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Risultati per: Holly ValanceArticoli trovati: 4


  1. La dolce vendetta di Holly contro Playboy
    Hugh Hefner punta sul ciclone ucraino Dasha Astafieva come immagine dell'impero di Playboy per il 2009? E Holly Madison, ex "fidanzata" di Hef e per parecchio tempo vlto ufficiale della casa del coniglietto, si prende la sua rivincita ideal
    Fonte: Tiscali Spettacoli

  2. Great Aussie Firewall: gli internauti australiani protestano contro la censura del Web
    Internauti, difensori delle libertà, esponenti dell’opposizione e fornitori di accessi a internet sono tutti mobilitati contro il «Grande firewall australiano», che vuole introdurre il governo di Canberra per bloccare l’accesso a circa 1.300 siti vietati.

    Un progetto che doterebbe l’Australia di una delle regolamentazioni più rigorose fra i Paesi democratici in materia di controllo della rete.

    Questo filtro impedirebbe l’accesso a siti proibiti dalle autorità: principalmente a carattere pedofilo, ultra-violenti, che riportano consigli per commettere crimini o sull’uso di prodotti stupefacenti, o sostengono il terrorismo.

    Centinaia di manifestanti hanno denunciato il progetto del «Great Aussie Firewall» nelle capitali degli stati australiani a dicembre. Justin Pearson Smith, 29 anni, organizzatore di manifestazioni a Melbourne e membro di uno dei tanti gruppi su Facebook contrari al provvedimento, si è sollevato contro «una palese censura».

    La lista dei siti off-limits, ha spiegato, «che il governo si rifiuta di rendere pubblica, è arbitraria e non è oggetto di alcuna valutazione legale, il che permette al governo e ai deputati di decidere chi inserirvi in funzione dei loro obiettivi politici. Penso che il denaro sarebbe speso meglio investendo nelle istituzioni incaricate di far rispettare la legge e colpendo i produttori di pedopornografia».

    Il filtro potrebbe, secondo i fornitori di accesso, rallentare la navigazione sulla rete e molti si stanno inoltre interrogando sulla sua efficacia. Contenuti illegali, come documenti a sfondo pedofilo, vengono infatti scambiati spesso su reti «peer-to-peer» (da privato a privato) o sulle chat (discussioni in diretta). Canali, questi, che non sarebbero coperti dal «Grande firewall australiano».

    La gente non diffonde apertamente la pedopornografia, nello stesso modo in cui non si entra in un negozio di Sidney per acquistare un mitra«, ha sottolineato Geordie Guy, portavoce di Electronic Frontiers Australia, organizzazione per la difesa di internet. »Un filtro di questa natura blocca soltanto il contenuto dei siti pubblici. Ma il contenuto illecito si scambia 'in nero', tramite canali segreti«.

    Il ministro delle Telecomunicazioni, Stephen Conroy, ha proposto il filtro quest’anno a seguito della promessa del governo laburista di lottare contro il contenuto illegale. Secondo i servizi di Conroy, potrebbe essere previsto un filtro per i siti peer-to-peer. Aziende stanno lavorando attualmente su questa tecnologia.

    Il »Grande firewall«, che dovrà ottenere il nulla osta del parlamento, comporta due aspetti: un filtro obbligatorio che bloccherebbe i siti su una lista nera redatta dall’Australian Communications Media Authority (Acma) e un filtro facoltativo destinato a bloccare il contenuto riservato agli adulti.

    Test in laboratorio realizzati su sei filtri per conto dell’Acma hanno mostrato che fallivano in un numero di casi compreso tra il 3 e il 12 per cento nell’individuare un contenuto che avrebbero dovuto bloccare; viceversa, impedivano senza ragione valida l’accesso ai siti dall’1 all’8 per cento dei casi. I più precisi di questi dispositivi rallentavano notevolmente (fino all’86 per cento) la velocità di navigazione.

    Il governo australiano ha invitato i fornitori di accessi (Fai) a partecipare a una prova in condizioni reali che dovrebbe effettuarsi a giugno. Il governo australiano ha stanziato 45 milioni di dollari australiani (21,5 milioni di euro) per il filtro, misura cardine di un piano sulla cyber-sicurezza.

    Ma Save the Children, tra le principali organizzazioni di difesa dei bambini nel mondo, ritiene che questo firewall non sia la panacea di tutti i mali. »Il filtro potrebbe fallire nella protezione dei bambini«, ha sottolineato Holly Doel-Mackaway, un consulente dell’ong, »Non dovrebbe essere che un piccolo elemento di un programma completo e globale che mira a istruire i bambini e le famiglie sull’uso di internet«.

    Le Fai di nazioni occidentali bloccano a volte contenuto ritenuto illecito. Inoltre, filtri esistono in Canada, in Svezia e in Gran Bretagna, ma sono facoltativi. Negli Stati Uniti, la Pennsylvania ha brevemente imposto ai fornitori l’obbligo di bloccare i siti a carattere pedofilo, ma la giustizia americana ha annullato questa legge perché i filtri impedivano inoltre l’accesso a siti legali.

    Una forma di limitazione di internet, come un sistema di censura basato sull’età degli utenti, è stato proposto nei giorni scorsi anche in Gran Bretagna dal ministro alla Cultura, i media e lo sport, Andy Burnham. Occorrono - ha detto Burnham in una intervista - »criteri meglio definiti« per disciplinare il contenuto della rete, a causa dell’enorme quantità di materiale inaccettabile che vi è riversato. Come esempio, ha riportato la circostanza che se si avesse voglia di vedere una decapitazione, sul web non ci sarebbe che da scegliere.

    »Disciplinare« questi contenuti - ha precisato il ministro - non significa applicare censure alla libertà d’espressione. Tuttavia, ma non ha specificato che tipo di provvedimenti intenderebbe raccomandare, limitandosi a dire che la Gran Bretagna dovrebbe cominciare a pensarci »insieme con gli Usa«.  (Apcom)
    Fonte: LaStampa Tecnologia

  3. E intanto Hollywood litiga sullo sciopero
    LOS ANGELES
    George Clooney, Tom Hanks, Susan Sarandon e Robert Redford fanno parte dell’establishment liberal di Hollywood. Ma quando la leadership dello Screen Actors Guild, il sindacato degli attori noto con la sigla Sag, ha chiesto ai propri iscritti l’autorizzazione a scioperare per il rinnovo del contratto, queste star sono state tra le prime firmatarie di una petizione nella quale chiedono che il voto venga rinviato e che nei negoziati vengano esercitate altre forme di pressione. Alec Baldwin, altro attore noto per le sue posizioni liberal, ha addirittura chiesto le dimissioni di Alan Rosenberg, presidente del Sag.

    Ma la leadership del sindacato può a sua volta esibire l’appoggio di altre superstelle, tra le quali Mel Gibson, Martin Sheen, Holly Hunter, Ed Harris. «Se ricaviamo un buon accordo, finirà per aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle negli altri sindacati», sostiene Frances Fisher, una delle protagonste di Titanic. Così Hollywood sta offrendo uno spettacolo alquanto insolito: un reality show nel quale i suoi protagonisti più amati e popolari si ritrovano nel mezzo di una lotta fratricida.

    Come un buon thriller, non si sa come finirà, ma il risultato, per il momento, è che la polemica si sta traformando in litigio. Al punto che la direzione del sindacato, che per dichiarare lo sciopero ha bisogno dell’approvazione di almeno il 75% degli iscritti, prima ha rinviato il voto da dicembre ai primi di gennaio e adesso ha deciso di fare slittare anche questa data, in attesa di una riunione del Consiglio che si terrà il 9 gennaio e che promette di essere molto calda.

    Il contratto degli attori è scaduto il 30 giugno. Il punto principale della contesa è la divisone dei profitti derivati da Internet e dalle altre piattaforme digitali. Gli studios e soprattutto i network televisivi sostengono che quei profitti non ci sono. E che sarebbe irresponsabile fermare Hollywood in un clima di crisi. È la posizione della fazione antisciopero, che continua a raccogliere nuovi consensi. Negli ultimi giorni, le si sono aggiunti altri nomi di alto profilo, come Kevin Spacey, Helen Mirren, John Cusack, Glenn Close, Cameron Diaz, Charlize Theron, Matt Damon, Morgan Freeman e Meryl Streep.


    Fonte: LaStampa Cinema

  4. Senza pane e pasta a rischio la memoria
    Le donne a dieta sono avvertite: eliminare i carboidrati, il più comune metodo per perdere peso, può avere gravi effetti collaterali. Dire addio a pane e pasta, infatti, riduce anche di molto la memoria e la capacità di concentrazione. È la conclusione di uno studio condotto dagli scienziati della «Tufts University» di Boston e pubblicato sulla rivista «Appetite». La ricerca mette sul banco degli imputati la dieta che «vieta» farina, zucchero e patate, ma consente proteine e grassi. Il risultato è a breve termine, ed è inquietante: una perdita di lucidità, un rallentamento delle capacità cognitive e la perdita parziale della memoria.

    Lo conferma il dottor Holly Taylor, che ha guidato la ricerca: «Lo studio dimostra che il cibo che si mangia può avere un impatto immediato sul comportamento cognitivo. Le popolari diete a basso contenuto di carboidrati o addirittura prive di carboidrati hanno un grande impatto negativo sul pensiero e la memoria». Lo studio ha testato 19 donne comprese tra i 22 e i 55 anni, divise in due gruppi: uno sottoposto a una dieta equilibrata, l’altra povera di carboidrati. 

    Dopo una settimana, le dieci donne del secondo gruppo dimostravano uno stato mentale ben peggiore rispetto a quelle del primo gruppo. Scarsa attenzione sia a breve che a lungo termine, poca memoria, ridotta attenzione visiva e spaziale. E ancora, un tempo di reazione più lento, e più difficoltà a riconoscere oggetti e volti. Secondo i ricercatori, la spiegazione è semplice: il basso contenuto di carboidrati riduce la quantità di glucosio, cioè di zucchero, nel sangue, che viene trasportato al cervello e utilizzato dalle cellule nervose per l’energia.

    Privarsi di pane e pasta, in pratica, sottrae al cervello «carburante» indispensabile per alimentare i neuroni. Una ricerca, sostengono gli scienziati, che dovrebbe far riflettere chi si priva di carboidrati a cuor leggero. Senza contare che, ironia della sorte, le donne dei due gruppi hanno perso esattamente lo stesso peso.

    Fonte: LaStampa Benessere




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