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Risultati per: San SalvoArticoli trovati: 11


  1. 18:02: A mercato chiuso
    Piazza Affari dà inizio alla settimana col piede sbagliato.Piazza Affari aveva dato il via alla settimana di Borsa con leggero segno negativo, salvo poi accelerare all'ingiù via via durante la sessione, soprattutto dopo l'apertura di una Wall Stret che risentiva nuovamente del crollo…
    Fonte: Alice Economia

  2. The Mars Volta: De-Loused In The Comatorium (di uno qualunque)
    Salve a tutti!Questa è la mia prima de-recensione e mi ritrovo a parlare dell'album di esordio dei Mars Volta, ex At The Drive In di cui facevano parte il cantante Cedric Zavala e il chitarrista Omar Rodriguez-Lopez, che sono anche i membri portanti del gruppo.Parlando del disco vero e proprio, si tratta di un concept-album (il primo di una lunga serie del gruppo) o meglio un omaggio al loro amico Julio Venegas, entrato in coma per overdose, salvo poi che una volta rimesso, decide di suicidarsi. Il viaggio dell'alter-ego di Venegas "Cerpin Taxt" inizia con la tetra "Son Et Lumiere" che si trasforma nel grido disperato di "Inertiac ESP" ("Now I'm Lost!") canzone anche assolutamente godibile, orecchiabile.Con "Roulette Dares" si conosce l'anticipazione di quello che sarà lo stile del gruppo, ossia due canzoni incastonate tra loro agganciate da un ritornello trascinante e assoli psichedelici. "Tira Me A Las Aranas" è un breve intervallo acustico che precede la bellissima "Drunkship Of Lanterns", anche questa sorretta da un ritornello trascinante e da quello che secondo me è uno degli assoli più affascinanti mai eseguiti da Omar Lopez.Il resto procede senza mai annoiarsi con l'elettrica e poetica "Eriatarka", le sperimentazioni elettroniche di "Cicatriz ESP", la potente "This Apparatus Must Be Unearthed". La vera perla dell'album però, è la delicata "Televators", con quei bellissimi accordi acustici e con i cori quasi fanciulleschi nella terza strofa davvero molto coinvolgenti."Take A Veil Cerpin Taxt" è la degna conclusione per quello che ritengo essere il migliore disco dei Mars Volta, che di lì a poco inizieranno a calare diventando sempre più pretenziosi e confusionari, comunque questo è uno dei migliori album degli ultimi tempi e se la cosa per voi non è molto… bè sempre qualcosa comunque significa.Aspetto i commenti.…
    Fonte: DeBaser

  3. Hydrophobia: deciso il rilascio per marzo

    Gli inglesi Blade Interactive hanno annunciato che l'action game a tinte horror Hydrophobia sarà rilasciato sul mercato durante il mese di marzo 2009, salvo ovviamante imprevisti. Vi ricordiamo che il gioco sarà ambientato su una nave da crociera, vedrà come personaggio principale un ingegnere di nome Kate Wilson, ed avrà un potente motore di simulazione delle dinamiche dei fluidi sul quale sarà basato gran parte del gameplay. [continua]
    Fonte: Mondo Xbox

  4. Da Blockbuster e Game Rush prezzi d'assalto! da domani 7 novembre
    Al via domani le grandissime offerte firmate Blockbuster & Game Rush. Fino al 14 novembre Gears of War 2, l'attesissimo sequel di Gears of War che nel 2006 ha venduto oltre 4 milioni di copie per Xbox 360 è disponibile ad un costo incredibilmente vantaggioso, 54,95 anziché 64,95 euro, ben 10 euro di sconto. Inoltre in esclusiva e compresa nel prezzo la tazza ufficiale Gears of War 2, salvo esaurimento scorte.E portando 2 giochi usati per PS3, Xbox 360 o Wii, il videogame costerà soltanto 9,95 euro (l'elenco dei titoli validi per la promozione è disponibile presso gli store aderenti e su www.blockbuster.it). Un tesoro di offerte è assicurato da Blockbuster con il grande cinema. Fino all'11 novembre il titolo della saga avventurosa che ha segnato la storia della filmografia mondiale Indiana Jones Regno del teschio di cristallo costa solo 14,90 euro, mentre il  blu-ray soli 22,90 euro. Inoltre all'acquisto del film si ha subito in regalo la Blockbuster card con 5 euro di sconto su tutti i noleggi.
    Fonte: EverEye

  5. Ricariche cellulari stop alle commissioni dal 5 marzo
    New Economy Monitor/1422
    14 febbraio 2007

    Ricariche cellulari, nessun rinvio
    stop alle commissioni dal 5 marzo

    La 'lenzuolata' di liberalizzazioni si allunga. Alla prima prova parlamentare, infatti, lo stop ai costi fissi per le ricariche dei cellulari viene esteso anche alle schede pre-pagate per servizi televisivi e internet. Nessuna marcia indietro poi sui tempi: gli operatori della telefonia mobile dovranno mettersi in regola entro il 5 marzo. Sono le principali novità nel pacchetto di emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni all'esame della commissione Attività produttive della Camera e che ieri ha ricevuto anche i complimenti dell'Ocse.

    Il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani non ha, infatti, dubbi e invita la pattuglia dei parlamentari dell'Ulivo a non farsi mettere i piedi in testa: "Tenere ferma la barra - dice ai suoi nel corso di una riunione - sarà un risultato politico importante".

    D'altro canto, il Parlamento non sembra voler ammorbidire le misure del pacchetto Bersani, a partire da uno dei fronti più caldi, quello dei benzinai. E' infatti in arrivo un nuovo giro di vite: la mancata comunicazione dei prezzi dei carburanti sulla rete stradale e autostradale potrà portare, secondo un emendamento proposto dal relatore al decreto Andrea Lulli, fino alla revoca della concessione delle pompe di benzina. E che l'obiettivo sia di proseguire senza indugi lo testimonia la mano ferma anche sui tempi per la cancellazione dei costi aggiuntivi delle ricariche telefoniche, che trova il plauso bipartisan del Parlamento. Salvo, infatti, sorprese dell'ultimo minuto, governo e relatore non hanno accolto la richiesta di far slittare di qualche settimana il provvedimento, anzi. "Le osservazioni delle aziende sono irricevibili - spiega infatti Lulli - e mi hanno convinto che l'applicazione della norma nei tempi previsti è possibile oltre che giusta". Il cammino delle liberalizzazioni non solo procede spedito, ma semmai la tentazione è un'accelerazione. E', infatti, allo studio l'ipotesi di infilare nella corsia preferenziale del decreto legge qualche misura contenuta dal disegno di legge. Il ministro non si sbilancia troppo ("Non escludo che questa o quella norma possano avere una accelerazione, ma adesso non saprei dire quali"), ma per il relatore è probabile che trasmigrino le misure legate alla componentistica auto e quelle che prevedono l'eliminazione dell'obbligo di iscrizione al libro soci nelle piccole imprese. Che arrivare velocemente al via libera delle Camere sia una necessità lo dice anche chiaro e tondo il capogruppo dell'Ulivo a Montecitorio Dario Franceschini: "Vogliamo andare in aula il prima possibile con il decreto", spiega ai colleghi dell'Ulivo, precisando che l'intenzione è di creare un percorso parallelo per il disegno di legge. "Ci prendiamo l'impegno di non far finire il ddl in un cono d'ombra - conclude il numero uno dei deputati Ds e Dl alla Camera - perchè questo provvedimento si regge nella sua interezza".

    Istat, 2005 boom per la banda larga
    Nel 2005 il fatturato delle imprese telefoniche ha superato i 47 miliardi di euro, mentre continua la rapida crescita della 'banda larga' e fa un vero balzo l'Umts: le linee di questi tipo passano da 3,6 milioni del 2004 a 10,7 milioni. Questi alcuni dei dati più significativi che emergono dall'indagine del settore delle telecomunicazioni realizzata annualmente dall'Istat sulla base di questionari inviati alle imprese. Nel dettaglio, le imprese di telefonia fissa e mobile hanno realizzato un fatturato di 47.172 milioni di euro, pari a 528 mila euro per addetto. Le imprese rilevate sono 23 e impiegano 89.381 addetti, cui vanno aggiunte 2.751 persone titolari di contratti di lavoro atipici. Gli investimenti totali ammontano a 5.773 milioni di euro, mentre gli investimenti per addetto risultano pari a 65 mila euro. Nel settore della telefonia fissa, i servizi prevalentemente offerti dalle imprese sono costituiti da linee telefoniche analogiche o digitali (le linee Pstn/Isdn). Al 31 dicembre 2005 le linee attive sono pari a circa 28 milioni; di queste, il 69% è costituito da utenze residenziali e il restante 31% per cento da utenze affari. L'offerta di servizi di telefonia fissa proviene prevalentemente da aziende di medio-grandi dimensioni; in particolare, i servizi Pstn/Isdn sono offerti per la quasi totalità (99,6%) da imprese con 100 addetti e oltre. La tecnologia più diffusa nel settore della telefonia fissa è ancora quella digitale xDSL, che è offerta dall' 82,6% delle imprese, con circa 6,1 milioni di abbonati al 31 dicembre 2005. Il 47,8% delle aziende offre servizi in linea dedicata (punto-punto) e il 39,1% servizi in fibra ottica.

    Alla fine del 2005, le linee mobili attive sono 71,9 milioni, mentre le carte telefoniche prepagate ammontano a oltre 65,3 milioni. Le linee Umts sono pari a 10,7 milioni e quelle di accesso in modalità Ull (Unbundling Local Loop) 1,9 milioni, entrambe in progressiva e rapida diffusione a seguito degli interventi normativi sulla liberalizzazione dell'ultimo miglio. Nel 2005 il traffico telefonico su rete fissa è costituito per il 44,1% da chiamate verso lo stesso distretto (abbonati con lo stesso prefisso), per il 20,1% da chiamate verso altri distretti nazionali (abbonati con prefisso diverso), per il 18,8%da chiamate verso numerazioni non geografiche (esclusa rete mobile), per il 12,8% da chiamate verso rete mobile e per il rimanente 4,2% da traffico internazionale sulla rete fissa. Il traffico telefonico su rete mobile è rappresentato, nel 56,1% dei casi, da chiamate verso la rete mobile dello stesso operatore e nel 21,7% verso quella di altro operatore. Le chiamate da mobile verso rete fissa sono pari al 16,9%, mentre il traffico internazionale su rete mobile è del 2,4%. I ricavi delle imprese di telefonia fissa provengono per il 17,6% da attivazioni di linee e canoni di abbonamento alla rete telefonica, per il 12,7% da chiamate nazionali da fisso a mobile e per l'11,9% da servizi di interconnessione e terminazione. Significativi sono anche i ricavi derivanti da chiamate telefoniche distrettuali (6%) e, infine, da servizi di accesso e connessione Internet xDSL (5,6%). Nella voce "Altri ricavi" (pari al 25% del totale) confluiscono i ricavi derivanti da altre attività quali i servizi informatici e accessori, le reti di trasmissione, ecc. Per le imprese di telefonia mobile, la principale fonte di ricavo è rappresentata dalla voce interconnessione e terminazione (21, 6%); seguono i ricavi da chiamate telefoniche nazionali verso rete mobile di uno stesso operatore (15,6%), quelli da chiamate telefoniche nazionali verso rete mobile di altro operatore (13,8%) e i ricavi da Sms (10,7%). Piuttosto contenute le quote di ricavo provenienti dalle rimanenti voci, che variano fra il 7,8% rilevato per "Altri ricavi", cioè gli introiti derivanti da attività diverse dalla telefonia mobile (servizi accessori alla telefonia mobile, reti di trasmissione, servizi informatici, fornitura di accesso a Internet, ecc.) e il 4,4% relativo ai ricavi per chiamate a servizi di informazione e servizi a valore aggiunto.

    Internet Service Provider (ISP) Nel 2005 sono 131 le imprese che hanno dichiarato di svolgere, in modo prevalente o secondario, attività di fornitura di accesso ad Internet (Provider), per un totale di 67.241 addetti. Il fatturato complessivo è di 23.752 milioni di euro, prodotto quasi interamente dalle imprese di maggiori dimensioni (22.802 milioni di euro di fatturato e 65.908 addetti). Il comparto degli Isp, ancor più di quello della telefonia fissa e mobile, si caratterizza per una netta prevalenza numerica di imprese con meno di 100 addetti (90,8%), che fanno registrare, rispetto alle imprese più grandi, livelli più elevati sia in termini di fatturato che di investimenti per addetto. Tuttavia, poichè circa il 70% delle imprese attive nella fornitura di accesso ad Internet svolge l'attività principale nei comparti quali la telefonia fissa e mobile, i servizi informatici, ecc., risulta piuttosto difficile isolare le caratteristiche economiche specifiche del settore. I servizi di connessione offerti ad utenti finali sono costituiti da 5,8 milioni di utenze Internet gratuite e 7,1 milioni di utenze Internet a pagamento (di cui l'80,1% utenze residenziali e il 19,1% utenze affari). Inoltre, il 25,9% delle utenze a pagamento è rappresentato da utenze di tipo flat (Always on), ovvero abbonamenti di accesso a Internet a prezzo fisso, indipendentemente dal tempo di connessione. La distribuzione per area geografica delle utenze Internet risulta piuttosto omogenea, con quote relativamente più elevate nel Nord-ovest (29,7%) e nel Mezzogiorno (27,2%) rispetto al 21,9% del Centro e al 21,2% del Nord-est.

    Vodafone investirà 2 miliardi in India
    Il colosso britannico Vodafone, numero uno mondiale della telefonia mobile, annuncia che investirà più di due miliardi di dollari nell'indiana Essar Hutchinson, recentemente acquistata per oltre 11 miliardi di dollari. "Il nostro impegno in India - assicura il numero uno di Vodafone Arun Sarin - è di lungo periodo". Sarin, di origini indiane e di cittadinanza Usa, rivela che Vodafone condividerà le infrastrutture con Bharti Airtel, società leader indiana delle tlc, e punta a fare salire i 23 milioni di utenti di Essar Hutchinson a 100 milioni. Il gruppo britannico ha recentemente raggiunto i 200 milioni di utenti complessivi.

    New Economy Monitor è realizzato da Uomini&Business in collaborazione con FINECO SIM e ha cadenza giornaliera.
    Fonte: LetteraFinanziaria - New economy

  6. Quel nevrotico sessuomane di John Lennon
    Sparare al mito è uno sport praticatissimo dai vari biografi di grandi personaggi dello spettacolo. Su John Lennon, geniale e controversa icona del pop, sono stati scritti numerosi libri, spesso tesi a rivelare i lato oscuri del più ribelle e anticonformista fra i Beatles. Stavolta però a fare la differenza sono le numerose dichiarazioni rese e confermate dai familiari più stretti di Lennon, a cominciare da Yoko Ono, e contenute nel libro John Lennon: The Life, appena pubblicato da Philip Norman. Nevrotico e malato di sesso - In particolare Norman insiste sull'ossessione per il sesso di Lennon. Uomo infedele (nel libro è narrato l'episodio in cui la moglie Cynthia lo scopre per caso mentre è a letto con Yoko Ono, e lui si limità a rispondere "Oh, ciao") e amante nevrotico. Con la pretesa di fare sesso a comando con le sue partner. Il giornalista-scrittore, che ha lavorato a questa nuova biografia di Lennon per cinque anni, racconta di quella volta in cui John e Yoko erano a cena da un amico. Al'improvviso l'ex Beatles indicò la sua compagna giapponese e disse: "Tu non stai bene", pretendendo poi di essere accompagnato in un appartamento dove un grosso divano si trasformò nel teatro ideale per saziare gli appetiti sessuali. Tradimenti e passione per la madre - Nel libro John Lennon: The Life è anche contenuto l'episodio del rapporto sessuale imposto ad una donna che intrigava Lennon durante una festa esclusiva a New York. Lei si rifiutava di concederglisi, fino a quando l'autore di Imagine e Woman la prese con la forza, la trascinò in una stanza e si lasciò andare ad un amplesso talmente rumoroso da costringere il padrone di casa a mettere un disco di Bob Dylan e suonarlo a tutto volume per coprire i gemiti animaleschi dei due. Yoko Ono era presente, è lei a raccontare la scena al biografo. Ossessionato dalla gelosia, Lennon aveva imposto alla Ono di scrivere su un foglio tutti i suoi amanti, per poi poterli insultare anche mentre facevano l'amore. "Quando andava in bagno in luoghi pubblici" svela Yoko nel libro, "ero obbligata ad accompagnarlo, temeva che qualsiasi momento fosse buono per me per andare con altri uomini". Sempre secondo l'artista giapponese, per anni fedele compagna di Lennon, il musicista era talmente ossessionato dal sesso da sognare di farlo anche con la madre Julia, amata e detestata, morta quando lui aveva appena 17 anni. Crudeltà con i figli - In John Lennon: The Life Philip Norman scrive anche del rapporto tutt'altro che sereno tra Lennon e i figli. In particolare Julian, avuto dalla moglie Cynthia, racconta di come per mesi non riuscisse a sapere niente del padre, salvo poi ritrovarselo di fronte all'improvviso, sempre molto sbrigativo e insofferente. Verità o abile mistificazione, si chiederanno schiere di fan di Lennon. A rispondere è stata la stessa Yoko Ono, secondo la quale lo scrittore Norman ha riportato fatti realmente accaduti, ma rendendoli con un tono eccessivamente incattivito.
    Fonte: Tiscali Musica

  7. Wimax: il TAR Può/Deve Salvarlo
    In data 22/11/07, presso la Camera di Consiglio del TAR del Lazio, si è tenuta un'audizione in merito al ricorso della società MGM, contro il regolamento per la concessione dei diritti d'uso per la tecnologia WiMax. Per la prima volta l'associazione Anti Digital Divide è stata rappresentata legalmente in questa sede per supportare ad adiuvandum le tesi di MGM. La decisione del TAR dovrebbe arrivare entro pochi giorni o addirittura poche ore, mentre il web si è mobilitato per scongiurare che il Wimax venisse monopolizzato dai soliti noti, TV e giornali hanno ignorato il tema, salvo qualche eccezione come la trasmissione di RAI UTILE a cui ha partecipato anche ADD, forse questo disinteresse è dovuto al fatto che i maggiori inserzionisti pubblicitari delle TV e dei giornali più importanti sono proprio gli operatori telefonici che trarrebbero vantaggio dalla modalità scelta da AGCOM e Ministero delle Comunicazioni per liberalizzare il Wimax. ADD invierà un comunicato sperando che sia dato a questo tema il risalto che merita, visto l'importanza che può avere il Wimax nella liberalizzazione del mercato e per la riduzione del Divario Digitale.Ci auguriamo che il TAR, nonostante qualche gaffe, accolga il ricorso e le motivazioni di associazioni, provider e di migliaia di Utenti che hanno firmato sul web due petizioni che hanno raccolto più di 220 MILA FIRME:pro concorrenza, lanciata dal Blog di Beppe Grillopro open spectrumSeguono i motivi principali che ci hanno indotto ad appoggiare il ricorso.
    Fonte: AntiDigitalDivide

  8. I casi: Little Mosque on the Prairie e Arab Labor
    Negli anni '70 e '80 furono le famiglie afroamericane de I Jefferson e I Robinson a parlare, sia pure tra risate e situazioni edulcorate, di integrazione razziale. Ora è il momento delle famiglie mediorientali. La piccola Moschea nella prateria. In Canada è diventata un caso mediatico, tanto che la Fox ne ha acquistato i diritti per farne un remake a stelle e strisce. Richiamando già nel titolo un classico della tv statunitense (La casa nella prateria, del 1974) la serie racconta la vita di una piccola comunità musulmana nella cittadina rurale di Mercy. I protagonisti del serial sono l’imprenditore Yasir, intenzionato a costruire sul retro di una chiesa anglicana una piccola moschea, e Amaar, avvocato pakistano pronto a sostituire un imam ultraconservatore in preda a una forma di "paranoia religiosa". In mezzo a loro: contadini terrorizzati dalle forme di culto non cristiane, un pastore protestante conciliante, e un conduttore radiofonico razzista ma innamorato di una ragazza algerina. Valori e principi, con un sorriso. Così come La casa nella prateria proponeva i sani principi e le buone abitudini della vecchia famiglia americana (la preghiera prima di cena, i racconti davanti al camino, il ritorno da scuola attraverso i campi), questa nuova serie, con benevola ironia, mostra i rituali e la quotidianità di normali famiglie musulmane. Il telefilm è scritto da Zarqa Nawaz, sceneggiatrice canadese con origini pakistane, che ha dichiarato: "Abbiamo le stesse ambizioni, gli stessi problemi d’amore o familiari di un cristiano. Se poi alla luce delle tensioni nate dopo l’11 settembre questa serie riesce a dare il suo piccolo contributo alla lotta contro i pregiudizi, allora tanto di guadagnato".  Arab Labor. Un po' più scorretta e amarognola si preannuncia invece Arab Labor. La sit-com, vero e proprio fenomeno in Israele (ma piace anche in Palestina), è incentrata sulle giornate di Amjad, giornalista di origine araba che vive a Gerusalemme e, per quieto vivere, cerca di farsi passare per ebreo. Salvo rivendicare, attraverso i pezzi giornalistici, la propria identità etnico-culturale. Attorno a lui si muove una famiglia numerosa, ingombrante e decisamente simpatica. La stampa israeliana ha azzardato paragoni con i celeberrimi "Robinson" di Bill Cosby. Ancora incerta la programmazione italiana. Per entrambi i telefilm, non è stata annunciata al momento la programmazione nel nostro paese. Tuttavia, Arab Labor è stato presentato lo scorso maggio al Telefilm Festival di Milano, e La piccola Moschea nella prateria ha conquistato anche il pubblico francese, dopo la programmazione in Canada, in Israele, a Dubai, in Turchia, a Gaza e in parte dei territori palestinesi. Forse il 2009 sarà l’anno buono per vedere i due serial anche in Italia.
    Fonte: Tiscali Spettacoli

  9. Joaquin Phoenix: addio cinema, meglio la musica
    Ancora un film, in uscita il prossimo febbraio, poi basta. Joaquin Phoenix dice addio alla settima arte, saluta Hollywood senza rimpianti e annuncia la fine della sua carriera d'attore. Decisione che ha sorpreso non pochi, ma confermata da Susan Patricola, portavoce di Phoenix, il quale ha detto che si intende dedicarsi totalmente alla musica. Due quasi Oscar, un Grammy - Considerato tra i giovani attori più talentuosi e versatili dell'ultima generazione, il 34enne Joaquin viene da una famiglia hippie ed è cresciuto nella comunità religiosa dei bambini di Dio. Fratello di River Phoenix, promessa di Hollywood stroncata da un'overdose di droga e alcol nel 1993, Joaquin è stato candidato all'Oscar per il suo ruolo del malvagio Commodo in Il Gladiatore e per l'interpretazione del mito country Johnny Cash in Quando l'amore brucia l'anima. Questa pellicola gli è valsa la vittoria del Grammy Awards come migliore interprete di una colonna sonora, facendo scattare l'amore assoluto per la musica e la decisione di dire basta con il cinema. "Per me è come andare verso pascoli più verdi", ha detto l'attore e cantante a Variety, "spero di avere lo stesso impatto sulla gente". Non è la prima volta - I ben informati ricordano che Joaquin Phoenix già in passato ha dato l'addio a ciak e set, per poi ricredersi. La prima volta nel 1989, dopo alcuni piccoli ruoli. La seconda nel 1993, dopo la tragica morte del fratello River. Due anni dopo ecco il ritorno alla recitazione, fino al nuovo stop. Salvo ripensamenti, i fans potranno vederlo prossimamente in Two Lovers, insieme a Gwyneth Paltrow.
    Fonte: Tiscali Spettacoli

  10. Traci Lords a 40 anni torna ad essere una stella del porno
    A 15 anni erq già un mito del porno, salvo poi uscire da quel mondo infernale dopo aver denunciato i suoi aguzzini. Traci Lords, vero nome Nora Louise Kuzma, oggi ha 40 anni ed è pronta a rivestire (se così si può dire) i panni della pornostar. L'attrice ha girato Zack & Miri Make A Porno, nuovo film di Kevin Smith, il regista che con Clerks ha raccontato la quotidianità dei ragazzi resi precari da un sogno americano ormai ridotto a pezzi. Pornodivi forzati - Zack & Miri Make A Porno vede al centro dell'azione due coinquilini che decidono di girare un film hard casalingo, con pochi mezzi ma molto realismo, per potersi pagare i conti. Sulla loro strada incontreranno una decana dei set a luci rosse, interpretata appunto da Traci Lords, la quale collaborerà alle riprese e svelerà loro i segreti per girare un porno di successo. Nonostante il film di Smith sia una commedia satirica, negli Stati Uniti la parola "porno" nel titolo ha creato qualche problema con la censura e alcuni critici che si sono rifiutati di recensire il film. All'inferno e ritorno - Cinque anni fa Traci Lords ha scritto l'autobiografia best-seller Sotto a tutto, in cui ha raccontato nei dettagli la sua ascesa nel mondo dell'hard. Figlia di un padre ucraino e di una madre americana hippie, Traci è cresciuta tra botte e abusi, fino alla fuga in auto verso la California del sesso libero (che per lei ha significato un'iniziazione a soli 10 anni e un aborto a 14) e dei primi "studios" a luci rosse. Corpo mozzafiato, viso da lolita, la piccola Traci nel giro di qualche anno ha girato un numero impressionante di film. Con l'arrivo della maggiore età ecco la decisione di ribellarsi: ai ricatti del patrigno e ad un mondo che l'ha sfruttata senza pietà. Da quel momento la Lords ha provato a ricominciare come attrice, ha tentato anche di proporsi come cantante. Ora torna a fare la pornostar, ma per finta, e con molta acida cattiveria. 
    Fonte: Tiscali Spettacoli

  11. Mafiocrazia

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    >> COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:
    venerdì 14 novembre invito tutti i milanesi ad andare in ufficio e a scuola in bicicletta. E' il mezzo più veloce, pulito e economico. Chi va in bicletta non dipende dal prezzo del petrolio o dai disservizi dei mezzi pubblici. La bicicletta è rivoluzionaria. Io ci sarò a Milano nel primo pomeriggio con la mia bicicletta e i miei potenti garretti. No alle macchine inquinanti a pagamento. No alle leucemie infantili. Si all'aria pulita e alla libertà di muoversi senza rischiare di essere investiti. Quanti assessori o consiglieri comunali milanesi vanno in ufficio in bicicletta? Se ci fosse qualcuno lo aspetto per farmi da Cicerone. Beppe Grillo <<

    Testo:
    "Buongiorno a tutti.
    Finalmente, si fa per dire, riparte la commissione parlamentare antimafia. Voi sapete che è dall'inizio degli anni Sessanta che il Parlamento italiano si costituisce in commissione bicamerale antimafia per combattere la mafia, soprattutto nei suoi rapporti tra mafia e politica.
    C'è una contraddizione: la politica che combatte i rapporti tra mafia e politica è come dire la mafia che combatte i rapporti fra mafia e politica.
    E infatti non li ha, almeno negli ultimi quindici anni, mai combattuti; da quando, cioè, non c'è più un'opposizione forte a chi sta al governo ma ci sono, sulle questioni che contano, finte divisioni fra maggioranza e opposizione e poi una sostanziale unanimità. Infatti, come sappiamo, negli ultimi quindici anni tutte le normative serie in materia di lotta alla criminalità organizzata sono quelle che erano contenute nel papello di Totò Riina. Sono state abolite le carceri nelle isole con l'isolamento del 41bis serio, Pianosa e Asinara; sono stati di fatto aboliti i pentiti, nel senso che nell'anno 2000 destra e sinistra insieme hanno messo mano alla riforma che aveva voluto Falcone all'inizio degli anni Novanta e hanno deciso di togliere tutti i benefici che rendevano conveniente, per un mafioso, schierarsi dalla parte dello Stato tradendo la mafia. Per cui i mafiosi hanno capito l'antifona, quelli che avevano qualche intenzione di pentirsi se la sono fatta passare, quelli che si erano già pentiti si sono pentiti di essersi pentiti e hanno ritrattato.
    In più sono state ridotte di molto le scorte ai magistrati e ai testimoni antimafia. E' stato svuotato dall'interno il 41bis per cui quando il cosiddetto ministro Alfano racconta che non è mai stato così efficace sa benissimo - spero per lui - di raccontare favole perché lo sanno tutti che il 41bis è diventato una specie di barzelletta da quando è stato stabilizzato per legge.
    Quando voi sentite il presidente del Senato Schifani dire: "noi nella legislatura del governo Berlusconi II abbiamo stabilizzato un provvedimento che prima era provvisorio e veniva attuato dal ministro della Giustizia di sei mesi in sei mesi, abbiamo stabilizzato per sempre il 41bis", spero che anche lui - ma credo che lo sappia - sia conscio di raccontare favole. Perché il 41bis quando era provvisorio era molto più efficace che oggi quando è diventato legge definitiva. Per quale motivo?
    Per un motivo molto semplice: quando un provvedimento viene rinnovato di sei mesi in sei mesi i tempi burocratici necessari per il mafioso recluso per chiedere la revoca dell'isolamento, sono talmente lunghi che di solito la risposta alla sua domanda non arriva in tempo in sei mesi, quindi quando gli rispondono c'è già stato un nuovo provvedimento semestrale, contro il quale deve di nuovo ricorrere.
    I ricorsi, quindi, contro il 41bis non venivano quasi mai accolti perché non si faceva in tempo. Praticamente il 41bis durava molto a lungo ed era molto difficile revocarlo. Ora che è diventato un provvedimento che vale per sempre, preso una volta vale per sempre - o almeno fino a che non ce ne sono i presupposti - i ricorsi sono molto facili perché anche se durano 7-8 mesi ne basta uno perché la persona possa vincerlo, allora si va alla discrezionalità del magistrato singolo il quale ogni volta che riceve il ricorso deve valutare se la persona sia ancora socialmente pericolosa, collegata con l'organizzazione mafiosa. E come fai a saperlo? Come fai a sapere se una persona è potenzialmente pericolosa? Come fai a sapere se ha ancora legami dopo anni che è in carcere? Lo puoi presumere ma se non lo puoi dimostrare, spesso puoi concedere la revoca del 41bis senza alcun rischio e senza alcuna formale irregolarità.
    Quindi molti detenuti mafiosi, anche stragisti, che stavano al 41bis hanno ottenuto, in buona o cattiva fede dei magistrati di sorveglianza, il trattamento carcerario normale.
    Quindi adesso incontrano quando gli pare avvocati, parenti eccetera. Non raccontiamoci balle: le commissioni antimafia sono un paravento per far finta che lo Stato ancora combatte la mafia. Non sono più le commissioni antimafia degli anni Sessanta e Settanta che addirittura anticipavano il lavoro della magistratura.
    La magistratura negli anni Sessanta e Settanta, soprattutto in Sicilia e a Roma in Cassazione, era quella magistratura che proclamava la non esistenza della mafia oppure scambiava la mafia per un'accozzaglia di bande che, scompostamente e senza alcun vertice, agivano per i campi.
    La commissione antimafia, molto più avanzata di quella magistratura, già faceva i nomi e i cognomi dei personaggi.
    Salvo Lima era citato decine di volte nelle relazioni di minoranza della commissione antimafia come referente della mafia ben prima che venisse assassinato e ben prima che nel processo Andreotti e nel processo sull'assassinio Lima i magistrati poi stabilissero nero su bianco che Lima era un noto mafioso.
    Negli ultimi anni la commissione antimafia è diventata un ente inutile, anzi dannoso, proprio perché ha diffuso la sensazione che il Parlamento continuasse a occuparsi dei rapporti fra mafia e politica, mentre non ha mai avuto il coraggio di mettere le mani sul caso Dell'Utri.
    Non ha mai avuto il coraggio di mettere le mani sul caso Berlusconi. Non ha mai avuto il coraggio di mettere le mani sul caso Andreotti, nemmeno dopo che la magistratura aveva già squadernato, sotto gli occhi dei commissari e del Parlamento, le carte necessarie e indispensabili per poter tirare almeno le conclusioni politiche di quei rapporti ormai accertati.
    Io ricordo che, con Elio Veltri, scrivemmo il libro "L'odore dei soldi" nel 2001 con gli editori riuniti proprio perché Veltri faceva parte della commissione antimafia.
    Venne da me e mi disse: "abbiamo fatto arrivare dal Tribunale di Palermo le carte del processo Dell'Utri, le perizie sui finanziamenti ambigui della Fininvest negli Settanta e Ottanta,
    i rapporti sui finanziamenti delle varie finanziarie del gruppo Berlusconi.
    Quando io ho chiesto di discuterne in commissione, eravamo alla fine della legislatura del centrosinistra, mi hanno tutti guardato come un matto e abbiamo votato.
    Ho votato da solo per parlare del caso Dell'Utri - Berlusconi in commissione antimafia e tutti mi hanno votato contro, compresi persone oneste della sinistra come Beppe Lumia dei DS e Giovanni Russo Spena di Rifondazione".
    Allora facemmo il libro.
    Ora perché vi racconto tutto questo? Perché si sta reinsediando la commissione parlamentare antimafia.
    Se voi andate sul sito della Camera, andate nella finestra che riguarda le commissioni, andate nelle commissioni bicamerali e trovate "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno di mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere".
    Poi trovate la legge istitutiva, è una legge nuova ogni volta, rispetto a quella vecchia.
    Di solito ricopiata, questa volta - sono anche spiritosi - hanno voluto scrivere che questa commissione antimafia indagherà anche sui rapporti tra mafia e politica con particolare riferimento al periodo delle stragi del '92-'93. Quindi mandanti occulti, trattative fra Stato e mafia eccetera. Speriamo che sia vero. Alla voce presidente, vicepresidenti e segretari c'è il bianco, perché non hanno ancora designato il presidente.
    Ci sono invece i cinquanta componenti, venticinque deputati e venticinque senatori.
    Buona notizia: non ci sono pregiudicati. Ve lo dico perché nella scorsa legislatura ce n'erano due: Vito Alfredo e Paolo Cirino Pomicino. Questa volta hanno pensato di non metterceli.
    In compenso abbiamo dei personaggi che forse, valutate voi, non sono proprio il non plus ultra per la commissione antimafia.
    Soprattutto il presidente: pare il che il favorito alla presidenza dell'antimafia sia Beppe Pisanu.
    Premetto che Beppe Pisanu è persona estremamente seria ed è uno dei migliori, o dei meno peggio a seconda della visuale, di Forza Italia. Ma più per demerito degli altri che non per merito suo!
    Voi sapete che Pisanu è completamente uscito dall'orbita di Berlusconi: nessuno ne parla più.
    L'avete mai più visto in televisione, l'avete mai più sentito nominare?
    Eppure era il ministro dell'Interno durante le elezioni del 2006. Secondo alcuni, Enrico Deaglio, è il ministro dell'Interno che si oppone ai tentativi golpistici di broglio ventilati dal Cavaliere e per questo è protagonista di una rissa memorabile a Palazzo Grazioli.
    Da allora - noi non sappiamo se è vero, Deaglio con alcuni indizi l'ha sostenuto nella sua inchiesta sui presunti brogli nel 2006 - sta di fatto che Pisanu non ha più avuto alcun incarico di prestigio ed è stato posato, anche se è rimasto in Forza Italia.
    Adesso pare che, proprio per questo suo ruolo non più fidato per Berlusconi, stia diventando una figura di garanzia che piace anche all'opposizione per fare il presidente dell'antimafia.
    Purtroppo, però, Pisanu non è un pivellino appena uscito dalle Università.
    E' un signore nato a Sassari nel 1937.
    Ha un anno in meno di Berlusconi, ne ha 71. Laureato in scienze agrarie, era nella DC - nella sinistra DC - amicissimo di Cossiga.
    E' stato nella segreteria di Zaccagnini, capo della segreteria di Zaccagnini negli anni del compromesso storico.
    Poi è stato sottosegretario al Tesoro e alla Difesa nei governi Forlani, Fanfani, Spadolini, Goria e Craxi.
    Nel 1994 era vice capogruppo di Forza Italia alla Camera e nel 1996 è stato nominato capogruppo quando hanno cacciato Vittorio Dotti perché era fidanzato di Stefania Ariosto, che aveva il grave torto di avere parlato di Previti.
    Nel 2001 ministro per la verifica del programma nel governo Berlusconi II e poi ministro dell'Interno dopo che Scajola ebbe la splendida idea di definire "rompicoglioni, avido" il povero Marco Biagi dopo l'assassinio.
    Insomma, è in Parlamento da dieci legislature.
    Questa è la sua undicesima.
    Perché dico che forse non è l'uomo giusto al posto giusto? Perché nel 1983 era sottosegretario al Tesoro nel governo Fanfani V.
    Cosa successe? Il caso Ambrosiano.
    Andiamo con ordine: Pisanu è sottosegretario al Tesoro e il Tesoro ha il dovere di sorveglianza, insieme alla Banca D'Italia, sulle banche, soprattutto sull'Ambrosiano che era un'enorme banca.
    Bene, lui, che avrebbe dovuto vigilare come sottosegretario al Tesoro, in realtà era amicissimo di Roberto Calvi, il bancarottiere, e di tutti gli uomini che gli avevano dato una mano a fare bancarotta, a cominciare da Flavio Carboni.
    Flavio Carboni non era coinvolto tanto negli aspetti finanziari del caso Ambrosiano quanto piuttosto nella fuga di Calvi in Svizzera e poi in Inghilterra, tant'è che è stato addirittura imputato per l'omicidio Calvi, assolto in primo grado ma adesso credo ci sarà il processo di appello.
    Insieme a Licio Gelli, ad esponenti della banda della Magliana, un bel giro.
    Pisanu ci andava in barca, in Sardegna con Flavio Carboni, e sulla barca - che si chiamava la "Punto Rosso", 22 metri - c'era anche un omino: il nostro presidente del Consiglio attuale, Berlusconi.
    Sempre sulla barca, in Costa Smeralda.
    A un certo punto condannano Calvi per reati valutari, lo mettono in libertà provvisoria.
    Va anche Calvi in barca, dopo essere stato condannato in primo grado, arrestato e messo in libertà provvisoria, va in barca pure lui con Pisanu e il resto della compagnia.
    Poi nel 1982 arrestano Carboni per la fuga di Calvi, che poi è stato trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri di Londra; Carboni viene arrestato e Pisanu viene interrogato sulle sue frequentazioni con Carboni e risponde al magistrato Pierluigi Dell'Osso: "incontravo Carboni perché era un interlocutore valido per le forze politiche richiamantisi all'ispirazione cattolica".
    Carboni era un'anima pia: parlavano di teologia, probabilmente, in barca nei giorni del crack Ambrosiano.
    Carboni, aggiunge Pisanu riuscendo a rimanere serio, "mi disse che Berlusconi aveva interesse a espandere Canale5 in Sardegna, tal che lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare, a tal fine, la più importante rete televisiva sarda, Videolina, e mi disse di essere in affari col signor Berlusconi anche a riguardo di un grosso progetto edilizio denominato "Olbia 2"".
    Era quando Berlusconi e Carboni volevano rovesciare una colata di cemento sulla costa Smeralda.
    Questo pio sodalizio si estende poi al Banco Ambrosiano perché, come vi ho detto, il sottosegretario al Tesoro, anziché vigilare su quello che stava facendo Calvi, già condannato per reati valutari, incontra Calvi quattro volte, in quei giorni.
    Subito dopo viene chiamato a rispondere alla Camera da un'interrogazione parlamentare delle opposizioni che, allarmate per il crack dell'Ambrosiano, del quale già si parla anche se non è stato ancora ufficializzato, chiedono notizie al governo, al sottosegretario al Tesoro.
    Pisanu, l'8 giugno del 1982, risponde alla Camera. Già all'epoca c'era un enorme buco, c'era il buco del banco Andino, affiliato al Banco Ambrosiano, che stava rischiando di trascinare anche l'Ambrosiano nel crack.
    Ma Pisanu rassicura: niente paura: è tutto sotto controllo, nessun allarme. Dice: "le indagini condotte all'estero sull'Ambrosiano non hanno dato alcun esito".
    Non tanti giorni dopo, un giorno dopo, il 9 giugno Pisanu va di nuovo a cena con Flavio Carboni.
    Un altro giorno dopo, il 10 giugno, Calvi scappa dall'Italia per finire, come sappiamo, sotto il Ponte dei Frati Neri, appeso.
    Nove giorni dopo l'uscita di Pisanu in Parlamento - tutto sotto controllo, nessun problema per l'Ambrosiano - il governo suo, Fanfani, mette l'Ambrosiano in insolvenza.
    Lo dichiara insolvente e manda sul lastrico migliaia di risparmiatori, che perdono tutto quello che avevano.
    Poi, sia l'Ambrosiano, sia l'Andino fanno la loro regolare bancarotta.
    La commissione P2, presieduta da Tina Anselmi, convoca Pisanu perché Angelo Rizzoli, editore, all'epoca proprietario del Corriere della Sera, P2, poi coinvolto in un crack, anche lui arrestato, racconta: "a proposito del Banco Andino, Calvi disse a me e a Tassandin - l'uomo della P2 al vertice del Corriere della Sera - che il discorso dell'onorevole Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui - Calvi. Qualcuno mi aveva detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni".
    Quest'accusa, che poi verrà riesumata anche dal portaborse di Calvi, Pellicani, non ha mai trovato conferma, quindi possiamo ritenerla falsa o non provata.
    Ma il problema è politico: Pisanu è il signore che ha messo la faccia, è andato in Parlamento a dire che il Banco Ambrosiano era una meraviglia mentre era alla vigilia del crack.
    Il tutto a causa dei suoi conflitti di interessi, cioè dei suoi rapporti con Carboni, con Calvi e con Berlusconi.
    In commissione P2 si scatenano le opposizioni: i più accesi sono Teodori, dei Radicali, e Tremaglia, del Movimento Sociale, che ne dicono di tutti i colori di Pisanu.
    Se volete trovate in "Se li conosci li eviti", la biografia di quei giorni terrificanti, tant'è che urlano "dimissioni, dimissioni, dimissioni!" e alla fine, il 21 gennaio del 1983, Pisanu si dimette da sottosegretario al Tesoro.
    Poi rientrerà in un altro governo e verrà riciclato da Forza Italia, perché sapete che in Italia non si butta via niente!
    Lo ritroviamo, Pisanu - ve lo racconto di nuovo il suo possibile ruolo di presidente della commissione antimafia - nel 2004, 10 gennaio, in una telefonata.
    Non è lui al telefono: al telefono ci sono Berlusconi, presidente del Consiglio, e Cuffaro, all'epoca governatore della Sicilia per il centrodestra.
    Cuffaro, sapete, era preoccupato perché c'era un'indagine per favoreggiamento alla mafia da parte della Procura di Palermo, Berlusconi lo rassicura e gli dice: "io ho saputo qui, la ragione perché ti telefono, il ministro dell'Interno mi ha parlato e mi ha detto che tutta la... è sotto controllo, è tutto sotto controllo".
    Chi era ministro degli Interni in quel periodo? Pisanu.
    A che titolo Pisanu sapeva notizie o controllava notizie su un'indagine segreta della magistratura a Palermo, un'indagine di mafia che coinvolgeva anche il governatore?
    E a che titolo informava Berlusconi di queste eventuali notizie segrete di cui aveva saputo?
    E a che titolo Berlusconi informava Cuffaro?
    C'è, per caso, un reato di favoreggiamento in questo comportamento? Lo domando perché Cuffaro è stato condannato per avere avvertito dei mafiosi su notizie riservate su indagini in corso.
    Se fosse vero quello che dice Berlusconi al telefono, forse ci sarebbe qualcosa di illecito anche nel comportamento di un ministro dell'Interno che si procura notizie su un'indagine segreta, che le rivela al presidente del Consiglio, che le rivela all'interessato, cioè all'indagato, cioè a Totò Cuffaro.
    Perché non sono stati chiamati a risponderne penalmente? Perché in quel periodo la procura di Palermo adottava una linea morbida nei confronti dei politici.
    Pisanu fu sentito come testimone, Berlusconi non fu nemmeno sentito.
    La procura, presieduta da Piero Grasso, chiese e ottenne la distruzione di quei nastri, anziché mandarli al Parlamento per ottenere l'autorizzazione a utilizzarli per valutare eventuali reati da parte di Berlusconi e Pisanu.
    Tutti da dimostrare, naturalmente, ma la telefonata è quanto mai inquietante, soprattutto perché Cuffaro non si è mai saputo da chi sapesse le notizie riservate che poi passava ai mafiosi.
    Qui abbiamo un piccolo indizio: "il ministro dell'Interno mi ha parlato, e mi ha detto che tutta la... è tutto sotto controllo, tutto sotto controllo".
    Perché dico questo? Perché è evidente che una commissione parlamentare antimafia seria, che volesse occuparsi dei rapporti mafia-politica, potrebbe per esempio cominciare dal caso Cuffaro.
    E nel caso Cuffaro domandarsi se c'erano deviazioni istituzionali.
    E magari convocare Berlusconi e Pisanu.
    Ma se il presidente dell'antimafia fosse Pisanu, potrebbe convocare se stesso? Si, dovrebbe guardarsi allo specchio e farsi le domande e darsi le risposte.
    Passate parola!

    Ps. La scorsa settimana ho citato l'ex onorevole Publio Fiori a proposito della Loggia P2.
    Fiori mi prega di precisare che il suo nome figurava, sì, nelle liste ritrovate nel 1981 negli uffici di Gelli a Castiglion Fibocchi.
    Ma poi una sentenza definitiva del Tribunale di Roma (come pure l'Avvocatura Generale dello Stato) hanno stabilito che la presenza del suo nome nelle liste non dimostra la sua adesione alla Loggia.
    Il suo nome, insomma, potrebbe essere stato inserito abusivamente negli elenchi." Marco Travaglio


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    Fonte: Beppe Grillo




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