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Risultati per: Gioia TauroArticoli trovati: 140


  1. Olio Pignatelli Isernia: Isernia troppo stanca per ben figurare nel triangolare di Gioia
    Le sconfitte con Gioia e Corigliano hanno tutte le attenuanti del caso
    Olio Pignatelli Isernia: Isernia troppo stanca per ben figurare nel triangolare di Gioia
    07/09/2008 21:11:47
    Fonte: LegaVolley

  2. Boxer Diesel di Subaru anche su Impreza e Forester: per la mia gioia
    Dopo Legacy e Outback, il 4 cilindri boxer a gasolio 2.0 da 150 CV spinge anche Impreza (su) e Forester (giù). I due modelli così equipaggiati li vedrò al Salone di Parigi di ottobre 2008. È un propulsore straordinario, pronto...
    Fonte: AutoNovità

  3. Olio Pignatelli Isernia: Weekend a Gioia del Colle alla ricerca di conferme
    Weekend a Gioia del Colle alla ricerca di conferme
    05/09/2008 16:33:31
    Fonte: LegaVolley

  4. Caccia al 'nip slip' delle dive di Hollywood
    Quasi tutte le star di Hollywood negli ultimi anni sono state immortalate nel classico nip slip per la gioia dei giornali scandalistici che hanno poi pubblicato gli scatti 'rubati'
    Fonte: Tiscali Spettacoli

  5. Popstar, a Playboy piace nuda e Albina
    Il nome è già una sfida alla pronuncia: Albina Dzhanabaeva. Al pubblico italiano dirà ben poco, ma la ragazza in questione in Russia ha fatto scalpore come componente del trio (poi diventato duo) Nu Virgos. In poche parole, tra bellissime ragazze che hanno conquistato radio e classifiche con l'hit Stop! Stop! Stop! e si sono fatte notare a livello mediatico. In particolare, la procace Albina che non è sfuggita all'occhio attento di hugh Hefner, fondatore di Playboy che da qualche tempo punta su cantanti dall'immagine decisamente sexy. Come Kim e (forse Mel B) - I puristi storceranno il naso, è comuque un fatto che Kim Kardashian, ereditiera e modella a tempo perso, si sia più volte unita alle Pussycat Dolls, altra band di ragazze che puntano tutto sull'avvenenza fisica e l'immediatezza dei loro ritornelli. Ebbene, "Hef" è riuscito a far spogliare Kim sulla sua mitica rivista patinata e pare farà lo stesso con Mel B, la nera delle Spice Girls, tornata in forma strepitosa dopo la gravidanza. Nel mezzo, la sensuale Albina, forse non per la gioia delle orecchie, di certo per quella degli occhi.
    Fonte: Tiscali Musica

  6. Torino, Abbruscato: Sono rimasto con gioia
    E' un nuovo volto del Torino, quello che si presenta in sala stampa: Elvis Abbruscato. Neoacquisto, si spera, a tutti gli effetti: lui stesso afferma di voler cancellare la prima, brutta...
    Fonte: Tutto Mercato Web

  7. Dopo le fatiche notturne  allenamento e golf
    Dopo le fatiche notturne  allenamento e golf
    Ottavo appuntamento con il blog di Rafa Nadal. Lo spagnolo racconta del suo match in notturna che l'ha costretto ad andare a dormire alle 4.30 del mattino e della sua gioia per la vittoria del premio Principe delle Astuire. Per rilassarsi si è esibito sul green
    Fonte: Gazzetta dello Sport

  8. Celtic Frost: 1984-1992 Parched With Thirst Am I And Dying (di Defender85)
        Il lunghissimo e un po' macabro titolo, che tradisce forse una malinconia di fondo nell'ormai agonizzante creatura musicale di Thomas Gabriel Warrior, ci introduce a quella che, nel 1992, fu l'ultima uscita discografica ufficiale dei Celtic Frost, che si sarebbero sciolti di lì a poco, nel 1993: un'appetitosa raccolta di inediti che farebbe la gioia delle orecchie di ogni appassionato e fanatico del leggendario combo svizzero, ma anche di qualsiasi amante del Thrash Metal in generale. "Parched With Thirst Am I And Dying" è però effettivamente anche il triste ‘surrogato' che Fischer e soci elargirono ai loro fans al posto del promesso album "Apollyon's Sun", del quale questa raccolta ospita una manciata di brani, che avrebbero dovuto farne parte.    Il disco ci propone, oltre a materiale completamente nuovo, come le assolutamente valide "Idols Of Chagrin", "Descent To Babylon (Babylon Asleep)" e "Under Apollyon's Sun" (comunque non ai livelli di una qualsiasi canzone presa a caso da "To Mega Therion"), remixaggi inediti di brani storici come "Return To The Eve", "The Usurper", "Circle Of The Tyrants" o "Mexican Radio", ma anche di pezzi tratti dai controversi "Cold Lake" (basti citare la versione radiofonica di "Cherry Orchards" o la registrazione di una nuova versione di "Juices Like Wine") e "Vanity/Nemesis", e soprattutto pezzi scritti negli anni passati e mai pubblicati, come le meravigliose "Journey Into Fear", "The Inevitable Factor" (inclusa posteriormente tra le bonus tracks della stampa su Cd di "Into The Pandemonium"), "In The Chapel, In The Moonlight" (stesso discorso della precedente, anche se però questa traccia era presente nell'EP "I Won't Dance" del 1987) e "Tristesse De La Lune", il mitico pezzo tutto a suon di violini e voce femminile che all'inizio la casa discografica si era rifiutata di inserire in "Into The Pandemonium" in quanto inadatto ad un audience Heavy Metal (!!!).    Certo, vedere (e ascoltare) una ciofeca come "Downtown Hanoi" tra due tracce della caratura di "Journey Into Fear" e "Circle Of The Tyrants" mette i brividi alla schiena, e non certo per il piacere (!!), ma, come avrete capito, questa raccolta è un piccolo tesoro di gemme preziose: c'è pochissimo altro da dire, questo validissimo "Parched… " è l'ultima testimonianza ufficiale dei Celtic Frost prima della reunion del 2001 (esperienza terminata tristemente e, pare, definitivamente, proprio nell'aprile di quest'anno, con la creazione da parte di Fischer dei Tryptikon), una testimonianza che suona a posteriori come l'estremo saluto di quella sfortunata formazione.…
    Fonte: DeBaser

  9. Gris: Il était une forêt... (di Vincent Valentine)
    "La Band definisce la propria musica 'Black metal', anche se nessun titolo può rappresentare correttamente la loro arte. " (da www. metal-archives. com)Seppur questa affermazione possa parere vanesia e boriosa è evidente già dalla copertina che per questo secondo lavoro dei canadesi Gris (datato 2007) non si possa quantomeno parlare di black metal "tradizionale": il paesaggio romanticamente fiabesco e tuttavia intriso di simboliche dicotomie rappresentate con semplicità nel suggestivo artwork suggerisce non solo l'ispirazione dei testi, imperniati generalmente sugli eterni confronti tra gioia, malinconia, vita e morte, affrontati peraltro in modo personalissimo e visionario, ma anche le atmosfere di alcune tracce chiave dell'opera. Musicalmente parlando, il sound dei Gris può essere sommariamente ricondotto al filone Depressive, anche se incentrato su un utilizzo massiccio di synths e solos di chitarra pateticamente taglienti, nonchè di episodi del tutto strumentali e quasi orchestrali, impossibili da definire "solamente" ambient; merita inoltre menzione il singolare scream, gravemente cavernoso quanto aspro e rozzo, unico elemento dell'album che può fare storcere il naso assieme all'elevata durata media delle singole canzoni (circa 10 minuti).L'intero "Il était une forêt… " (6 tracce in totale) può essere riassunto nella prima, nella seconda e nell'ultima, certamente le più significative. La titletrack, posta ad opener, ricorda soprattutto nella produzione "Filosofem" di Burzum: la musica del norvegese è tuttavia rielaborata, inserendo tastiere tenebrosamente gotiche rasenti il symphonic e vagamente simili ad alcuni passaggi di "Stormblåst" dei primi Dimmu Borgir. Se Vikernes è angosciante e disperatamente esasperante, i Gris sono ipnoticamente cupi; se "Dunkelheit" è una coltre impenetrabile di filtrata oscurità, "Il était une forêt. . . " è un'onirica eco tempestosamente epica di nostalgia, un Maelström vorticosamente alienante di ricordi distanti che si infrange prepotentemente annichilente sui meandri più occulti della memoria. La successiva "Le gala des gens heureux" è testualmente il brano più interessante: "Il ricevimento degli orgogliosi", introdotto da una lunga sequenza di applausi e vocals drammaticamente recitative, diviene metafora di emarginazione e violenta condanna verso l'indifferenza di coloro che "assistono alla deturpazione dei valori ma pagano per non accorgersene"; musicalmente poi risulta raffinato e celestiale l'intermezzo pianistico, efficace nell'impreziosire l'atmosfera vagamente teatrale della composizione.Lo stesso tema (raramente ricorrente) della titletrack, il desolante ricordo di un'idilliaca coesione con la natura ormai svanita, è velatamente celato nella splendida e sorprendente ultima traccia: "La dryade" è infatti una suite acustica di dieci minuti alla quale partecipano violini, violoncelli, flauti, chitarra e pianoforte. Anche se priva di testo, col solo ed emblematico titolo i Gris iniziano l'ascoltatore colto alle sue particolari melodie, richiamando alla mente creature della mitologia greca, le driadi appunto, legate indissolubilmente ad alberi e boschi e quindi implicitamente alle naturalistiche ideologie del gruppo. Le delicate sinfonie della stessa, dolci ed evocative, tingono con la stessa innocenza quasi infantile dell'artwork…
    Fonte: DeBaser

  10. Gris: Il Etait Une Forêt... (di Vincent Valentine)
    "La Band definisce la propria musica 'Black metal', anche se nessun titolo può rappresentare correttamente la loro arte. " (da www. metal-archives. com)Seppur questa affermazione possa parere vanesia e boriosa è evidente già dalla copertina che per questo secondo lavoro dei canadesi Gris (datato 2007) non si possa quantomeno parlare di black metal "tradizionale": il paesaggio romanticamente fiabesco e tuttavia intriso di simboliche dicotomie rappresentate con semplicità nel suggestivo artwork suggerisce non solo l'ispirazione dei testi, imperniati generalmente sugli eterni confronti tra gioia, malinconia, vita e morte, affrontati peraltro in modo personalissimo e visionario, ma anche le atmosfere di alcune tracce chiave dell'opera. Musicalmente parlando, il sound dei Gris può essere sommariamente ricondotto al filone Depressive, anche se incentrato su un utilizzo massiccio di synths e solos di chitarra pateticamente taglienti, nonchè di episodi del tutto strumentali e quasi orchestrali, impossibili da definire "solamente" ambient; merita inoltre menzione il singolare scream, gravemente cavernoso quanto aspro e rozzo, unico elemento dell'album che può fare storcere il naso assieme all'elevata durata media delle singole canzoni (circa 10 minuti).L'intero "Il était une forêt… " (6 tracce in totale) può essere riassunto nella prima, nella seconda e nell'ultima, certamente le più significative. La titletrack, posta ad opener, ricorda soprattutto nella produzione "Filosofem" di Burzum: la musica del norvegese è tuttavia rielaborata, inserendo tastiere tenebrosamente gotiche rasenti il symphonic e vagamente simili ad alcuni passaggi di "Stormblåst" dei primi Dimmu Borgir. Se Vikernes è angosciante e disperatamente esasperante, i Gris sono ipnoticamente cupi; se "Dunkelheit" è una coltre impenetrabile di filtrata oscurità, "Il était une forêt. . . " è un'onirica eco tempestosamente epica di nostalgia, un Maelström vorticosamente alienante di ricordi distanti che si infrange prepotentemente annichilente sui meandri più occulti della memoria. La successiva "Le gala des gens heureux" è testualmente il brano più interessante: "Il ricevimento degli orgogliosi", introdotto da una lunga sequenza di applausi e vocals drammaticamente recitative, diviene metafora di emarginazione e violenta condanna verso l'indifferenza di coloro che "assistono alla deturpazione dei valori ma pagano per non accorgersene"; musicalmente poi risulta raffinato e celestiale l'intermezzo pianistico, efficace nell'impreziosire l'atmosfera vagamente teatrale della composizione.Lo stesso tema (raramente ricorrente) della titletrack, il desolante ricordo di un'idilliaca coesione con la natura ormai svanita, è velatamente celato nella splendida e sorprendente ultima traccia: "La dryade" è infatti una suite acustica di dieci minuti alla quale partecipano violini, violoncelli, flauti, chitarra e pianoforte. Anche se priva di testo, col solo ed emblematico titolo i Gris iniziano l'ascoltatore colto alle sue particolari melodie, richiamando alla mente creature della mitologia greca, le driadi appunto, legate indissolubilmente ad alberi e boschi e quindi implicitamente alle naturalistiche ideologie del gruppo. Le delicate sinfonie della stessa, dolci ed evocative, tingono con la stessa innocenza quasi infantile dell'artwork…
    Fonte: DeBaser

  11. Sushi Suffle, nuovo divertente gioco per cellulare
    Buon appetito! Hai un bar pieno di clienti affamati che aspettano da te la loro dose di sushi. Muovi il sushi sul piano per creare combinazioni e guadagnare denaro.

    Combina deliziosi e colorati cibi marini in base a un menu di 8 gustosi sushi freschi. Riempi i piatti con combo, sequenze e contorni, e presto i tuoi clienti balleranno dalla gioia! I migliori cuochi di sushi riceveranno grandi premi e scopriranno gli antichi segreti del sushi; finalmente saprai quale pelle di squalo usare col delizioso wasabi del signor Miyagi!

    Sushi Suffle


    Fonte: Alicell

  12. Bo Hansson: Lord of the Rings (di NettaDebaser)
    Tanti anni fa c'era un moccioso che nella sua bella città respirava un'atmosfera di sogno per chi come lui si apprestava a diventare un appassionato di musica rock. I ragazzi più grandi portavano  i capelli lunghi e in estate indossavano magliette psichedeliche colorate mentre  d' inverno sfoggiavano maxicappotti lunghi fino alle caviglie.   Ogni nuova uscita  era una gioia, gustata rigirandosi tra le mani l'enorme e profumata copertina cartonata dell'album acquistato  da qualcuno e scambiato (dopo averlo mandato giù a memoria) con gli altri nella comunità reale e non virtuale,   con la raccomandazione di stare attenti con la puntina del giradischi. Si traducevano i testi dall'inglese e si trascrivevano in un quadernetto, si mischiava il progressive con l'hard rock senza essere bollati di appartenere con ignominia all'una o all'altra corrente e chi dimostrava di saperne un po' di più della musica che ci interessava era una sorta di profeta che, in un'epoca dove non esistevano mezzi d'informazione oltre la  carta stampata e la radio, diventava un punto di riferimento. Scrivere recensioni? A che pro? Roba da vecchi babbioni, non da mocciosi seppure appassionati,   giacché quando ci si vedeva si poteva discutere animatamente della bravura di un cantante come Robert Plant oppure  della maestria di uno Squire al basso.  Ad esempio, un passaparola e una copia prestata dell'album di Bo Hansson gli garantirono vendite  a raffica per almeno due- tre anni. La copertina con la mano che porge l'anello di Sauron, e che ora mi ritrovo tutta consumata sul dorso, era di un fascino incredibile tra noi mocciosi che ascoltavamo dalla A degli Argent  alla Z  di Zappa. Il nome Bo Hansson non ci diceva niente ( e nemmeno al magico Database di Debaser), invece era un valido polistrumentista svedese (un Mike Oldfield ante litteram) che in patria aveva avuto un buon successo in coppia con un batterista jazz , tanto che Jimi Hendrix nei tour in Svezia aveva voluto il duo come opener dei suoi concerti registrandoci anche qualche jam (i cui nastri sono ancora in mano a qualcuno che non si decide a tirarli fuori). In realtà "Lord of the Rings" del 1972 era una ristampa inglese della Charisma,   dopo il successo che l'originale intitolato "Sagan Om Ringen" aveva avuto due anni prima in Svezia.  Hansson era un virtuoso dell'organo e del moog e in questo disco suona anche la chitarra elettrica e il basso accompagnato dal bravo percussionista Rune Carlsson  e da un sassofonista e un flautista. Il lavoro, interamente strumentale, era ispirato dall'omonima opera di Tolkien ed è permeato da una malinconia virile attraversata da un mood psichedelico a volte molto affine al Live at Pompeii dei Pink Floyd. Esplicativi in tal senso la bellissima "At The House Of Elrond/The Ring Goes South" e gli echoes  che percorrono la movimentata "The Old Forest/Tom Bombadil".   Altrove Hansson arriva a fondere Ennio Morricone proprio con i Floyd,…
    Fonte: DeBaser

  13. Di Natale, gran doppietta  Il Milan finisce tra i cattivi
    Di Natale, gran doppietta  Il Milan finisce tra i cattivi
    La stella dell'Udinese con due reti stende il Palermo. Debutto da sogno per il laziale Zarate. I rossoneri cominciano la stagione con un brutto k.o. casalingo col Bologna che oscura la prima di Ronaldinho. Doppia gioia per il Napoli
    Fonte: Gazzetta dello Sport Calcio

  14. La gioia dei sostenitori di Obama: Cambierà questo paese
    La gioia dei sostenitori di Obama: "Cambierà questo paese"
    Fonte: Euronews

  15. Pietrarubbia (PU) Week end di meditazione e rilassamento
    Data/e:
    da 06/09/2008 a 07/09/2008
    Week end di meditazione e rilassamento Quando la vacanza ti dà gioia e ti ricarica 6 e 7 settembre 2008 Pietrarubbia (PU) Molto spesso capita ...
    Fonte: Eventi e Sagre

  16. Fiorentina: Bentornata tra le grandi
    Brividi e lacrime di gioia. I Viola tornano in Champions League. Sembra un sogno, sembra impossibile da quanto è vero e tangibile. Le spalate nella neve dell'Umbria, le liti con il Martina per...
    Fonte: Tutto Mercato Web

  17. Everon: North (di TheDarkMaster)
    Siamo al settimo disco in studio per la band Tedesca capitanata dal chitarrista cantante e tastierista Oliver Philips e lo spettacolo che gli Everon stanno per trasmettere con questo nuovo album, rilasciato nell'aprile 2008, è tutt'altro che scontato. Il lavoro è un continuo susseguirsi e avvicendarsi di elementi che han reso caratteristica la band e tratti innovativi, ma che indistinguibilmente parlano Everon.A sentire questo disco da principio sembra davvero di avere sotto mano tantissimi tasselli ed elementi di centinaia di gruppi messi insieme a generare qualcosa di non così diverso dal solito, tanto che ai primi ascolti può addirittura risultare un qualcosa di già sentito, addirittura ovvio. Ma analizzando nel profondo l'opera, si può scorgere una accuratezza nelle composizioni, una ricercatezza nei suoni, nelle stesure di testi, anche nella disposizione delle canzoni che non ha uguali. Ogni brano richiama il precedente in qualcosa che somiglia un'opera divisa in arie. Ma la cosa che davvero coslpisce è l'emotività. Il disco è straripante di emotività. Abbandonata la tecnica a tutti i costi, e quasi interamente l'ambito prog, se non per alcuni accenni, viene lasciato lasciato lo spazio a melodie ricercate impiantate in una stesura più semplice. Gli Everon sembrano voler dire tutto in ogni momento, tant'è vero che è davvero difficile capire la sensazione provata nell'abbandonarsi all'ascolto, tanto è unica la proposta musicale. Il disco è coperto interamente da una sorta di velata malinconia, espressa in modo magistrale dall'artwork di copertina. Nella stessa canzone gli Everon riescono a farci crollare nell'oblio più profondo, ad indurci alle lacrime, e farci volare subito dopo verso la salvezza con somma abilità. La pacata e tranquilla voce di Oliver, è suadente nel portarci nei suoi fantastici mondi, nelle visioni e nelle storie raccontate con estrema perizia da penna abile, e intanto come il pifferaio magico la band trascina l'orecchio non facendoci quasi accorgere del susseguirsi dei minuti, dei brani, delle ore. La mente rimane incollata trepidando e restando in attesa per sapere cosa verrà dopo. Mai un attimo basso, banale, prevedibile. Così gli Everon mostrano di non aver perso la creatività che li ha distinti sin'ora nel loro percorso musicale, dimostrano di avere ancora molto, molto da dire. Alcuni esempi che riassumono l'anima di "North" sono rintracciabili nel brano d'apertura "Hands", ballad d'irresistibile cantabilità, dedicata alle nostre mani, plasmatrici della nostra realtà, strumento di gioia e dolore allo stesso tempo, in "From where I stand", vessillo di amori perduti, che lasciano il posto alla paura nel nostro cuore, e nella title track "North", a mio avviso il brano più affascinante dell'intero album, che sembra portarci in una notte in riva al mare, soli coi nostri pensieri, ansie e difficoltà, a contemplare la vastità del nostro orizzonte…
    Fonte: DeBaser

  18. dARi: wALE (tANTO wALE) (di Nero)
    Leggo (citazione necessaria in fondo al testo): "Dari (Vox, Guitar), Cadio (Sinths, CDJ) Fabeeo (Bass) , dARI sono alfieri di un sound definibile come EMOTRONIK: Depeche synths, chitarre distorte, e un'inclinazione naturale e involontaria al ritornello riempi pista headbanger mani in alto… Gioia di ogni selecter radiofonico, questo efebico ibrido emotronik muove i suoi passi fra il culto del Bowie Stardust, l'agiografia satirica dei primi Bluvertigo e l'elegante estetica elettrogoth dei Depeche Mode di People Are People, dirigendosi con decisione verso le turbolenze stilistiche derivanti dalle riconsiderazioni dei gruppi anni 80 elaborate da Fall Out Boy, My Chemical Romance, Medic Droid. Anticonformisti gia` dalla grammatica idiosincratica che interpreta le "W" al posto delle "V" a causa di una computer keyboard difettosa (la "v" era rotta… spiegano… ), delle maiuscole ostinatamente invertite, sono portatori di slogan infettivi altamente contagiosi se diffusi radiofonicamente… "Vent'anni fa o giù di lì, il portiere delle mia squadra, a causa di problemi meno complessi della computer keyboard difettosa ma semplicemente per differenziarsi dal branco, ebbe a scrivere negli spogliatoi: "a chi piace la phiga metta sotto un'amiga". Forse scrive i testi dei dARIM.http: //festival. blogosfere. it/2008/04/dari-ciao-mi-chiamo-dari-e-tu-kiss6-la-band-emotronik-del-momento-alla-conquista-delle-radio-e-del-w. html)(PS: comunque, a me ricordano Camerini, nel senso che lo copiano a manetta, saluti)…
    Fonte: DeBaser

  19. Van Morrison: Astral Weeks (di Neu!_Cannas)
    Dite addio a Madame George.   Provate tristezza, versate una lacrima per lei, provate un pò di dolore per lei. Il dolore, il sentimento più strano e complesso, cha racchiude un pò tutti gli altri, dall'amore alla solitudine, dalla gioia alla nostalgia. In tutto c'è il dolore, anche se è in forme meno visibili, a volte è persino possibile confonderlo con un sentimento buono. E allora il dolore nel vedere l'emarginato George, alla subdola piccola gioia nel rendersi conto di essere quanto meno superiore. Ma l'uomo disse che lo show deve andare avanti, e se lo show è la vita, allora la condizione di Madame George è assolutamente indifferente al corso degli eventi. E allora perchè soffermarsi tanto su questo reietto, decantandolo, infondendo sentimenti tristi? La vita, la musica, non potrebbe essere fatta soltanto da graziate Ballerine, tanto dolci quanto maestose nei loro movimenti? No perchè anche in queste visioni prima o poi, visibilmente o meno, forme di dolore, più o meno profonde, si verrebbero a formare, magari anche solo nostalgia o forte tristezza trasmessa soltanto a pelle, soltanto dalla musica stessa. E allora tutto è dolore, la musica soprattutto, e Van lo scoprì con T. B. Sheets qualche anno prima. I tempi delle ragazze dagli occhi marroni e delle facili glorie erano finiti, o comunque era tempo di riflessioni. Era tempo di settimane astrali, collocate tra una primavera fredda e un caldo autunno, senza passare per l'estate, perchè quello è solo un miraggio, un'illusione. In estate tutto sembra andare bene, tutto sembra risolvibile, anche il dolore sembra scomparire dietro al sole. E quindi armiamoci di viali lunghi, tra foglie secche, sentiamoci grandi, come mai faremo nella nostra vita, carichiamoci di chitarra e percorriamo questo lungo sentiero, descrivendo tutto ciò che vediamo, senza escludere nulla. È una missione difficile, soprattutto se hai solo ventitre anni e riesci a completare il tutto in sole due sessioni. Come si chiama Flusso di Coscienza vero? Era James Joyce se non erro. Si era proprio lui. E il risultato sembra un quadro impressionistico o una semplice poesia beat: questo disco è di una maestosità che non ha paragoni in musica stessa, non li ha mai avuti e mai li avrà, perchè davvero qui non si tratta solo di musica, sebbene sia semplicemente immensa. E allora lasciamoci prendere da Astral Weeks, percorriamo quel lungo sentiero fatto di poesia e solitudine in cui soltanto i grandi non sanno perdersi. E allora riusciresti a trovarmi? In questo idillo formato da chitarre e flauti, con innesti di archi che formano un'aria surreale, con la forte voce di Van Morrison che ci ricorda che siamo pur sempre sulla…
    Fonte: DeBaser

  20. Gazzetta - Inter, Quaresma e le partenze
    Inter e Porto si parlano, Quaresma è sempre più vicino, per la gioia di Mourinho che ormai non nasconde più il suo interesse per il vice Cristiano Ronaldo nella nazionale portoghese. Il d.t. Branca...
    Fonte: Tutto Mercato Web




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