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Nissan raddoppia l'offerta al debutto il marchio Infiniti
Il luxury brand della casa giapponese attacca il settore della auto di lusso con quattro modelli: berlina, coupé, crossover e suv
Nissan raddoppia l'offerta al debutto il marchio Infiniti
di MAURILIO RIGO
(14:21 07/10/2008)
Fonte: Repubblica Motori I Centri Infiniti aprono le porte ai clienti europei Alla vigilia del Motor Show, Infiniti, il marchio che dal Giappone ha ridefinito il concetto di lusso automobilistico, apre nella capitale francese la sua prima concessionaria europea, al numero 73 di Avenue de Versailles nell’elegante XVI Arrondissement.
Altri Centri Infiniti saranno inaugurati settimana prossima in Spagna, a Barcellona, Valencia e Madrid. Da qui Infiniti darà il [...] Fonte: Megamodo Metallica: Death Magnetic (di Marco_Ardagna) Che tristezza sentire i Metallica scimmiottare se stessi."Death Magnetic" conferma col suo prepotente sguardo al passato discrografico della band, che tutto quello creato da "Load" in poi è da cestinare. Bruttissimo "St. Anger", con quei brani infiniti e addobbati con suoni low-fi assurdi. Mi dicevo che per giudicare quel disco mi manca il punto di vista "americano" e che da buon europeo non lo avrei potuto capire facilmente… Bene, alla luce di questo "Death Magnetic", rivaluto fortemente la "novità" dei suoni strani di 'St. Anger', perché è di novità che avevo bisogno da una band come i Metallica."Death Magnetic" è prolisso, statico. Non esprime nulla se non il richiamo al proprio passato glosioso, quello thrash monolitico, diverso dai vari "tecnici" dei tempi come Megadeth, Metal Church, Exodus ecc ecc. Scorre la track-list e non può non venirti in mente "Master of Puppets", "Kill 'em All", eppure che lusso quando album dopo album la i 'tallica erano sempre innovativi e pronti a sorprenderci… fino al "Black album". Oggi, altro che "metal up your ass", siamo alla frutta… e questa è più che marcia.Inutile citare qualche brano, sono tutto sulla falsa riga, inutili. Certo si scende ancora di qualità e nel ridicolo, quando si parla dello strumentale "Suicide & Redemption" dieci minuti di sofferenza per un fan anni ottanta, o della terza volta di "The UnForgiven", o "The Day That Never Comes" con quegli arpeggi iniziali troppo scontati… per non parlare degli stop 'n go… ricordate "One"? mah! La cosa ancora più pesante da digerire è il drum-set di Lars "nano malefico" Ulrich, non esprime nulla, mentre i suoi compari "dignitosamente" clonano se stessi, la batteria di "Death Magnetic" è di un piatto imbarazzante. I suoi sono perfettamente cristallini e in linea col mercato.Che altro dire, delusione assoluta… … Fonte: DeBaser Il caso Voyager (l'intercettazione telefonica) A proposito degli infiniti misteri che spesso riaffiorano dal passato... Cosa vi sembra di questa intercettazione telefonica tra Giacobbo di Voyager ed un autore del programma? E' tutto vero secondo voi o è una bufala? Io non lo so,... Fonte: Il Professor Echos Danny Boyle: Sunshine (di BananaCrusher) Vi è mai capitato da piccoli di voler fissare il sole e di rimanere inevitabilmente urtati da una luce così immensa e radiosa? È inutile stare a descrivere quanto questa stella sia fondamentale per la nostra esistenza sulla terra; ogni essere vivente nasce, vive e muore sotto lo sguardo impassibile del sole… e se tutto d'un tratto il sole iniziasse a spegnersi? È con queste premesse che inizia la pellicola, le normali reazioni termonucleari che da sempre animano il sole hanno iniziato a rallentare portando inesorabilmente allo spegnimento della stella stessa. Spetta dunque a un manipolo di astronauti e scienziati riportare equilibrio sganciando una bomba di materiale fissile della massa dell'isola di Manatthan per rimettere a posto le cose. La nave Icarus 2 parte alla volta del Sole conscia del fatto che sulla terra non è rimasto più materiale per creare una nuova bomba. Boyle qui sa catturare bene le tensioni e i sintomi di quella che di fatto è un'ultima chance, ogni membro nel privato è divorato dalla paura di fallire; a ciò si contrappone la visone a volte terribile e a volte salvifica della grossa palla di fuoco, molti dell'equipaggiano passano il loro tempo a fissare da dietro appositi filtri questa immensa fornace che attrae la nave fino al limite estremo. Il rapporto diviene anche morboso, molti rimangono a fissarlo spingendosi sempre più in la diminuendo la filtrazione dello schermo, veri bagni di luce allo stato puro… bagni di immensità . Un piccolo incidente spinge l'equipaggio a deviare la rotta fino ad arrivare nelle vicinanze di Mercurio dove viene captato il segnale di soccorso di Icarus 1, nave gemella che 7 anni prima era misteriosamente scomparsa tentando di effettuare la stessa missione. La nave è vuota e i componenti morti a causa di un guasto ai filtri solari, cosa che ha portato i membri a un esposizione alla luce solare del 100 %, un'esperienza unica ma che costa la vita. Non vi sto a raccontare il seguito e il finale che non manca però d'emozionare lo spettatore con intrighi e vicende che andranno a dipanarsi in un inevitabile conclusione. Il film è succube di altre pellicole, basti notare un senso di claustrofobia e suspance negli infiniti corridoi e meandri che compongono la nave già ben noti in Sfera ed Alien, o scene d'azione e incidenti rocamboleschi di film come Mission To Mars o Apollo 13. Sostanzialmente un buon film, manca un pò d'originalità ma nel complesso sa catturare e trascina lo spettatore per una buona ora e mezza. … Fonte: DeBaser Swallow The Sun: Plague Of Butterflies (di OzzyRotten) Nel mondo degli Swallow the Sun i sentimenti, i sensi, e le impressioni che si hanno chiudendo gli occhi, sono tutte quante cose per nulla aleatorie. Tutt'altro. Piuttosto questo gruppo preferisce inocularle con inusitata consapevolezza, come se ci si trovasse ad essere infettati da un virus violento, pesante, ammaliante. Ecco, probabilmente è questo l'aggettivo giusto per descrivere la musica di questi finlandesi: ammaliante. E il perché è presto detto. Facendo parte di una scena ibrida quale è quella del Doom/Death Metal non hanno a loro disposizione spazi infiniti d'originalità perché possano essere detti "unici", ma la loro forza, il loro gran talento, sta piuttosto nel sapere bene amalgamare gli ingredienti classici dell'uno e dell'altro, aggiungendovi ancora più massicce dosi di decadenza e negatività, e il prodotto finito che ne consegue è proprio un insieme di scale di note che mettono radici profonde nella grande atmosfera glaciale del nord, e che, per l'appunto, pur essendo per forza di cose un assioma profondamente angusto e difficile da digerire al primo colpo, affascina e lascia basiti.Questo EP, dopo i meravigliosi "Hope" e "The Mourning Never Came", ribadisce dunque il discorso iniziato precedentemente dalla band. Ma molto è cambiato. Anzitutto però bisogna spiegarne la struttura, che, in questo caso consiste in tre canzoni legate legate l'una all'altra, ognuna delle quali sembra dare luce ad un diverso aspetto atmosferico del monolite proposto, trattando della storia di un vecchio ermita e delle sue peregrinazioni nelle oscure foreste del nord, dove trova niente altro che desolazione e tristezza, metaforicamente rappresentate come una malattia che lo affligge profondamente. La scelta così originale di proporre una specie di "percorso a tema" sembra derivare da un progetto artistico di più ampio respiro a cui gli Swallow the Sun dovevano partecipare in passato, poi abbandonato per non ben precisate ragioni. Le tre canzoni in questione si intitolano "Losing the Sunset", "Plague of Butterflies" e "Evael 10: 00", per un totale di quasi 35 minuti, e sono quanto di meglio si possa desiderare dalla band. I suoni si sono fatti più sofisticati, avvalendosi pure di un campionario di tastiere e synth mai come adesso presenti e che si sposano bene con l'atmosfera decadente generale propria del gruppo, che inizia dallo sciabordare del mare, prosegue in un cammino straziante in meandri naturali oscuri e si conclude in maniera dolce e onirica. E' interessante notare poi come la performance del cantante Mikko Kotamäki si sia fatta più variegata ed eclettica, cedendo molto spesso a scream terrificanti e persino, specie nella prima parte, ad un cantato pulito e quasi recitato, come da migliore derivazione My Dying Bride. Dunque non solo growl, e non solo la sensazione di soffocamento che si aveva ascoltando, per esempio "Hope". Piuttosto quì tutto… Fonte: DeBaser Recensioni Libri: Semen

di Bruno Vitiello Fantascienza, Elara Libri, Narratori Europei di Science Fiction, 2008, pagine 542, Euro 30
Voto ottimo
Infiniti sono i modi con cui la fantascienza ha descritto l'estinzione del genere umano, catastrofi spettacolari o piccoli cambiamenti hanno messo in pericolo, e a volte posto fine, all'esistenza dell'umanità sul nostro piccolo, azzurro pianeta. Non poteva mancare a questa galleria di cataclismi l'incapacità di riprodursi, a ben pensarci è un modo molto semplice per scrivere la parola fine sul libro di una razza. La nascita di una nuova vita è una cosa che diamo per scontata, ma in effetti è anche il risultato di una catena di eventi che devono concatenarsi perfettamente, se un solo... - Leggi tutta la recensione e i commenti »
Sezione: Recensioni libri - 17 settembre 2008 - recensione di Giampaolo Rai

Fonte: Fantascienza.com Treni guasti e in ritardo è un'estate maledetta
L'episodio del Lecce-Milano ultimo di un periodo di disservizi e proteste L'Eurostar 9418 è arrivato con cinque ore di ritardo: colpa di una serie di problemi infiniti
Treni guasti e in ritardo è un'estate maledetta
di RAFFAELE LORUSSO
(07:33 09/09/2008)
Fonte: Repubblica Cronaca La gamma Infiniti pronta alla sbarco in Europa
Il luxury brand della Nissan esordirà in Italia il prossimo ottobre con quattro modelli: perlina, coupé, Suv e crossover. Prezzi da 40.400 a 74.700 euro
La gamma Infiniti pronta alla sbarco in Europa
(17:48 04/09/2008)
Fonte: Repubblica Motori Coraggio... Infiniti: complimenti C'è crisi, ma la Infiniti, marchio di auto di lusso al suo esordio in Europa (è di Nissan; un po' come Lexus per Toyota), se ne frega. Con gran coraggio, annuncia i listini per il mercato italiano, in vista del... Fonte: MondoAuto Arklight Sparatutto 3D che mescola Arkanoid e Space Invaders, laser infiniti e prova gratuita per Windows Fonte: Punto Informatico Download Earthless: Sonic Prayer (di Eraser_ed) Una nota pellicola del 1997, "Gattaca", mostrava i persistenti tentativi del protagonista nel portare a compimento quel suo sogno, coltivato fin da bambino, di immersione nello spazio planetario. Gli Earthless (Isahia Mitchell, Mike Eginton, Mario Rubalcaba), sembrano presi in prestito dal contesto filmico, e ricalcano in maniera simbolica quello stesso scopo ossessivo, ossia di tuffarsi nell'universo interstellare, tra pulviscoli luccicanti e meteore incandescenti. Provenienti dall'effervescente circuito indie americano, precisamente San Diego, irrompono nella scena musicale nel 2005 col primo LP "Sonic Prayer" ottenendo anche una discreta notorietà nei bassifondi underground, dalla quale difficilmente emergeranno per una filosofia musicale troppo distante dai canoni odierni. "Sonic Prayer" espone la loro formula Space-Rock, di forte matrice Hard Rock-Blues; ciò che emerge con facilità è il forte affiatamento tra i componenti della band, che riescono con grande disinvoltura a costruire tessiture sonore compatte ma non sfiancanti, nonostante la lunghezza delle tracce; la struttura a Jam Session è infatti una componente importante della loro musica, ponendo al centro dell'attenzione anche i rischi di prolissità per delle tracce che toccano i 20 minuti circa, ma che nel loro caso sono scongiurati da un sound travolgente e d'impatto, che coinvolge l'ascoltatore per tutto l'arco di tempo. Si parte così con "Flower Travellin' Man": un giro iniziale di basso e batteria che sembra preso in prestito dai Led Zeppelin e che si ripete nel corso della traccia, un uso intenso di effetti chitarristici di ogni genere a donare alla musica quel senso "cosmico" già citato in precedenza, e poi ancora la chitarra di Isahia Mitchell, su cui poggia gran parte del valore della band, con riff Hard Rock, divagazioni, distorsioni e assoli infiniti. La seconda e ultima traccia , "Lost In The Cold Sun", mostra invece un suono meno irruente e funambolico, più riflessivo e ponderato. L'animalesco istinto chitarristico di "Flower Travellin' Man", trova qui invece una maggiore pacatezza, in una struttura meno delirante, più meditativa, ma comunque altamente psichedelica, con il dialogo basso-batteria a fare da contorno. Uniche perplessità riguardano un sound forse già troppo abusato, che non mostra poi granché di nuovo; i rimandi agli anni 70 sono netti, con Led Zeppelin e soprattutto Hawkwind in prima fila, a creare schemi che gli Earthless si limitano a riproporre a loro modo, senza poi troppe novità. Nonostante questo, il finale, come per il già citato "Gattaca", è da considerarsi a lieto fine. Gli Earthless producono un lavoro godibile e degno di ascolto, e riescono effettivamente a regalarci 40 minuti di sconvolgenti esplorazioni spaziali.… Fonte: DeBaser Infiniti: i prezzi della gamma europea In vista del lancio che si terrà in ottobre, Infiniti comunica le specifiche ed i listini della nuova gamma presentata a Ginevra, all'esordio in Europa.
In Italia, che sarà uno... Fonte: Omniauto Savigliano (CN) Madama la Piemonteisa Data/e: da 26/09/2008 a 28/09/2008
Madama la Piemonteisa
ovvero: della bistecca e di tutti i suoi infiniti dintorni
Savigliano (CN) venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 ... Fonte: Eventi e Sagre Chuck Berry: The Great Twenty-Eight (di Frank Bermuda) "Se provaste a dare un altro nome al Rock n'Roll, lo potreste chiamare Chuck Berry"John LennonCorrevano gli anni 50 in America. L'aria di rivoluzione si respirava nell'aria, sia a livello sociale, che a livello musicale. In quella straordinaria e affascinante epoca, chiamata dei "Good Old Fifties'", la rivolzione bussava alle porte, e quella rivoluzione si chiamava Rock N'Roll. Il Rock N'Roll è un genere che ha segnato (e segna) un epoca importantissima, dove la musica diventa forma di protesta e di presa di posizione dei giovani. Capelli lunghi, basette e fumo, iniziavano ad entrare nella vita dei sempre più moderni ragazzi, visti come veri e propri criminali dalla vecchia generazione conservatorista. Il Rock N'Roll è un antidoto agli adulti, il Rock N'Roll è un prezioso amico, che conforta migliaia di teenagers, e dà loro coraggio, incitandoli a togliersi la cravatta e la camicetta a quadri e a tenere i capelli sciolti. Insomma, è la musica che sprona a vivere come adolescenti. Un album fondamentale per introdurre l'ascoltatore al percorso musicale dei 50's è senza dubbio "The Great Twenty Eight", del grandissimo "Guitar king of Rock N'Roll", Chuck Berry. Questo musicista, studia chitarra fin da giovane, preso da un innata passione per il blues, e avrà modo di perfezionare la tecnica del "guitar double-stop": sua personalissima invenzione che è la radice e la base del rock moderno. Berry non viene da una famigllia particolarmente povera e, a parte qualche sgradevole episodio di razzismo e permanenza in carcere, riesce a ritagliarsi un considerevole spazio mediatico. Le sue hit ormai sono celebri in tutto il mondo, così come i suoi riconoscimenti infiniti. Nei suoi testi brillanti, nelle sue melodie ritmatissime e classiche, Berry ci fa viaggiare in una macchina del tempo, fino ad un' idilliaca America piena di Cadillac, o fino ad una ferrovia piena di lavoratori assetati e affamati. Impressionante è la decrittività della canzone Chuck Berryana, che risulta un quadro meraviglioso, che rende quanto una fotografia. Per conoscere le più grandi hit di Chuck Berry, il mio consiglio è di acquistare "The Great Twenty Eight", che è certamente uno di quegli album, che non possono mancare nella audioteca di un intenditore che si rispetti. La trascinante "Maybellene", la satiricissima "Roll over Beethoven", la unica "Johnny B. Goode", e tante decine di altre, sono le canzoni che hanno fatto un'epoca, e che il buon vecchio ultraottantenne Chuck, và ancora in giro per il mondo a suonare, con una straordinaria energia, come ai vecchi tempi. "Hail Hail Rock N'RollDelivered me from the days of oldLong live Rock N'RollFelling is there, body and soul!!"Chuck Berry, School days__________________________FrancescoP. SLinko un video di Chuck come allegato! (Roll over Beethoven, 1965) … Fonte: DeBaser Infiniti G37 Convertible al Los Angeles Motor Show L’offerta di Infiniti si fa sempre più incalzante e variegata. Dopo aver presentato al Salone di Ginevra 2008 la gamma europea, il brand di lusso di Nissan non si dimentica del mercato... Fonte: Omniauto Serge Gainsbourg: Comic Strip (di panapp) Controllo nel database di DeBaser: mancano tanti, troppi album di Gainsbourg, ma almeno quelle quattro famose raccolte della Mercury del 1996 ci devono stare, dai. Dopo la compilation latina e quella jazz, è il caso di parlare anche di quella pop (magari parlerò anche di quella "sexé", o qualcuno migliore di me lo farà ). Oui, alors. Come penso sia noto, Serge Gainsbourg detto Gainsbarre è il musicista più prolifico del XX secolo: ha pubblicato circa una ventina di album, quasi trenta colonne sonore, molteplici raccolte ed infiniti singoli e collaborazioni con i suoi amici, ma soprattutto con le sue amiche, compagne, amanti, parenti, conoscenti e via discorrendo. Ci ha lasciato una mole di lavoro straordinaria, paragonabile alla quantità di opere che ci lasciavano i musicisti classici e confrontabile, all'oggi, forse (forse) solo con l'opera omnia dei prolificissimi Pizzicato Five, i quali hanno a che fare con Gainsbarre in molteplici maniere. Da questa infinita mole di musica, come dicevo, la Mercury ha deciso nel 1996 (nel quinto anniversario della morte dell'artista) di riproporre il meglio di questo chanteur. L'impresa non è stata di certo facile: pur dividendo le quattro raccolte per temi (quelli sopracitati) purtroppo molte pietre miliari sono andate perdute, ed il risultato potrebbe non essere gradito ai fan storici; in ogni caso sono un ottimo trampolino per iniziare una seria recherche su quest'artista. Comic Strip, in particolare, potrebbe essere il disco perfetto per iniziare ad addentrarsi nel mondo di Gainsbarre. Contiene 20 canzoni (fra cui tutto l'imprescindibile album Initials B. B. ) assolutamente straordinarie: scritte tutte fra il 1966 ed il 1968, questi brani sono la quintessenza della vita, del mood, della musica e dell'idea stessa di Francia che girava allora per la ville lumière, Parigi. Gainsbourg, che i francesi stessi ricordano quasi più come un poeta che come un musicista, parlava di tutto: da bravo chansonnière si occupava dei sentimenti (Un poison violent, c'est ça l'amour), ma trattava anche dei linguaggi giovanili (Comic Strip), della fascinazione statunitense (Ford Mustang, capolavoro), della moda (Qui est "in" qui est "out") ed, ovviamente e soprattutto, del sesso (totalmente geniale fin dal titolo è 69 année érotique). IL SESSO. Vista la quantità di canzoni che Gainsbourg c'ha scritto sopra (a partire dalla celeberrima Je t'aime… moi non plus) potrebbe parere che non pensasse ad altro… ed è ben probabile, ma è anche vero che queste sono di una qualità suprema, insuperabile, sublime, sono perfette. Sì, Gainsbourg era un genio e le sue sono ieri come oggi canzoni formalmente perfette: le parole sono scelte con una cura maniacale ed, oltre al loro significato semantico, dal lato semiotico vanno a formare giochi di allitterazioni… Fonte: DeBaser Infiniti FX50 sul ghiaccio Unico. Mozzafiato. Oltre ogni possibile descrizione. L’FX50 ha molto in comune con i 103.000 km² di altipiani innevati, ghiacciai e vulcani situati proprio a sud del Circolo Polare Artico. Ma mentre l’Islanda è una terra inabitabile per quattro quinti, l’elegante crossover SUV-coupé Infiniti offre il 100% di comfort, sicurezza e performance: proprio l’auto adatta per [...] Fonte: Megamodo Infiniti FX37, potenza al servizio delle prestazioni La gamma Infiniti ha un nuovo, entusiasmante campione, che conferisce un significato nuovo al termine crossover. Con lo stile vivace e il dinamismo insiti nel suo animo sportivo, il nuovo, potente FX37 Infiniti è a proprio agio tanto sui terreni accidentati quanto su strada.
Potenza allo stato puro: FX37 offre un motore V6 3,7 litri da [...] Fonte: Megamodo The Mars Volta: Live @ Cosmophonies, Teatro Romano di Ostia Antica, 29.07.2008 (di bella_Bartok!) Quanto tempo sarà stato che non andavo ad Ostia Antica? Ci volevano i Mars Volta per farmi tornare! Manco mi ricordavo più com'era il teatro romano, e andando là mi chiedevo dove esattamente avrebbero fatto suonare i cari texani. "Nell'anfiteatro?… Possibile?" "… Naaaa… Je crollerà addosso!… " mi rispondeva il fido Aztiére da Centocelle, grande chitarrista classico. Arriviamo lì di buon ora. Tra i primi in fila, un'umidità che ad abitarci ti si spaccano le ossa a trent'anni, ma la cornice è uno spettacolo già da sé. I cancelli aprono alle otto e dieci circa, alla faccia delle 19. 30 stampate sul biglietto verde. La prima volta dei Mars a Roma è salutata da un pubblico abbastanza vario, tuttavia tranquillo, niente zecche particolarmente pittoresche. Meglio così. E si entra. La strada che porta al teatro romano sono trecento metri su vecchie pietre romane, il panorama degli scavi al tramonto è mozzafiato. Pini marittimi a sorvegliare mura, colonne e fondamenta vecchie di duemila e trecento anni. Dietro l'angolo dopo i resti di una villa, il palco. "Ah. . ma è proprio dentro er teatro!. . " Prendiamo posto, sembra poca la gente all'inizio. Di lì a breve la mezzaluna si riempie, e dall'alto del mio posto vedo la folla continuare ad arrivare lungo il viale. Cala la sera, giochi di luci psichedeliche sul palco si mischiano alla luce naturale. Verso le nove e tre quarti si spengono e comincia una musica in stile mariachi. Entrano i nostri, ed è un boato. Attaccano con un brano di cui purtroppo non posso riportare il nome perché non lo conoscevo (per la scaletta del concerto mi rifaccio ai post di qualche buon'anima che possa essere più precisa ed attenta del sottoscritto ai titoli delle song) ma si dimostra da subito un buon esempio di cosa proporrà la serata: esecuzione perfetta di un quarto della canzone e improvvisazione sfrenata per 20-25 minuti a brano con cambi di tempo da urlo, assoli invasati di Omar, acuti con tanto di balletti del "molleggiato" Cedric (in forma strepitosa, non credevo riuscisse dal vivo ad arrivare a certe tonalità ), sperimentazioni sonore costruite su riff funky pompati fino all'inverosimile da batteria e basso, il tutto condito da accompagnamenti di percussioni latine (maracas & co. ) e fiati (sassofono, e a un certo punto, un clarinetto). La prima traccia, come dicevo, pareva quasi di stare a un concerto rock di qualche progressive band anni '70 ma con un valore aggiunto: i Volta fanno una musica assolutamente originale e votata alla sperimentazione, alcuni brani, vedi a un certo punto "Cignus Vismund Cygnus", si trasformavano in vere e proprie jam session con infiniti assoli di ogni componente della band, e la cosa straordinaria é la precisione sbalorditiva e… Fonte: DeBaser
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