mugulato di background di Frida e Agnetha crea un effetto bellissimo che poi porta alla apertura folk della canzone. Altri toni per "Hole In Your Soul",… Fonte: DeBaser Una raccolta di versi dell'avvocato-poeta gozzaniano Continisio nella collana di poesia in plaquette NUGAE, ICI Edizioni 24/12 - Roberto Continisio, "Restiamo insieme" (con un disegno elettronico di Roberto Pasanisi, "Il senso della vita"), ICI Edizioni.
Roberto Continisio pubblica "Restiamo insieme" avendo vinto il premio “Nuove Lettere”.
Restiamo insieme suona come una traccia interrotta bruscamente, come un’eco dispersa in versi, in una raccolta di poesie dedicate a suo padre e a sua madre: sono versi dai toni a tratti crepuscolari (fra Corazzini e Moretti) e dai titoli enigmatici come enigmatiche sono la maggior parte delle cose che si legano alla contemporaneità.
I versi di Continisio si dispiegano nel tentativo, a volte vano, di sciogliere tale enigma, di semplificare tale complessità: ma è un tentativo vanificato da una sorta di spersonalizzazione che lascia sfumare nell’ignoto di uno spazio, solo parzialmente definito, i volti e le esperienze più significative dell’autore Fonte: FOL - Software Tre civettoni sul comò Il gran ritorno nelle sale con un film a episodi "Vorremmo lavorare con Verdone, Benigni e soprattutto con Toni Servillo" Fonte: LaStampa Cinema Con il talento di Federer
non perderebbe mai "Con il talento di Federer
non perderebbe mai"
Toni Nadal, lo zio allenatore, racconta il n°1: "L'educazione gliel'ha insegnata il padre. Con me ha imparato a disciplinarsi, ad essere sempre duro e a non cercare scuse. Tanti vincono, ma pochi lo fanno così tanto e così a lungo" Fonte: Gazzetta dello Sport Tennis
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