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incubatore della moda: il made in italy del futuro Tra di loro potrebbero esserci i nuovi Armani, Dolce & Gabbana, Prada. Forse. La Camera Nazionale della Moda ci crede, ed in modo encomiabile fa di tutto per sostenerli ed aiutarli ad "emergere". Stiamo parlando delle 6 nuove, piccole griffe che prendono parte alla seconda edizione dell'Incubatore della ModaFonte: FashionFM Le dieci mete più romantiche del mondo La classifica dei luoghi più romantici per trascorrere una vacanza con la propria dolce metà. Al quarto posto le Cinque Terre in Italia, sei d'accordo? Fonte: Alice Viaggi Antonella Ruggiero: Registrazioni Moderne (di GustavoTanz) Sperimentare è sicuramente una delle cose più belle quando si parla di musica, poiché testimonia la varietà di idee di determinati artisti. Però esistono sia sperimentazioni fatte bene che sperimentazioni fatte meno bene. Beh, fortunatamente per questo cd vale la prima considerazione. La genovese Antonella Ruggiero è una delle voci femminili più belle della musica italiana, e questo lo sapevamo tutti. Dopo l'uscita dal suo "gruppo padre" Matia Bazar ha avuto modo di realizzare progetti molto interessanti. Secondo disco solista dopo l'interessantissimo "Libera", "Registrazioni Moderne" contiene rivisitazioni dei vecchi classici realizzati con i Matia, stavolta però con l'aiuto di vari personaggi e gruppi della scena musicale italiana dell'epoca. Fatta eccezione per il primo pezzo, il brano (non con i Matia) sanremese "Amore Lontanissimo", meraviglioso dall'inizio alla fine. Dove ha centrato il bersaglio la Ruggiero? Semplice. Ogni canzone, nella sua nuova veste, acquista un nuovo tipo di linfa vitale, forse diventando ancora più bella della versione originale. Il dub-rock (non è che sia facile per me trovare una definizione adatta) di "Per Un'Ora D'Amore" e "Il Video Sono Io", entrambe con i Subsonica, è quanto di più ipnotico si sia mai sentito dal mio punto di vista (la prima in questione la ritengo, in questa versione, uno dei pezzi migliori del 1998). Ma non è tutto: quest'anima rock si sente ancora, e a testimoniare ciò è la carica di "Elettrochoc" e "Fantasia" con i mitici Bluvertigo, che paiono uscite rispettivamente da "Metallo Non Metallo" e "Acidi e Basi"… ottima soprattutto la performance di Andy e del suo sassofono nella seconda! Ed inoltre chi si sarebbe mai aspettato un esperimento hip hop con Esa (ex Otierre) e La Pina in "Solo Tu"? Qui fanno tutti la loro porca figura, e dire che La Pina da solista non riesce a trasmettere le stesse emozioni provate con l'aiuto degli Otierre (vedesi "Dalla Sede")!Gli Ars Ludi trasformano "Stasera Che Sera" in una ninna nanna trip hop… pochi secondi e già ci si sente cullati in una dolce melodia. "Vacanze Romane" con i Rapsodija Trio è più una vacanza in Francia che a Roma… con quella fisarmonica e quegli archi… una specie di tuffo nel passato secondo me. Consigliata anche la versione che vede la partecipazione aggiuntiva del bravo manipolatore elettronico Madaski, direttamente dagli Africa Unite, che aggiunge una bella ritmica ad un restyling già bello di per sé. "Cavallo Bianco", che vede la collaborazione degli Scisma, sarebbe stata perfetta come bonus track del magistrale e poco conosciuto "Rosemary Plexiglas". I Settevite dovrebbero impallidire di fronte a come i Timoria hanno trasformato "Ti Sento": un qualcosa di trascinante all'ennesima potenza, che è un'altra conferma di come il gruppo in questione sia stato veramente importante per la scena italiana. E chi, adesso, ripensa a Seattle, agli anni '90, può… Fonte: DeBaser Fiorentina: Corvino a Milano per le cessioni. Sorprese in entrata? Ils sont les meilleures équipes. Sie sind die allerbesten Mannschaften. The main event". Nessun delirio da trenta gradi e passa: è solo il testo di quella dolce ed epica musica che risuona... Fonte: Tutto Mercato Web Klimt 1918: Just In Case We'll Never Meet Again (di fede) La band romana dei Klimt 1918 è stata per quanto mi riguarda una vera e propria rivelazione nel panorama metal italiano del 2000. Concittadini dei ben più conosciuti Novembre (nonché di altri gruppi che gravitano nella scena metal e non capitolina) il gruppo è qui al suo terzo lavoro dopo gli strabilianti "Undressed Momento" e "Dopoguerra". Il qui presente "Just In Case We'll Never Meet Again" rappresenta un fermo punto di contatto con quanto fatto sentire nel precedente disco. La ricetta dei romani è sempre stata più o meno questa: qualche elemento death (soprattutto nei primi pezzi), chiari rimandi agli Opeth e ai Katatonia più acustici, strizzate d'occhio agli stessi Novembre (ultimo periodo), chitarre dal sapore squisitamente ottantiano (tipiche di una certa new wave e dei giovani U2) che molto spesso si concedevano a bellissimi riff aperti "à la Dredg". Dal 2003, anno di "Undressed… " le cose sono però cambiate: l'anima death sembra praticamente essere sparita (se non forse in qualche drumming più tirato), sostituita da un mai forse mal celato amore per i My Bloody Valentine (e per lo shoegazer in generale) e da echi di Interpol e Editors. Quel che ne esce è un lavoro nel suo complesso difficile, che cresce ascolto dopo ascolto, ma che comunque suona forse un po' come già sentito, colpa probabilmente del suo legame a doppio filo col precedente "Dopoguerra", che già faceva intravedere dove i romani sarebbero andati a parare. Tagliamo subito la testa al toro, il disco è bello e merita, e seppur con qualche pecca, rappresenta una conferma per i Klimt, band metal forse solo per la casa discografica (la Prophecy), ma di fatto lontana da questo genere. L'andamento di questo lavoro è sognante e malinconico, costantemente venato da un senso di incolmabile distanza e di nostalgia per qualcosa di irrecuperabile (sia essa la "generazione da audiocassetta" descritta nel secondo titolo o altro ancora). La voce di Marco Soellner è sempre molto evocativa e trascinante, sa toccare le corde più profonde e emozionare col suo timbro così languido e allo stesso tempo tagliente. Passando ai brani più rappresentativi si può citare la prima traccia, "The Breathtaking Days". L'inizio è affidato a un arpeggio molto debitore ai Dredg, sul quale si distende come una nebbia mattutina la voce del cantante. La traccia cresce con il passare dei minuti, ondeggiando tra atmosfere rarefatte e esplosioni tipiche shoegaze. "Skygazer" è un caleidoscopio che rimanda a composizioni come "Pale Song" del primo disco, un inno solare, caldo e abbagliante, seppure bagnato da una dolce malinconia; notevole pure la successiva "Ghost Of A Tape Listener", un affresco post rock incredibilmente emotivo, che ha nella sua seconda parte il vero picco. Con il procedere del disco lo shoegaze si fa sempre più presente ("The Graduate" e "Just An Interlude In Your… Fonte: DeBaser L'estate di Cervia e Milano Marittima Tra luglio e agosto la città e le sue località diventano il fulcro della vita culturale e del tempo libero della riviera romagnola, grazie ad una variegata serie di eventi, nuovi e tradizionali.
E’ nel pieno dell’estate che Cervia, Milano Marittima, Pinarella e Tagliata offrono il meglio di sé, unendo alle bellezze naturali del proprio territorio una serie di proposte in grado di accontentare le esigenze di tutti i visitatori. Cultura, benessere, spiaggia, escursioni, relax, spettacoli, sport ed enogastronomia sono solo alcuni dei punti d’eccellenza di Cervia e delle sue località.
LUGLIO
Fino al 15 agosto a Cervia La Spiaggia ama il Libro, l’ormai tradizionale rassegna in cui autori di best seller di vari generi letterari si alternano nelle presentazioni delle loro ultime creazioni, mentre riprendono le rassegne di musica all’aria aperta negli ambienti suggestivi di pineta e salina a mercoledì alterni con Pineta in Concerto e Concerti in Salina all’Imbrunire (2 luglio/27 agosto). Da non perdere poi la 18^ edizione del Vip Master Tennis (11/12 luglio), il singolare torneo di tennis fra personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della stampa che non manca mai di conquistare il pubblico. E’ infatti un’opportunità quasi unica per avvicinarsi con grande tranquillità ai propri beniamini e ai vip che nel passato hanno annoverato, tra i tanti, i nomi del principe Alberto di Monaco, Valeria Marini, Piero Chiambretti, Laura Pausini e Manuela Arcuri.
Sono invece giovani comici emergenti i protagonisti delle sfide esilaranti de Il Sarchiapone (15 luglio/2 agosto), manifestazione di grande successo dedicata all’indimenticato comico Walter Chiari. E’ in questa divertente occasione che la grande famiglia formata dai cervesi e dai tanti turisti abituali si ritrova per una serata di risate a crepapelle, grazie ai numerosi giovani che si distinguono sul palcoscenico ed ai tantissimi personaggi del mondo dello spettacolo che ogni anno sono presenti alla manifestazione e che ricordano Walter Chiari con aneddoti, racconti e filmati di repertorio. Tre le serate di selezione, prima della grande sfida del 2 agosto: gran finale con ospiti importanti, racconti, storie, aneddoti e filmati per ricordare il grandissimo Walter nazionale.
Il 23 luglio La Rotta del Sale ripercorre le antiche vie marittime del commercio del sale, con la festa di saluto alla flotta storica che propone musica e spettacoli di grande suggestione. Dal 22 luglio al 2 agosto, a Cervia si svolge una rassegna davvero avvincente: Filosofia sotto le Stelle, con incontri filosofici al chiaro di luna. Dal 31 luglio al 3 agosto si tengono invece i Beach Games, il grande torneo sportivo della riviera romagnola che naturalmente porterà a Cervia numerosissime competizioni. Infine, per i più piccini, all’Arena della Sirena, tutti i sabati fino a fine agosto, il Teatro Stabile dei Burattini e delle Figure propone spettacoli di burattini.
AGOSTO
La magia dell’estate è particolarmente intensa a Cervia nelle notti agostane, che qui assumono infatti sfumature del tutto particolari. Si parte allora con Cervia Poesia – Un Mare di Parole (4 e 5 agosto), serata dedicata alla poesia nell’accogliente atmosfera di piazza Garibaldi, per poi tornare tutti bambini con il 10° World Master di Sculture di Sabbia al Beach Stadium, vero e proprio campionato mondiale di creazione artistica con la sabbia che dall’8 al 31 agosto trasformerà il Beach Stadium sul Lungomare D’Annunzio in un incredibile museo temporaneo a cielo aperto. Alcune opere raggiungono anche gli 8 metri di altezza, realizzate da scultori provenienti da ogni parte del mondo, con un effetto sorprendente ed estremamente spettacolare.
E il 10 agosto Cervia festeggia la tradizionalissima Notte di San Lorenzo, notte magica sulla spiaggia con i fuochi d’artificio più famosi e partecipati di tutta la Riviera e tante feste sul mare. Nel pomeriggio si svolge la tradizionale tombola in piazza, mentre di sera, sulla spiaggia, il mercatino di dolci e giocattoli accompagna il grande spettacolo pirotecnico.
Sempre sulla spiaggia, ma il 15 agosto, si tiene la giornata conclusiva della rassegna Cervia. La Spiaggia ama il Libro. Giungono in questa occasione dal mare, sulle imbarcazioni storiche cervesi, gli autori di best seller, i giornalisti e gli sportivi che partecipano all’ormai tradizionale talk show di ferragosto. Da non perdere anche la sera e la notte del 15, con l’apertura della spiaggia in occasione di tante feste sotto le stelle e notti in musica.
Dalla spiaggia si passa al porto per il Palio della Voga (18/24 agosto), la sfida a colpi di remo fra i bagnini di salvataggio della costa. E’ dal 1992 che i marinai di salvataggio della costa si sfidano a Cervia lungo il porto canale, remando in piedi alla maniera “veneziana”. I caratteristici “mosconi rossi” gareggeranno nel comparto dei Magazzini del Sale, vicino al ponte mobile, per proclamare il “Marinaio” più veloce, mentre le ragazze si sfideranno nel “Palio Rosa”. Nello stesso periodo, dal 20 al 27 agosto, l’iniziativa Una Settimana Dolce come il Miele propone quindi sette giorni dedicati al miele, alla sua produzione e raccolta con dimostrazioni, mercatini, degustazioni e cene a tema.
Per informazioni turistiche: tel. 0544 993435 www.comunecervia.it/turismo
Per prenotazioni hotel: tel. 0544 72424 www.cerviaturismo.it
Fonte: AlimentaPress La dolce vita di Valentino Eccolo con un'altra mora Vale Rossi scovato dai paparazzi all’inaugurazione di un noto locale al porto di Pesaro. Con lui il solito gruppo di amici e una nuova ragazza. Sguardi, sorrisi, balli e divertimento ma lui si preoccupa dell’agguato dei flash Fonte: Quotidiano Net Plastic Tree: Puppet Show (di panapp) Il mercato discografico giapponese è strano ed ambiguo: è ermeticamente chiuso all'esterno (a parte in casi più unici che rari), ma è popolato da gente (anche di altissima qualità) che sa benissimo cosa si produce nel resto del mondo. Per esempio i Plastic Tree. Questa band, che ha recentemente festeggiato il quindicinale dalla formazione, ha regalato al Giappone album meravigliosi che sfonderebbero tranquillamente anche in Occidente… se mai ci arrivassero. Comunque, veniamo alla recensione. "Puppet Show" è il secondo album di Plastic Tree, è uscito nel 1998 ed i fan della prima ora lo considerano il loro capolavoro. In questo disco i Plastic Tree (cantante/chitarrista, chitarrista, bassista e batterista) riversano filtrato tutto il loro amore per il brit-pop più alto, per la new wave e per tutte le loro passioni; esattamente come hanno fatto gli Oasis in "Definitely Maybe", che già in copertina presentavano un piano programmatico della loro musica basato sul recupero ed evoluzione di quel che loro aggrada. "Puppet Show" è un disco di paradossi: è composto da un'amalgama molto omogenea di cose diversissime, è suonato da una band giapponese che sembra il terzo gruppo neo-Beatles insieme a Blur ed Oasis, è cantato da Ryutaro Arimura che ha una vocetta così dolce da dare il suo meglio nei pezzi più incazzati (tipo "monophobia"), i brani hanno titoli auto-distruttivi tipo "May Day" o "Zetsubou No Oka" ("La collina della disperazione") e testi altrettanto tragici eppure suonano gioiosi e tranquilli, eccetera. È tutto totalmente contraddittorio, tutto sembra costruito apposta, sembra che tutto sia in contrasto con tutto, eppure il disco incredibilmente funziona: i Plastic Tree mettono in scena il loro disco su una pista circense (come ci ricorda l'incipit "Intro" e l'explicit "Circus") e presentano al pubblico pagante le attrazioni che questi vogliono vedere; non svendono le loro emozioni, ma da bravi clown confezionano esibizioni esemplari per costruzione melodica e contrasto agrodolce musica-testo per mostrarsi al mondo vestiti di ridicolo e rivelare solo una piccola parte di sé stessi. In alcuni momenti sembra di sentire i primi Cure (tipo in "Gentou Kikai"), in altri i Nirvana (evidenti in "3 Gatsu 5 Ka. "), in altri ancora si sentono altre band. È dunque un disco di plagi o, alla meno, di prestiti? Direi di no: il difetto, ma anche il pregio principale dei musicisti giapponesi (in generale) è che sono fuori dal mercato della musica mondiale, ma lo osservano, e quindi con mente fredda possono analizzarla con cura, hanno il tempo per comprenderne le dinamiche e per assorbirle non come forma, ma come sostanza, e per svilupparle aggiungendoci la loro spiccata sensibilità. Pur con le dovute proporzioni, i Plastic Tree sono come J. S. Bach: non hanno inventato nulla, ma tutto è ai massimi livelli; negli album successivi… Fonte: DeBaser Diabete: in libro 60 ricette autore <P> (ANSA) - MILANO, 3 LUG - 'La dolce vita' diventa una raccolta di 60 capolavori della cucina, con ricette firmate da 20 chef scelte per gestire il diabete. Dai piatti piu' semplici e tradizionali come la pasta e fagioli, a ricette piu' elaborate come 'l'involtino di branzino in foglia di… Fonte: Alice Tecnologia Valentino sbanda per una morettina Ritorno di fiamma con Arianna? Dopo i flirt attribuitigli con Elisabetta Canalis e Mandala Tayde, il dottore è stato paparazzato in dolce compagnia sul suo yacht 'Titilla' a largo del promontorio del Conero. Slip bianco, pelle ambrata... Che sia di nuovo l'ex? Fonte: Quotidiano Net Free Kitten: Inherit (di maryg) Free Kitten, un nome che a molti dirà ben poco. Eppure i nomi dei componenti sono tutt'altro che sconosciuti: nientepopodimeno che Kim Gordon, Julie Cafritz, già nella noise band di culto Pussy Galore a fine anni '80, Mark Ibold (ex-Pavement) e Yoshimi P-We, batterista del gruppo sperimentale giapponese Boredoms nonché ispiratrice del titolo di un disco dei Flaming Lips (Yoshimi Battles The Pink Robots). Un supergruppo noise, insomma. Dopo circa undici anni dall'ultimo "Sentimental Education", le Free Kitten perdono Ibold e fanno uscire per l'Ecstatic Peace a fine maggio 2008 questo "Inherit", già bistrattato da diverse riviste specializzate. Non siamo ai livelli di "Nice Ass" effettivamente, ma "Inherit" si lascia ascoltare gradevolmente e dimostra una certa maturità sonora (Cafritz e Gordon sono musiciste attempate oramai). Abbandonati dunque gli atteggiamenti foxcore e lo-fi dei primi dischi, le Free Kitten s'ammorbidiscono notevolmente e s'allunga il minutaggio dei pezzi. Chitarre dissonanti, batteria minimale e parlata indolente sono gli ingredienti principali del nuovo sound del trio. Prima c'erano le urla, le distorsioni potenti, la decisione dei tamburi, la sintesi. La suite "Free Kitten On The Mountain" è dilatata, sognante, a tratti fredda e distaccata perché tale è il parlare di Kim Gordon. L'atmosfera ricorda quella dei momenti più calmi di "Rather Ripped", così come quella dell'opener "Erected Girl" e ciò dimostra che dopotutto più che essere i Pussy Galore secondo Julie Cafritz, le Free Kitten son sempre state piuttosto i Sonic Youth secondo Gordon. E difatti il sentore sonicyouthiano è persistente per l'intera durata di "Inherit". "Sway" è incantevole, con il suo debole incedere math-rock, con la sua dolce impotenza. Uno degli apici del disco, insieme a "Surf's Up", tappeto noise disteso sotto un assolo di chitarra di J Mascis (leader dei Dinosaur Jr. , per i profani), che viene inoltre ospitato in veste di batterista nel folle collage di sperimentazioni "Bananas". Gli sfoghi viscerali a bassa fedeltà dei primi lavori sono mantenuti in vita solo da Julie Cafritz nella cupa e furente "Help Me", scheggia no-wave à la Lydia Lunch. "The Poet" è il brano che meglio riassume il disco: nessun virtuosismo, nessun accenno di melodia, batteria essenziale che impazza talora in tribalismi, chitarrine shoegaze. "Inherit" è la rabbia che diventa malinconia, la voglia di cambiare il mondo che si tramuta in rassegnazione, la ragazzina che diventa donna. È il rumore che non vuol farsi sentire. … Fonte: DeBaser Il matrimonio di mia sorella in DVD Il 9 Luglio arriva in DVD la commedia dolce-amara del regista Noah Baumbach (Il Calamaro e La Balena) Il Matrimonio di mia sorella,che illustra, con stile penetrante e ironico, le dinamiche familiari e gli eccentrici modi in cui esprimiamo il nostro amore per gli altri.
Interpretato dalla vincitrice del premio Oscar Nicole Kidman (Ritorno a Cold [...] Fonte: Megamodo Due cuori e una Smart Casiraghi e Beatrice, amore in auto Il terzogenito di Carolina di Monaco e la sua dolce metà alla luce del sole dopo una notte passata insieme nell'appartamento che lei possiede in zona Magenta a Milano Fonte: Quotidiano Net Rush: Hemispheres (di splinter) 1978. Altro disco da incorniciare per i tre canadesi del prog. Un altra volta i Rush sfornano un album di chiaro orientamento prog-rock, come già accadde per i superbi "2112" e "A Farewell To Kings". Bastano quattro canzoni (due più lunghe e articolate, le altre due più brevi) e solo 36 minuti ai Rush per regalarci un altro delizioso piatto a base di strutture complesse, melodie accattivanti, effetti sonori da brivido, tecnica effimera ed un'ottima dose di energia.Il disco conferma chiaramente le sonorità espresse nel precedente "A Farewell To Kings" e sembra fornire una prestazione ulteriormente migliore. Pochi i cambiamenti attuati in quanto a strumentazione e strutture: Geddy Lee conferma di voler sperimentare con i synth ma senza tralasciare i suoi struggenti riff di basso, Peart continua ad utilizzare il suo bell'equipaggiamento di percussioni a far compagnia alla sua batteria, Lifeson si riconferma abile a giocare con la sua chitarra.Si apre alla grande con la continuazione di quella "Cygnus X-1" con cui li avevamo lasciati l'anno precedente. 18 minuti da ascoltare davvero con tutto il cuore e tutta la convinzione di ciò che i Rush sono. Struttura forse un po' troppo ripetitiva per un brano di tale lunghezza; almeno nei primi 12 minuti il brano sembra non possedere quell'articolazione tipica delle suites, riproponendo melodie piuttosto simili fra loro (senza annoiare, per fortuna!): buoni riff di chitarra, sostituiti da arpeggi in alcuni momenti e qualche nota col synth nonché l'eccellente prestazione vocale di Lee; poi passati i 12 minuti ecco che ci si cala in atmosfere spaziali che se inserite in un film di fantascienza porterebbero al premio Oscar; tutto merito dei sintetizzatori di Geddy Lee (e chissà come mai gli altri recensori dei synth non ne parlano mai quando, invece, già allora erano a tutti gli effetti nell'equipaggiamento della band e contribuivano in buona parte al loro sound); poi il brano riprende la carica quasi istantaneamente dando di nuovo spazio alla grinta di Lifeson per poi concludersi con una piacevole chitarra acustica.E dopo aver lasciato il buco nero ecco il brano più breve dei quattro, "Circumstances". Lifeson è protagonista con le sue potenti chitarre rimandando più esplicitamente a ritmiche hard rock; ma da inchino è il giro di synth che interviene nella parte centrale. Più malinconica è la n° 3 "The Trees": apre una dolce chitarra classica, poi subito spazio a quelle elettriche e anche qui è da applaudire la parte centrale: lunghi arpeggi di Lifeson, Peart che gioca con le percussioni e Lee che regala un'altra bella melodia con il synth.E chissà con quale cappello bisogna inchinarsi alla strumentale "La Villa Strangiato" che chiude il disco! Non certo con un cappellino da rapper o con un caschetto da muratore, un bel cilindro forse ci sta! 9 minuti e mezzo all'insegna della tecnica e della fantasia! E se il buongiorno si vede… Fonte: DeBaser Firenze (FI) Il Dolce Stile Eterno Data/e: da 20/06/2008 a 05/09/2008 - 26/10/2008
Premio letterario
IL DOLCE STILE ETERNO 2008
X edizione
Concorso per poesie in lingua italiana elaborate secondo i principi del movimento ... Fonte: Eventi e Sagre Joan as Police Woman: To Survive (di Vivis) Quando Joan mesi fà in 'Anyone' mi diceva che non avrebbe pianto, che solo il fluttuare di una piuma poteva esprimere come si sentisse con lui e di quanto fosse 'I'm ready to start to be ready', io neanche potevo immaginare che poi così sarebbe stato. Che arrivati i Wilco di 'Jesus Etc. ' qualcuno avrebbe 'Trying To Break Your Heart'… Quando Joan cantava mesi fà della sua 'Real Life' con la voce avvelenata di gioia, con una poesia e un incanto senza tempo, con il suo piano e il suo violino a piangere con lei, tutto era diverso. Io lo ero. Lei lo era. Ora nel 2008 è tornata la poliziotta. Splendida sedicente poliziotta, con la sua voce di burro e mandorle, con un lavoro dolorosamente raffinato, nudo, per nulla immediato ma caldo e coinvolgente come l'estate che si sta preparando. 'To Survive' esce in questo giugno di sorprese e torpori. Si schiude piano, delicatamente ti tocca ('Honor Wishes'), ti prende per la schiena dolce e doloroso, per i polsi ('To Be Loved'), ti guarda dentro ('To Be Lonely'), si fa spazio accanto a te su una panchina dimenticata nel fresco della sera. Cautamente ti respira vicino, ti sorride, ti parla ('To Survive') e ti entra garbato sottopelle scoppiandoti dentro, ma piano e inizia. 'To Survive' è un lavoro maturo e sinuoso che sà parlare sottovoce delle tue gioie momentanee, delle tue serenità ('Holiday'), delle tue piccole paure ('To Survive'), così come della bellezza di riscoprirsi di nuovo vivi ('Magpies'). È un album sofisticato e intenso, a metà strada fra il pop-soul più delicato e il migliore jazz-folk americano al quale la Wasser ci ha già abituati bene (bellissima 'To America' con un finale corale e caldo fuori dalle aspettative e con la partecipazione alla voce di Rufus Wainwright). Elegantissimo, per niente istantaneo, a differenza del precedente album va scoperto con passione, con pazienza. Va esplorato nei dettagli dei suoi fiati curati ('To Be Loved', 'Magpies', ' To America'); nel piano liquido di 'Honor Wishes'; nelle chitarre folk di 'Hard White Wall' abbinate alle scie elettroniche di 'Furious'. Va amato ed esplorato nei violini dolenti di Joan, nei cori perfetti e puntuali della splendida ed eterea 'Start Of My Heart', nei testi profondi ed intimi o ancora, in quella voce morbida e sensuale, dolente e cremosa che fa innamorare. Dieci piccoli meravigliosi momenti da concedersi tra arrangiamenti e melodie perfette quando l'aria, rarefatta, sembra fermarsi nei portoni chiusi per scaldare corpi abbandonati e furtivi alla ricerca dell'ombra della sera o di 'Gardens Of Delight'. Un disco nel quale le presenze illustri (Rufus Wainwright e David Sylvian) non fanno che impreziosire una bellezza musicale che brilla già da sola. I pezzi si snodano placidi e morbidi su un tappeto di note ricercate e bellissime. Ammaliano, conquistano per la loro… Fonte: DeBaser Vasco Rossi: Siamo solo noi (di DonSanfelice) Che bello quest'album! Peccato non essere già stato al modo all'epoca in cui usciva, cioè il lontano 1981… Cantare "Siamo solo noi" allora doveva avere un sapore tutto particolare che oggi si è un po' perso. È proprio questo il problema: non faccio parte di quella "generazione di sconvolti che non hanno più santi né eroi" e forse non potrò mai calarmi nel clima dell'epoca per capire fino in fondo questo disco. Questo è sena dubbio uno degli album più belli di Vasco; poche tracce ben riuscite e sonorità fortemente rock. Si parte subito alla grande con l'omonima "Siamo solo noi" su cui non c'è da spendere troppe parole. Brano immortale, tante volte definito inno generazionale. Pochi accordi e frasi molto forti: "Siamo solo noi quelli che muoiono presto, quelli che però è lo stesso". Poi è la volta di "Ieri ho sgozzato mio figlio", caratterizzata da un testo fortemente provocatorio e da suoni duri che sfiorano l'hard-rock. La canzone che segue, cioè "Che ironia", è a mio avviso la meno riuscita; testo simpatico, musica orecchiabile, ma si distacca dal resto dell'album. Ecco poi "Voglio andare al mare", un brano raggae anch'esso provocatorio (si parla "di donne e di sole" e di "tette nude") in cui però non si perde la vena rock. La traccia cinque è "Brava", ancora oggi una delle canzoni più belle di Vasco, che ci parla di una donna e della sua famosa "logica di calze nere". Si passa subito a "Dimentichiamoci questa città", veloce e ritmata, per poi arrivare a "Incredibile romantica". Canzone dolcissima, dedicata a una donna altrettanto dolce. Chi non sognerebbe una donna del genere?A chiudere il disco è la lenta e ironica "Valium", che ovviamente ha suscitato forti polemiche. Già oggi apparirebbe scandalosa, figuriamoci allora! Impossibile rimanere impassibili davanti a queste parole: "100 gocce di valium per dormire del tutto, non sentire più niente, cancellare la mente e domani mattina non svegliarsi neanche". Provate ad ascoltarla come ninna nanna, vi assicuro che l'effetto è ottimo!Ultima cosa che è bene notare è la copertina dell'album: nella sua versione originale ritrae un giovane Vasco urlante e spettinato in bianco e nero. Peccato che sia sparito nelle ristampe… … Fonte: DeBaser Vandana Shiva: l'agroindustria consuma il 70% dell'acqua dolce Ieri al festival Letteraltura di Verbania ha parlato Vandana Shiva . Ero lì e ho potuto ripendere il suo intervento. In questa prima parte parla di crisi idrica e addita due responsabili:il modello "far west selvaggio" degli USA dove... Fonte: Eco Alfabeta New York University Jazz Quartet And Quintet: Live @ Siena - 19/06/08 (di Wendysonoacasa) In una Piazza del Campo di Siena assolata ma non ancora invasa dai turisti americani, quelli seduti tutt'intorno, a raggiera, ne esaltavano l'aspetto naturale a cassa armonica, ho assistito a uno dei concerti più gradevoli di inizio estate. Nel cortile del Podestà lo scorso 19 giugno si sono esibiti tre gruppi, uno in fila all'altro, che insieme formavano la New York University Jazz Quartet and Quintet. L'appuntamento era ospitato dalla Fondazione Siena Jazz ed era gratuito, a dimostrazione della volontà di avvicinare la gente a un genere troppo spesso definito di nicchia, senza tenere conto delle sue origini popolari. Erano gli allievi più dotati del college con i rispettivi insegnanti, sembrava che la scaletta fosse costruita in crescendo, nel senso che dal primo, bravissimo quartetto, si passava al secondo e poi al terzo, raggiungendo un grado di eccellenza massima. Lo spazio, che sembra di suo uno strumento, con quella torre che si apre ripida verso il cielo, è fatto apposta per esaltare voci e suoni e si riempie velocemente di curiosi e di amici venuti da lontano. Prende posto sul palco George Garzone al sax tenore. Viene dal Massachussetts e insegna alla Berklee School of Music, oltre alla NYU. Esegue degli standard, ma anche dei pezzi suoi, insieme ai colleghi alla tromba, al sax alto e alle percussioni. Prima la disciplina con alcuni brani di Miles Davis reinterpretati in una versione più accelerata, con il sax che esce potente e si fa dolce nel finale. Improvvisazione e metodo, sempre in equilibrio, ci si lascia andare ma la situazione rimane sotto controllo. Chi invece coinvolge il pubblico con introduzioni e commenti e poi con la musica è l'altro docente, Jean-Michel Pilc, al pianoforte, insieme a due sassofonisti giovanissimi, talentuosi, forse i più applauditi tra tutti quanti. Come una session lunghissima, un brano solo all'inizio, prolungato all'infinito, le dita di Pilc sono aggressive sui tasti, la cascata di note esce potente e travolge tutto, la gente si fa trasportare e batte le mani, il pezzo rimane aperto alle continue improvvisazioni, i due sax ingaggiano una gara di virtuosismo dentro al concerto e le certezze musicali non esistono più, scompaginate e reinventate in soluzioni nuove, secondo la cifra stilistica del jazz. La terza band, un quintetto, fa da suggello a quanto ascolato in precedenza. Sul palco Dave Schroeder, che preferiesce deliziare i presenti con un inizio soft, lento, solo il sax tenore a riempire l'aria. I compagni intervengono più in là, quando l'atmosfera si è già surriscaldata. Solo allora la performance prende quota, basso elettrico e chitarra si fanno più grintosi e si mescolano alla batteria con quelle poliritmie in salire che avvolgono la piccola area del concerto.… Fonte: DeBaser Auto schiacciata tra due 'bisonti' Morti i 3 a bordo e l'autista del Tir Spaventoso incidente all'altezza di Dolce (Verona): la vettura tamponata da un'autocisterna è finita contro un camion che la precedeva Fonte: Quotidiano Net
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