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Risultati per: Parco Nazionale Gran SassoArticoli trovati: 1593


  1. Le prime date di Robin Hood il musical
    Ecco le prime date del Tour di Robin Hood, il musical, con Manuel Frattini, stagione 2008-2009 Le date sono in continuo aggiornamento - prima nazionale a Fermo (in attesa della data) - dal 18 al 23 novembre Firenze- dal 25...
    Fonte: DietroLeQuinte

  2. Corriere dello Sport - Inter, assalto a Carvalho
    Ufficialmente l'acquisto di un difensore non rientra tra le priorità del mercato dell'Inter; a dispetto però del gran numero di effettivi, Jose Mourinho rischia di iniziare la stagione...
    Fonte: Tutto Mercato Web

  3. Libano, quasi fatto il nuovo governo: sarà di unità nazionale
    Ottimismo a Beirut per l'agognata nascita del governo di unità nazionale. Un'intesa nella notte ha permesso di assegnare il delicatissimo ministero delle Telecomunicazioni a un fedelissimo del generale Aoun ( nella foto ) e, per bilanciamento, del dicastero della Giustizia a un uomo della ex maggioranza del premier Fouad Siniora.
    Fonte: Unita.it

  4. Il fratello di Yobo dell'Everton è stato rapito da uomini armati
    Il calciatore della squadra inglese è anche nazionale nigeriano, suo fratello minore è stato sequestrato prima dell'alba sotto la minaccia delle armi
    Fonte: Quotidiano Net

  5. Spilimbergo (PN) Fotomercato a Spilimbergo
    Data/e:
    da 19/07/2008 a 20/07/2008
    Fotomercato Mostra-scambio nazionale dell'antiquariato, del digitale e dell'usato fotografico SPILIMBERGO PN, 19 - 20 luglio 2008 PALESTRA VIA ...
    Fonte: Eventi e Sagre

  6. Parma (PR) Talenti a Contatto
    Data/e:
    da 06/07/2008 a 07/09/2008
    Prima Rassegna Estiva Parco della Musica Talenti a Contatto Giardini dell'Auditorium Paganini dal 6 luglio 2008 ...
    Fonte: Eventi e Sagre

  7. Graffignano (VT) Festa della Lepre
    Data/e:
    da 05/07/2008 a 06/07/2008
    Il Comitato Festeggiamenti di Sipicciano organizza la seconda Festa della Lepre 5/6 luglio 2008 Sipicciano (VT) Parco Poggio del Castagno Stand ...
    Fonte: Eventi e Sagre

  8. Racconti: Mare Nero
    Mare Nero

    Nonostante la sua giovane età, Roberto Paura (napoletano, classe 1986) è un fantascientifico doc, uno di quelli colpiti dal morbo in modo virulento e senza possibilità di guarigione. Se ne volete le prove visitate il suo sito Fabbricanti di Universi (www.fabbricantidiuniversi.it.

    Da sempre appassionato delle opere più visionarie del fantastico e della fantascienza - quelle, per intenderci, che più si avvicinano al concetto di sense of wonder, Paura ha anche curato, dal 2004 al 2007, una guida di fantascienza sul portale SuperEva e, attualmente, fa parte della redazione di Delos Science Fiction e della rivista on-line Quaderni d’Altri Tempi (www.quadernidaltritempi.it).

    Nel marzo 2005, un suo racconto, dal titolo La mente infinita di Dio, si è classificato primo al Premio nazionale di fantascienza Apuliacon. È membro della giuria del concorso di fantascienza Racconti dall'Oltrecosmo. In un’altra vita, studia Scienze politiche all'Università di Napoli L'Orientale.

    Mare Nero potrebbe essere sbrigativamente definito come un racconto di fantapolitica, ma lo scenario sul futuro energetico ed ambientale del nostro Paese è di una stringente attualità.

    di Roberto Paura

    1Mancavano cinque minuti alle tre del pomeriggio, e il sottosegretario agli affari interni dei Dipartimenti Meridionali del governo italiano, Gian Filippo Prosperi, era già stanco. Ne aveva tutto il diritto, a dire il vero. Le elezioni dipartimentali erano finite due giorni fa e il risultato era stato largamente scontato, ma il lavoro non era diminuito con la proclamazione dell’esito e gli incartamenti sulla scrivania aumentavano anziché diminuire. Come se non fosse abbastanza, da ormai mezz’ora uno zelante burocrate di Roma di cui aveva dimenticato anche il nome stava andando su e giù per la stanza, sproloquiando sul cambiamento degli equilibri nazionali provocato dal voto e sulla necessità di accettare la proposta di Palazzo Chigi di inviare a Napoli un commissario di governo che si... - Leggi tutto l'articolo e i commenti »

     

    Delos Science Fiction 107 - luglio 2008 - Racconti - canale: Racconti lunghi


    Fonte: Fantascienza.com

  9. Racconti: L’uomo che ascoltava le finestre
    L’uomo che ascoltava le finestre

    Donato Altomare - pugliese di Molfetta (Ba), classe 1951 – ha un doto speciale: è uno narratore versatile, in grado di scrivere sia un racconto di space opera sia uno di fantastico puro, un talento che viene messo al servizio anche di un’immaginazione senza eguali. Altomare, infatti, è ben noto ai lettori di fantascienza e fantastico perché è uno dei nostri migliori autori.
    Nella sua lunga carriera, ha scritto oltre duecento opere, tra racconti e romanzi, pubblicati dalle più note case editrici: dalla Mondadori alla Perseo Libri, dalla Solfanelli alla Fanucci, passando per Delos Books, Vallecchi e Besa Editrice.
    È stato tradotto nella Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Serbia, Montenegro, Albania, Ungheria, Finlandia e Slovenia.
    Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, ricordiamo il Premio Nazionale di Letteratura per l'Infanzia "Giacomo Giulitto" - Città di Bitritto (1994), con il romanzo breve L'albero delle conchiglie, edito dalla Casa Editrice Milella; il sjuo primo Premio Urania (2000), con il romanzo Mater Maxima e, più recentemente, il Premio Le Ali della Fantasia (2005) con il romanzo Surgeforas.
    La sua attività creativa si estrinseca anche in altre forme. Ha pubblicato poesie in antologie personali e collettive. Fa parte dei poeti della Vallisa ed è componente della redazione della rivista di letteratura La Vallisa, la più longeva in Italia essendo pubblicata dal 1981. Collabora con il mensile Quindici di Molfetta. Ha collaborato con emittenti televisive e radiofoniche. Ha scritto testi teatrali. Tiene conferenze e interventi sulla fantascienza in tutt'Italia e partecipa come giurato a diversi premi letterari.
    Uno scrittore, anzi, pardon, un narratore di razza, insomma, che ha fatto della scrittura una vera e propria necessità personale.
    Dalla sua fervida immaginazione è nato anche il racconto che vi presentiamo: L’uomo che ascoltava le finestre. Una storia che si pone ai confini del fantastico, del giallo e della fantascienza. Ma soprattutto un racconto d’atmosfera che non mancherà di inebriare il lettore con il suo mistero e la voluttuosa prosa dello scrittore pugliese.

    di Donato Altomare

    1.Ottavio restò qualche istante a fissare l’esterno della villetta monofamiliare. Era assolutamente identica alle centinaia di altre ville che si susseguivano senza apparente soluzione di continuità sulla strada che portava da Molfetta a Ruvo di Puglia, quella che da sempre era conosciuta come la strada del Pulo. Eppure non era uguale alle altre, c’era qualcosa che gli dava una insolita sensazione di rispetto. Doveva stare attento.- Vuole che l’accompagni dentro? - L’ispettore lo stava fissando con una certa riverenza, quasi fosse una persona ‘fuori dalla norma’. E, in fin dei conti, lo era proprio.- No, preferisco andare da solo. Una presenza estranea potrebbe interferire con l’ascolto. - Capisco. - Breve attimo di silenzio, poi: - Se ha bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, lo chieda... - Leggi tutto l'articolo e i commenti »

     

    Delos Science Fiction 107 - luglio 2008 - Racconti - canale: Racconti lunghi


    Fonte: Fantascienza.com

  10. Racconti: Nella nostra famiglia
    Nella nostra famiglia

    Vittorio Catani (Lecce, 1940) è una delle colonne della fantascienza italiana. Scrittore, saggista, animatore culturale a 360 gradi. Sotto le spoglie del gentiluomo d’altri tempi, Catani è in realtà un gran combattente. Uno di quelli che non si risparmiano mai. Nella sua più che quarantacinquennale carriera ha sempre sostenuto la fantascienza come genere – quando il solo leggerla era considerato quasi un atto osceno – e quella scritta da autori italiani. Basta pensare che oltre che alla scrittura, si è occupato di narrativa fantastica anche attraverso sceneggiature radiofoniche, trasmissioni radio e tv, spettacoli teatrali, conferenze, laboratori di scrittura nelle scuole, contribuendo non poco alla diffusione stessa del genere letterario a cui ha dedicato gran parte della sua vita. Suoi racconti sono apparsi sulle più prestigiose riviste (Urania, Galaxy, Galassia, Robot - prima serie, Nova Sf, Futuro Europa, Robot - nuova serie) e su quotidiani (L'Unità, Il Secolo d’Italia e La Gazzetta del Mezzogiorno).

    Lo scrittore pugliese ha quasi sempre posto al centro della sua narrativa l’Uomo: non troverete nelle sue storie migliori astronavi o alieni, ma uomini che affrontano gli eventi straordinari di cui sono protagonisti con i loro difetti e pregi.Ne sono testimonianza le sue antologie L'eternità e i mostri, apparsa sulla rivista Galassia nel 1972, e la più recente L’essenza del futuro ((Perseo Libri, 2007) che raccoglie praticamente quasi tutta la sua narrativa breve.

    Nel 1990, Catani ha vinto la prima edizione del Premio Urania, con il romanzo Gli universi di Moras, anche questa una storia che narra di un uomo che entra in crisi davanti alla consapevolezza e all’esplorazione di decine di migliaia di possibili universi paralleli.
    Il racconto che presentiamo, Nella nostra famiglia, è una storia per certi versi intima, ma con risvolti anche sociali e, soprattutto, è di una scottante attualità. La crisi della famiglia è ormai un dato di fatto, ma il paradosso insito nel racconto ha il sapore di una agghiacciante profezia.

    di Vittorio Catani

    Tutto sommato siamo una famiglia all’antica, noi. La mattina facciamo colazione insieme: mia madre, mio padre e io. Si alza per primo Antonio, perché i bagni in casa sono due e lui è quello che, come dice Ingrid, “perde più tempo a rifarsi i connotati”. L’importante è che ci ritroviamo a tavola all’orario giusto: le 7,30. Poi ciascuno prenderà la sua strada. Stamattina eravamo seduti e mentre aprivo il distributore di biscotti per un caffellatte appena espulso dalla cucina, papà ha detto con espressione tesa: - Da lunedì prossimo prendo una settimana di ferie. Non ce la faccio più con questa storia. Voglio guardarmi intorno. - Antonio - gli ho risposto - non ci credo. Lo ripeti da due mesi. Mio padre lavora in una grossa azienda di prospezioni geologiche per ricerche petrolifere. Le... - Leggi tutto l'articolo e i commenti »

     

    Delos Science Fiction 107 - luglio 2008 - Racconti - canale: Racconti brevi


    Fonte: Fantascienza.com

  11. Avantasia: The Scarecrow (di Anatas)
    Ad essere sincero non sono mai stato un gran fan, estimatore o chissà cos'altro delle metal opera di Tobias Sammett, fatta salva per la seconda, "Metal Opera pt. II" che racchiudeva brani davvero belli ed entusiasmanti a canzonette da riempitivo. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni, lo stesso Sammett ha dimostrato a tutti di aver voglia di non fossilizzarsi su lidi adiacenti a territori tipicamente powereggianti. E questo è emerso immediatamente dopo "Vain Glory Opera" e, appunto, la prima parte di Avantasia "A Metal Opera pt. I" che poco mi colpì, se non per il fatto di essere un disco di power metal e basta, infarcito dello specchietto per le allodole di nomi grossi e altisonanti, primi tra tutti quello di Kiske ma non solo.Tuttavia, dopo "Vain Glory Opera", Tobias e gli Edguy hanno dato una lieve sferzata al loro modo di concepire il power metal. Cosa che già nella seconda parte di Avantasia si era intravista (essendo un progetto tutto suo e "guai a chi me lo tocca!") ma che, soprattutto, era già esplosa in dischi come "Hellfire Club" e, soprattutto, nel capolavoro finale "Rocket Ride" della sua band principale, gli Edguy, laddove il power metal aveva letteralmente steso le scarpe al sole per lasciar spazio a divagazioni sperimentali ora più marcatamente heavy, ora gothic ed ora anche power (udibile solo a sprazzi). Ne erano chiari esempi songs come "Sacrifice", "Trinidad" e "Save Me", tanto per citarne tre a caso."The Scarecrow", l'opera degli Avantasia, intraprende questa scia. Non concentrarsi solo su un power metal sinfonico oramai datato e cagato da mezzo mondo, tranne che da alcuni fan ottusi, ma dedicarsi a qualcos'altro, senza per questo escludere i soliti nomi ormai famosissimi che, anche qui, si sprecano (Michael Kiske che non si nasconde più dietro nessun stupido pseudonimo, Khan, Sascha Paeth, Somerville, Alice Cooper, e via dicendo, tanto per citarne alcuni tra i più noti). L'opener non è un buon biglietto da visita, poiché "Twisted Mind" altro non è che un pezzo power ripreso dall'ultimo disco degli Edguy e riadattato per la sezione Avantasia. Vede protagonista il singer dei Kamelot, Khan che, sfortunatamente, non può donare il massimo di se in questa song che, secondo me, rappresenta un piccolo neo al resto dell'opera.La title track, invece, è una bomba musicale. Lunga suite di oltre 10 minuti in cui accade di tutto, dall'apertura arabeggiante, si dipana in mi tempos, intermezzi epici e fraseggi melodici, per poi esplodere in tutta la sua rabbia nel finale. Forse la migliore del lotto assieme alla ballatona "What Kind Of Love" laddove si sfiora il pop alla Bon Jovi! Una delle più belle canzoni mai scritte, dove Sammett duetta con…
    Fonte: DeBaser

  12. Gato Barbieri: Chapter Four: Alive In New York (di JakeChambers)
    Parafrasando lo scrittore messicano Rolo Diez: "Prendete un mucchio di letame ed aggiungetevi tre gocce di figlio di puttana. Mescolate, cuocete e fuoco lento e otterrete un uruguayano. Mi raccomando, solo tre gocce, perché se ne mettete di più viene fuori un argentino". Un tratto caratteristico di stronzaggine per il quale gli argentini sono famosi in tutto il continente latino: "Degli italiani che si credono degli inglesi", li chiamano in Brasile, alludendo alla provenienza di gran parte degli argentini, e alla puzza sotto il naso che ostentano nei confronti degli altri sudamericani. Una sprezzante arroganza che ha delle motivazioni storiche, certo. La frustrante emarginazione vissuta dai primi immigrati in una terra straniera, selvaggia e inospitale, ma anche l'orgoglio di avere trasformato questa terra in una delle più opulente - almeno fino al tempo di Peròn - nel granaio del mondo. La stessa sprezzante arroganza si può trovare nella musica che ha reso popolare l'Argentina agli occhi del mondo, il tango, che ebbe il suo profeta in Astor Piazzolla, altro notevole, seppur geniale ed indispensabile, esempio di stronzaggine indigena. L'Argentina ha peraltro partorito questo strano personaggio, amico-rivale di Piazzolla: Leandro "Gato" Barbieri, un "pampero" inesorabilmente piazzato sotto il suo eterno cappello a tesa larga, innamorato tanto della fase più sciamanica e spirituale dell'ultimo Coltrane, quanto delle melodie e delle suggestioni della sua terra. Un altro esempio di meticciato culturale elaborato da quel paese sconfinato e lontano, eppure per molti versi tanto affine al nostro. Peccato che la fama di Barbieri in Italia sia legata a momenti tutto sommato episodici della sua carriera, come la collaborazione con Antonello Venditti e la composizione della colonna sonora del film "Ultimo Tango a Parigi". Dunque nella prima metà degli anni settanta il sassofonista, accompagnato da una band che lo asseconda a puntino, confeziona per la Impulse! la sua quadrilogia, l'opera che maggiormente lo rappresenta: I due dischi di "Latino America" e "Hasta Siempre", il successivo "Chapter Three: Viva Emiliano Zapata", forse il suo vertice espressivo in studio, e per metterci la ciliegina sulla torta, ecco il "Chapter Four", live del 1975 al Bottom Line di New York. La dimensione live, l'atmosfera disinibita ed eccessiva di quegli anni, la verve dei musicisti coinvolti: tutto contribuisce a rendere incandescente la serata. La sezione ritmica, formata da Ron Carter al basso, il brasiliano Portinho alla batteria e Ray Armando alle percusssioni, pompa a mille per tutta la durata del concerto, raggiungendo momenti di puro parossismo. Sull'incessante ribollire magmatico procurato dalla chitarra di Paul Metzke e dal piano elettrico di Eddie Martinez, Gato piazza le sue bordate di sax tenore: frasi melodicissime, e allo stesso tempo taglienti come rasoi, nelle quali possiamo…
    Fonte: DeBaser

  13. Silverstone, che Kovalainen  Raikkonen 3°, Massa 9°
    Silverstone, che Kovalainen  Raikkonen 3°, Massa 9°
    Qualifiche del Gp di Gran Bretagna: bel colpo del finlandese della McLaren, che conquista la pole beffando all'ultimo Webber (Red Bull). Ferrari in difficoltà: Kimi in seconda fila accanto a Hamilton, Felipe ancora più dietro
    Fonte: Gazzetta dello Sport Motori

  14. Pavia, tre mesi in attesa di trapianto muore perché il nuovo cuore cede
    La donna aveva 34 anni ed era affetta da una grave malformazione congenita
    Il professor Viganò: "L'organo impiantato non ha retto, i controlli erano stati fatti"
    Pavia, tre mesi in attesa di trapianto muore perché il nuovo cuore cede
    Il direttore del Centro nazionale trapianti: "Un minimo fattore di rischio è ineliminabile"

    (21:37 05/07/2008)
    Fonte: Repubblica Cronaca

  15. Clima: Scajola, CO2 su base 2005
    <P> (ANSA) - PARIGI, 5 LUG - Non il 1990 ma il 2005 come base per definire i target nazionale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Cosi' Scajola. Il governo italiano, ha spiegato, 'appoggia la proposta della Commissione Ue per la scelta del 2005' intervenendo al Consiglio energia Ue....
    Fonte: Alice Tecnologia

  16. Da Lippi ad Al Gore per le foreste
    <P> (ANSA) - MILANO, 5 LUG - Per l'Italia ci sono il neo ct della Nazionale di calcio, Marcello Lippi e personaggi dello spettacolo come Ambra Orfei. All'estero Al Gore, Harrison Ford, Sting e la top model Gisele Bundchen. Ad unirli, secondo un monitoraggio fatto su Internet da Meta comunicazioni,…
    Fonte: Alice Tecnologia

  17. Gp Gran Bretagna, la griglia di partenza

    Fonte: Alice Sport

  18. Gp Gran Bretagna i commenti post-qualifica

    Fonte: Alice Sport

  19. Alberto Gilardino - 05/07/1982 - Calciatore
    E' il 5 luglio 1982 quando la nazionale di calcio italiana vince contro i verdeoro del Brasile durante i campionati mondiali di Spagna; una delle vittorie più brillanti della squadra allenata da Enzo ...


    Alberto Gilardino

    Fonte: BiografieOnline

  20. Focus: Focus 8 (di mj64)
    I Focus possono essere considerati i capostipiti della scena prog olandese, gruppo nato sul finire degli anni '60 e principalmente basato sulle due personalità esuberanti (e tecnicamente notevolissime) del chitarrista Jan Akkerman e, soprattutto, del "flautista-organista-vocalist-front man-pazzo urlante" Thijs Van Leer. Dopo una decina scarsa di anni e sei album contraddistinti da alcuni cambi di formazione negli "slot" di basso e batteria e da successi altalenanti (ma alcuni singoli come la yodelizzante "Hocus Pocus" e la strumentale "House of the King" riuscirono a sfondare sul mercato britannico e addirittura in Usa), nel '78 il sogno s'infranse, Van Leer e Akkerman si separarono ed iniziarono a coltivare carriere soliste con discreta fortuna. De profundis per una (grande) band? Tutt'altro. Sarà l'età, sarà la nostalgia o chissà cosa altro, tant'è che, all'alba del nuovo millennio, il buon vecchio Thijs (è nato nel 1946) decise di provare l'impresa di riesumare un cadavere che giaceva nella sua urna da quasi un quarto di secolo. Nel 2002, dunque, l'ex leader riformò il progetto Focus, progetto in realtà molto più simile a una tribute-band: Akkerman si guardò bene dall'abbandonare il jazz e reindossare i panni del rocker, Van Leer si consolò con un gruppo di musicisti già perfettamente avvezzi allo stile Focus in quanto, appunto, membri di un gruppo di coveristi denominato Hocus Pocus. Ma non per questo l'operazione nostalgia va bocciata, anzi. Dico subito che, se avessi ascoltato questo disco senza conoscerne la data di uscita, considerandolo una continuazione dei magici tempi di Moving Waves, III o Hamburger Concerto, le 5 stelle non gliele avrebbe tolte nessuno. Visto oggi, con il disincanto del vecchio babbione che tenta di non vivere di soli ricordi, mi vedo costretto a togliere qualcosa al giudizio a causa della scarsissima originalità del prodotto, che suona assolutamente come se il tempo negli ultimi 30 e passa anni si fosse fermato. Unica concessione ai tempi moderni, la migliore qualità dei suoni. Anche così, comunque, questo "8" è un gran bel disco, contiene tutti intatti ed esuberanti gli elementi che fecero dei Focus una delle migliori band del prog europeo. Il mio giudizio espresso in centesimi sarebbe intorno al 90. Undici brani per quasi un'ora di musica quasi esclusivamente strumentale, con l'eccezione delle spruzzatine di yodel che Van Leer getta qua e là con la solita folle classe, atmosfere ora maestosamente sinfoniche ora hard-prog con una punta di jazz, il disco è dominato dal flauto di Van Leer (a mio modesto avviso un vero gigante dello strumento) e dalla chitarra dell'ottimo Jan Dumée, sicuramente molto "clone" di Akkerman ma tecnicamente inattaccabile. I punti più alti forse "Focus 8", un chiaro riferimento al passato (praticamente in tutti gli album della band è presente almeno un brano con questo titolo) e la dirompente "Brother", partenza con organo…
    Fonte: DeBaser




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