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Risultati per: Route 66Articoli trovati: 9


  1. Pax Christi: Route Montesole Barbiana
    documento finale
    Fonte: PeaceLink

  2. Clutch: Transnational Speedway League: Anthems, Anecdotes, and Undeniable Truths (di Dissonance)
    Per la serie "ne avevamo davvero bisogno"? E passi che tutti noi amiamo l'Hard Rock becerotto ed ignorante. E passi, anche, che di tanto in tanto quella puntina deviata di Hardcore la facciamo scorrere volentieri. Ma questo è troppo. I Clutch sanno suonare, ed hanno imparato benissimo il verbo dettato dai maestri dei generi succitati. I Clutch sanno anche produrre vagonate di riff tanto piacevoli, quanto derivativi. Ed, ok, sanno anche come strutturare un mid-tempo. Peccato che in quarantasei minuti di momenti da ricordare ce ne siano ben pochi. Ad onor del vero non abbiamo a che fare con un brutto album, ma semplicemente con un album insipido. Tutti i brani sembrano muoversi sulla stessa autostrada (ok, la Route 66-6, fa figo ed Hard Rocker) stilistica, ma pochi riescono a spiccare per qualità compositiva. L'incipit del disco getta parecchio fumo negli occhi. È, infatti, irresistibile l'andamento veloce ed incalzante di "A Shogun Named Marcus", come d'altronde è impossibile non muovere la testa con "El Jefe Speaks", brano dotato di un refrain anthemico ed irresistibile, preceduto da una strofa sulfurea e ridondante. A chiudere il trittico, invece, ci pensa "Binge And Purge", una slow song malata e Sabbathiana che riesce a tenere attaccati alla sedie prima dell'esplosione nel finale con relativo cambio di tempo. Ed ora le brutte notizie. Questo non è un EP, e di brani ce ne sono ancora otto, al contrario la varietà sembra essersi esaurita. Ed allora ecco arrivare brani piatti come "Bacchanal" o "Effigy", che quasi giocano a rincorrersi in una simpatica corsa all'inutilità. Difficile dire chi la spunti.  Qualche buona intuizione giunge da "Walking In The Great Shining Path Of Monster Trucks" e "Heirloom 13", seppur comunque la solfa è la stessa: andamento ridondante e riffone pronto ad esplodere nel ritornello "catchy", ma tanto vale salvare il salvabile. I Clutch in seguito ci hanno insegnato che con mezzi non obbligatoriamente eccelsi si possono tirar fuori ottimi album ("Clutch" e "The Elphant Riders"), ed il mio consiglio è di riscoprire proprio quelli. Riprovateci, sarete più fortunati, più che un monito sembra una premonizione. Ci hanno riprovato, e lo sono stati!…
    Fonte: DeBaser

  3. Pax Christi: Da Montesole a Barbiana. Dalla resitenza alla libertà. Nel 60° anniversario costruiamo insieme il
    seguite in diretta il percorso della Route e iracconti di chi è in cammino http://sentierocostituzione.blogspot.com/
    Fonte: PeaceLink

  4. La Route 66 del mito americano

    Le immagini di Franco Fontana, grande fotografo emiliano, saranno ospitate a Castelnovo ne' Monti, nella sala mostre di Palazzo Ducale: ROUTE 66 - viaggio lungo la strada mito per la storia americana - proseguirà fino al 24 agosto.


    Fonte: Fastweb Viaggi

  5. Le auto di Cars al Motor Show di Londra
    Dalla celebre Route 66 all'ombra del London Eye. Le auto protagoniste del film di animazione Disney-Pixar Cars sono state trasformate in vetture in carrozzeria e bulloni autentici per...
    Fonte: Omniauto

  6. Howlin Rain: Magnificent Fiend (di supersoul)
    Per favore, qualcuno spiegasse ad Ethan Miller che gli anni settanta sono finiti da un pezzo, che l'organo Hammond non lo usa più nessuno e che il binomio barbone incolto-capigliatura stempiata non va più d'accordo con i gusti delle giovani leve che acquistano i dischi.  Canzoni di un'altra epoca per gente di un'altra epoca che magari avrebbe voluto esserci trent'anni prima. Era l'operazione già compiuta due anni fa con il primo disco del side project dei rumoristi Comets on Fire: gli Howlin Rain, il biglietto più a buon mercato per viaggiare  sulla route 66 a bordo di una moto verso un'estate di libertà e paura.  Stavolta Ethan rende la sua musica un tantino più complicata ampliando la formazione con un ottimo polistrumentista come Joel Robinow (ex Drunk Horse) alle tastiere e fiati, ma il leit motiv è rappresentato sempre da quella strana mistura tra lo sballo lisergico californiano, il rock delle radici e l'attitudine alla jam da crossover. Il liquido piano elettrico che conclude un brano urlato alla Creedence come "Calling Lightingh pt. 2", evoca cavalieri morrisoniani nella tempesta buttati in questo mondo come un cane senza osso. Lo strano crossover abbracciato da Miller con la nuova formazione è palese in canzoni come "El Rey", puro zucchero filato che scende ad avvolgerci con quegli accordi di chitarra e il sottofondo d'organo e piano elettrico ad accompagnare il falsetto di Ethan lungo un brano che si espande fino ad uno strano respiro da Blaxploitation. Lo stesso innesto di "Dancers at the end of time", tra "explosioni" di chitarre wha- wha e tastiere su un tappeto ritmico da danza indiana attorno al fuoco, è estremamente coinvolgente associato alla prestazione vocale di Miller, che straccia la carta di cui sono fatti i tweeter delle casse acustiche di una volta (altamente raccomandate per questa musica).  Altrimenti "Lord Have Mercy" sposta l'effetto straniante verso i peana corali volti al cielo dalle misconosciute band del southern rock degli anni novanta come The Screamin'Cheetah Wheelies, con le mani in alto verso la pioggia ristoratrice invocata dopo mesi di siccità in quella comune nel deserto dove è difficile far credere che marijuana e poligamia sono roba illegale, che il vinile è stato sostituito dal cd e le rockstar di una volta oggi giocano a golf.  L'effetto sorpresa è finito e questo disco è meno selvaggio e coinvolgente del precedente. Ma se Ethan Miller termina l'album con una ballata ("Riverboat") in onore del morto riconoscente come se fosse suonata al party del suo funerale dai burattini di carne alle prese con un piatto di "huevos", allora avrà sempre un posto particolare nel mio cuore. …
    Fonte: DeBaser

  7. Rilasciato gratuitamente Windows Mobile IP Utility
    Windows Mobile IP Utility è un tool diagnostico per ottimizzare la connettività dei device WM5 / WM6: configurazione dell'indirizzo IP, test di velocità, Ping e Trace Route sono solo alcune tra le funzioni offerte. Download gratuito >>Enterprise Mobile (http://tools.enterprisemobile.com/iputil/)
    Fonte: SoloPalmari

  8. Libera adsl dai soliti cavi con il router Canyon
    Abbiamo fatto testare il nostro route CN-WFAP. L'aspetto esteriore, il design, le linee eleganti e le dimensioni ridotte ne fanno un prodotto attraente. Sulle qualità e le specifiche tecniche lasciamo la parola a Giornale Tecnologico.
    Fonte: FullPress Focus

  9. Modwheelmood: Pearls to Pigs (di beso)
    Modwheelmood è il progetto del polistrumentista italiano Alessandro Cortini. La parola nasce dal connubio di "Modwheel", che è un controllo sulla maggior parte dei sintetizzatori che permette di variare un parametro positivamente o negativamente, e "Mood" ossia stato d'animo. La storia del ragazzo sembra uscita da un libro di fiabe dei fratelli Grimm. Il nostro nasce a Parma nel '76, vive e studia a Bologna, nel 99 si trasferisce a Los Angeles dove ancora oggi risiede e compone. Alessandro si trasferisce in L. A. principalmente per approfondire i suoi studi e diplomarsi in chitarra, ma dalle interviste risulta che più scale provi col metronomo e più gli torni la nostalgia delle tastiere del pianoforte e dell'arte del canto in cui è maestro. Suona le tastiere nei locali underground di L. A. con i Mayfieldfour per sbarcare il lunario e di tanto in tanto torna in Italia dove ha pure il tempo di comporre un brano per i Jetlag insieme a Livio Magnini (Bluvertigo). Conosce in California il chitarrista svedese Pelle Hillstrom, con il quale fonda il primo embrione del suo progetto, chiamato "Gift". Il duo compone nel 2003 il primo Ep intitolato semplicemente "?". 6 pezzi ancora un po' "grezzi" e un po' troppo pop-rock americano stile "mi faccio la route 66 scapottato e col gomito fuori", ma che ne fanno intuire il potenziale. Buone le melodie e ottimo il canto, esaltato dall'assenza di basso e batteria classica. Alessandro scrive, mixa, suona synth, tastiere, drum&base, chitarre classiche, canta e produce i suoi pezzi. Pelle ci mette una buona chitarra elettrica, una buona voce e quel tocco inconfondibilmente nordico nel "mood" dei pezzi.Nel 2005 "Ale" risponde ad una richiesta di audizione e si ritrova a fare il "casting" con Trent Reznor. Nel 2005 entra a far parte dei "Nine Inch Nails" ufficialmente come tastierista, ma spesso in tour si presta anche a suonare la seconda chitarra e a fare da backing vocalist. Parte così per il tour mondiale di "With teeth" ed il primo aprile del 2006 i nostri sguardi si incrociano a Milano durante la tappa italiana. Chiedo: "ma chi è il fenomeno alle tastiere?" Risposta: "boh"? Mi informo tornato a casa e il fatto di scoprirlo italiano stuzzica la mia curiosità, e oggi quindi vi racconto che… l'ho seguito con interesse il ragazzo. Inizio ad ascoltarlo free su "My Space", compro i suoi pezzi su "I Tunes". In quanto a gusti ci siamo, e la conferma l'ho avuta con l'uscita del secondo Ep "Enemies & Immigrants" (aprile 2007, copertina con disegno dell'orologio della stazione di Bologna bloccato sull'ora dell'attentato delle B. R. ) che si apre con la bellissima "Things will change", il cui testo è un'allusione alla strage, e che tanto mi riporta alle fredde sonorità dei miei…
    Fonte: DeBaser




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