Brandi Carlile: The Story (di Pibroch) Conosco “The Story” perché adoro “Grey’s Anatomy”. So che “The Story” è di Brandi Carlile perché l’ho letto nei titoli di coda di un episodio.“The Story”, per inciso, è un bellissimo brano rock in cui la bella voce della Carlile ricama dapprima dolci melodie – leggeri accordi di chitarra - e poi divampa in un crescendo rabbioso – cori e ritmica in agitazione. “The Story” è anche un album, il secondo della cantante di Ravensdale dopo una serie di EP e registrazioni live. Dato alle stampe nel duemilasette, esso raccoglie tredici momenti musicali che spaziano dal pop-rock da strada extraurbana principale sporcato da una voce a tratti dolcemente roca a delicate cesellature acustiche. A tutto fa da contorno un’aura decisamente folk che conferisce alla musica della Carlile un retrogusto rustico che neanche le “Più gusto” della San Carlo posseggono.Ad accompagnare lei, dotata chitarrista, troviamo alla ritmica i fratelli Hansenroth (Phil e Tim) e, qua e là a seconda del vento, il violoncello di Josh Neumann. Alla corte della pregevolissima title-track, tra i brani degni di nota figurano la soave cantilena di “Josephine”, accompagnata dalla sola chitarra, il bel crescendo dell’iniziale “Late Morning Lullaby” e la bella “Turpentine”, del resto anch’essa utilizzata dalla balossa Shonda Rhimes come colonna sonora alle vicende del “Seattle Grace Hospital”.Parlando degli altri brani, mi pare opportuno dire solamente che taluni di essi giocano particolarmente sull’espressività (notevole) della bella voce della cantautrice e, spesso, sull’efficacia di cori da vigilia di Natale – penso alla musicalità di “Downpourt”, all’introspezione di “Cannonball”; penso all’intensità di “Have You Ever” ed alla quiete della conclusiva “Again Today” (purtroppo aggravata dalla solita abitudine della ghost-track - qui peraltro non malvagia – che, grazie ai minuti di buio, crea tracce dalla durata emersonlakepalmeriana anche negli album di Cesare Cremonini). Talaltri brani risultano di contro piacevoli cavalcate musicali sui destrieri della ritmica: ne sono esempio “Wasted”, la tirata “Until I Die” e “My Song” – brano quest’ultimo decisamente bello.Completano l’album l’evocativa “Shadow On The Wall” e la ruvida “Losing Heart”, brani che, seppur nulla aggiungendo a quanto detto, impreziosiscono il valore di un lavoro raffinato e viscerale. Un’ottima scoperta, insomma: “The Story” risulta essere un album fresco, ben eseguito, solido e senza alcun momento a vuoto. Magari non avrà questa originalità clamorosa, ma del resto quasi nessuno l’ha più, oggigiorno.E la bella Brandi è ancora giovane, in fondo.… Fonte: DeBaser
Mike Figgis: Via da Las Vegas (di ilfreddo) Odiarlo? No dai, il verbo è troppo forte anche per lui in quanto per odiare qualcuno ritengo che ci debba essere familiarità con la persona in questione. In fin dei conti sono io, che per stronzo masochismo vado a cercare i suoi films, e me li guardo pure (ovviamente non al cinema) proprio con il mero intento di sputtanarlo. Nicola Gabbia, nipotino di Coppola, l'ho sempre considerato un raccomandato ed un attore se non incapace, molto poco dotato, sopravvalutato e simpatico quanto un pugno di sabbia nelle lenzuola. Facce a disposizione: una. Quella da mezzo tossico, rincoglionito sia che interpreti l'eroe buono (un po' cattivo) o il cattivo (in fin dei conti mezzo buono) a seconda delle originalissime sceneggiature nelle quali l‘ho visto cimentarsi. Non conosco tutta la sua filmografia sterminata, ma fino a ieri avevo assistito solo a interpretazioni mediocri/penose. Qualche titolo: Face Off, Con Air, The Rock, Apache, Windtalkers, Il Mandolino… , Fuori in 60 secondi, Family Man, Ghosthrider, Il Mistero dei Templari ed il Prescelto con il quale ha vinto il premio come peggior interpretazione dell'anno. Quando sono venuto a conoscenza che Cage ha vinto nel recente passato un Oscar sono rimasto letteralmente di sale e ho cercato di reperire la pellicola in questione."Via da Las Vegas" di Mike Figgis è un film molto forte della metà degli anni '90 che parla di un uomo assolutamente devastato dopo il divorzio (Ben) e che ha in testa un solo intento. Distruggersi, fino a morire, di alcool. La trama è semplice e mira a colpire violentemente il pubblico fin dalla prima scena. Senza preamboli ci viene presentato una persona che si autocondanna senza possibilità di uscita. Ben non si ricorda nemmeno il perché della situazione. Forse la moglie lo ha lasciato perché beveva, o forse ha iniziato a bere perché è stato lasciato. Non ha nessuna importanza. Vuole morire con una bottiglia in mano e nulla potrà fermarlo. E' un'agonia di due ore nelle quali assistiamo ad una spettacolare parabola discendente. Anche quando sembra che possa tornare il sereno (l‘incontro con la dolce lucciola Sara), si capisce perfettamente che è solo un equlibrio temporaneo ed infatti si cade ancora più giù con un tonfo assordante. I casinò di Las Vegas, le mille luci ingannatrici fanno da cornice a questa devastante fotografia arricchita da una colonna sonora disperata del regista (Figgis) in perfetta sintonia con la trama. Nicholas Cage, lo devo ammettere, mi ha impressionato e non dico questo per la statuetta che ha preso, ma perché sembra davvero un alcolizzato. Mi sorge il dubbio che abbia girato tutto il film da sbronzo e che quella bottiglia/bicchiere perennemente stretto in mano non sia in realtà acqua. Non è solo lo sguardo, assente, ma le movenze perfettamente scoordinate e goffe e quell'espressione del viso sorridente/ebete… Fonte: DeBaser
Se hai iniziato a pensare a come progettare il “look” del tuo primo blog o sito web, allora in questo articolo troverai un bel po’ di consigli per iniziare a muoverti col piglio giusto. Quello che ho intenzione di proporti qui oggi non è soltanto una semplice lista di consigli raccolti qua e là per il Web. Piuttosto, quello che ho in mente di proporti ha un taglio diverso dal solito: è il mio personalissimo approccio al web design. E’ tutto quello che sono riuscito a imparare e sviluppare nel corso della mia attività di editore online professionista e di consulente di comunicazione per diverse aziende e organizzazioni.
Progettare per il Web richiede come presupposto fondamentale quello di comprendere che accedere alle informazioni sullo schermo di un computer o su un dispositivo mobile è una esperienza completamente differente rispetto a leggere un quotidiano, una rivista o a guardare un programma in TV. Quindi, se sei ancora convito di poter progettare l’interfaccia del tuo sito web come se si trattasse di una pubblicazione stampata o di un programma televisivo, caro mio allora ti dico che stai solo sprecando tempo prezioso e un bel po’ di soldini.
Fermati.
Voglio proporti i miei personalissimi consigli di web design per iniziare a progettare il tuo primo blog o sito web.
Ecco i dettagli:
Web Design Per Principianti
Lascia che ti dica una cosa. Internet è pieno di libri, siti web, tutorial e persino video sul web design che, a mio avviso, sono tutti uguali e praticamente inutili.
Se continuerai a leggere il mio articolo, credo di poterti dare delle linee generali, le dritte giuste che non solo ti saranno utili per completare il tuo bagaglio di conoscenze, ma ti aiuteranno a vedere il processo di web design da un prospettiva completamente diversa.
1) Strategia di Progettazione Del Sito
Essere Semplici - Avere un Focus
Per progettare il tuo sito web in maniera efficace la prima cosa da fare è valutare i contenuti che hai a disposizione.
Proprio così, quando parliamo di web design tutto gira intorno al tipo di contenuti che hai a disposizione e a come intendi proporli sul tuo sito. Il tuo sito web deve essere progettato attorno al tipo di contenuti che hai a disposizione e all’esperienza che vuoi regalare ai tuoi utenti.
Chi atterra sul tuo sito è arrivato o perché ha fatto una ricerca su Google oppure perché qualche amico gli ha detto che sul tuo sito può trovare cose interessanti. Molte volte, chi arriva tra le tue pagine ha trovato un link su un forum o su uno dei tanti social network in circolazione.
Comunque sia, chi è atterrato sul tuo sito web è arrivato con l’aspettativa di trovare ciò che più gli interessa. Sia che il tuo sito sia facilmente reperibile sui motori di ricerca oppure che sia stato segnalato dai tuoi stessi visitatori, le persone che atterrano sul tuo sito web si aspettano di trovare qualcosa rispetto a un dato argomento.
Il tuo primo obiettivo nella progettazione di un sito web, dovrebbe essere quello di fornire contenuti interessanti e di qualità.
Come?
Focalizzando i contenuti su uno specifico argomento. Devi fare in modo che i visitatori si ricordino di te.
Non serve piazzare migliaia di cose differenti sulla pagina per soddisfare le aspettative di quanta più gente possibile. Concentrati su un argomento specifico e fai di tutto per dare ai lettori contenuti rilevanti su quell’argomento. E’ semplice.
2) Stile di Progettazione - Non Essere Accattivante - Devi Essere Analitico
Un altro elemento fondamentale per progettare un sito web dai contenuti e dall’aspetto professionale è quello di evitare di andare oltre l’idea del “bello”. Che cosa intendo? Ognuno di noi ha in testa un proprio concetto di che cosa è bello ma, a meno che tu non sia un designer professionista, il mio consiglio è quello di stare lontani dall’obiettivo di raggiungere la bellezza a tutti i costi. E’ semplicemente sbagliato. Questo perché come detto, il concetto di bellezza è soggettivo e, a meno che tu non abbia studiato da web designer, il mio consiglio è di progettare un sito solo secondo i tuoi gusti personali. Devi progettare il sito in modo che piaccia prima di tutto a te.
Quindi, il secondo passo non è “apparire fighetto”, ma cercare di essere:
a) focalizzato su un argomento specifico
b) leggibile
Questi, a mio avviso, dovrebbero essere i due obiettivi principali nella progettazione di un sito web o di un blog.
Ti dico che se riesci ad avere un focus ben preciso allora sei già un passo avanti rispetto a una marea di altra gente. Prova ad andare sul sito di qualche tuo amico e vedi se riesci a capire in pochi secondi di che cosa parla. Molte volte trovi un miscuglio di cose e ognuna di queste se ne va per fatti suoi. A che serve avere un sito del genere?
Semplifica, vai all’essenza delle cose, cerca di dare ai tuoi lettori poche cose ma di altissima qualità. Vedrai, apprezzeranno molto di più il tuo lavoro piuttosto che quello di un sito che propone cento cose diverse al suo interno. Sarai molto più professionale e molto più prezioso se fai le cose con semplicità.
Avere un focus ben preciso ti dà anche la possibilità di “essere visto” dai principali motori di ricerca come un sito che copre un argomento specifico. Ciò renderà i tuoi contenuti molto rilevanti, il che significa che sarai sempre ai primi posti all’interno della pagina dei risultati di ricerca. Per raggiungere questo obiettivo hai bisogno di scrivere in maniera chiara e di pubblicare con una certa regolarità i tuoi contenuti.
La leggibilità di un sito web è l’equivalente del segnale di una radio. Se il segnale è basso, disturbato e debole allora io cambio stazione immediatamente, anche se stavo ascoltando un pezzo eccezionale. La stessa cosa vale per il Web. Se un sito web è troppo lento da caricare o, peggio ancora, è troppo difficile da leggere e da navigare, me ne vado tranquillamente su un altro sito dove i contenuti sono gli stessi, ma dove il layout è più pulito e organizzato in maniera migliore. Non faresti lo stesso anche tu?
3) Tipi di Pagine
Per realizzare un sito web semplice, essenzialmente hai bisogno di progettare due tipi di pagine: una homepage e la pagina interna. Certo, sicuramente puoi pensare a delle pagine con un layout diverso per ogni sezione del tuo sito ma, almeno all’inizio, ti suggerisco di concentrarti soltanto su questi due tipi di pagine. In questo modo, potrai organizzare il lavoro sul layout ancora meglio.
Ecco alcuni consigli:
Homepage - è il tuo ingresso principale, il tuo vestito, il tuo biglietto da visita, la tua targhetta fuori la porta, la tua cassetta della posta, il tuo Curriculum Vitae. Parla di te o dell’azienda per cui lavori. L’homepage non è una sorta di opuscolo in formato elettronico. Deve essere forte, chiara e contenere informazioni utili. Non c’è assolutamente bisogno di grafica fantasiosa, sfondi colorati o effetti speciali per rendere una homepage davvero efficace. Concentrati nel far capire alla gente di cosa parla il tuo sito e cerca di inserire tutto il necessario per raggiungere questo scopo.
Singola pagina - è la “pagina interna” del tuo blog o sito web. A dire il vero, oggigiorno ogni pagina di un sito web è un po’ come una homepage, dal momento che molte volte i visitatori atterrano sul sito senza neanche aver visto la tua “home”. Sapendo questa cosa, dovresti sforzarti nell’organizzare le singole pagine in modo che queste abbiano tutta una serie di contenuti e di sezioni complementari all’articolo principale, e fornire al tempo stesso tutti quegli elementi tipici che un visitatore può trovare nella homepage (masthead, link di navigazione, etc). Quindi, ti consiglio di realizzare un bel masthead informativo e funzionale (dai un’occhiata alla prossima sezione) e di avere abbastanza spazio per organizzare in un certo modo i contenuti principali e sfruttare a pieno il footer (piè di pagina) per dare agli utenti acceso a informazioni correlate a quelle presenti già presenti nella pagina.
Quali sono gli elementi che compongono una pagina?
4) Componenti Della Pagina
a) Masthead
Il masthead è la parte alta della pagina web. Il tuo marchio, il tuo slogan e l’argomento del sito dovrebbero essere piazzati in questa zona del sito. Non realizzare un masthead troppo grande o troppo decorato. Cerca di mantenerti più o meno intorno ai 100 pixel di lunghezza. Tieni sempre ben in mente qual è il tuo obiettivo principale: far capire ai visitatori nel più breve tempo possibile di che cosa parla il tuo sito e che cosa possono trovare al suo interno. Devi informare velocemente.
b) Contenuti
Quando devi scegliere il numero di colonne della pagina web, limitati a progettare un layout con due o tre colonne al massimo. Utilizza la colonna più ampia per i contenuti principali e quelle più piccole per le pubblicità o per suggerire ai visitatori altri contenuti interessanti. Tieni presente che la colonna principale deve essere abbastanza larga per contenere righe di testo di 10-12 parole al massimo. Non sarà facile, devi smanettare con la larghezza della colonna e con la dimensione del font. Un’ultima cosa: i testi sul Web dovrebbero essere SEMPRE allineati sinistra. Giustificare il testo è come avere una sorta di etichetta a caratteri cubitali che dice: “Le persone dietro a questo sito NON SANNO NULLA delle tecniche di information design per il Web”. Non voglio scendere nei particolari, ma ti invito a dare tu stesso un’occhiata ai migliori blog e siti web per capire la scelta da fare su questo fronte.
c) Navigazione
Per navigazione si intende quell’insieme di link o altri elementi visivi che consentono ai visitatori di spostarsi in altre zone del sito. La cosa importante da fare qui non è tanto dove capire dove piazzare questi link di navigazione, ma organizzare il sito in maniera ragionata ed etichettare le varie sezioni in maniera chiara e consistente. Anche se può sembrare un compito apparentemente semplice è la cosa che molti editori online sbagliano a fare. Inizia con l’identificare le principali aree del sito al di fuori della homepage, come ad esempio la sezione About (da avere assolutamente) e una sezione Contatti, dopodiché comincia a pensare alle 10-12 categorie in cui vuoi organizzare i tuoi articoli. Assicurati che i nomi scelti per le categorie siano coerenti e si sappiano reggere da soli.
d) Pubblicità e Altri Contenuti Piazza le pubblicità soltanto in punti strategici delle pagine web. Le scelte più comuni sono al di sopra del masthead (vedi Boing Boing), sotto il titolo del sito o in una colonna laterale. Puoi mescolare insieme queste tre soluzioni, tenendo però sempre bene in mente una cosa: alle gente comune NON PIACE la pubblicità. E per pubblicità intendo tutti quei messaggi che distraggono l’utente e che non hanno nulla a che fare con i contenuti del sito. Questo è il motivo per cui, pubblicità che si adattano ai contenuti del sito come quelle fornite da Google con AdSense, riscuotono così tanto successo. Se le pubblicità non distraggono gli utenti e contengono effettivamente informazioni rilevanti, le persone cliccheranno più volentieri per sapere di cosa si tratta. Pertanto, cerca di organizzare le pubblicità come se si trattasse di qualsiasi altro tipo di contenuto preziose. Posiziona le pubblicità in maniera strategica, identifica chiaramente gli spazi pubblicitari ed evita tutti quegli annunci che “gridano” per avere un po’ di attenzione.
e) Footer Il footer è diventato recentemente una sorta di pannello di navigazione aggiuntivo per molti siti web di successo. Anziché inserire nel footer solo le informazioni legali o il logo per la licenza Creative Commons, potresti iniziare a pensare al footer del tuo sito web come il ponte condurre i visitatori ad altri contenuti interessanti. Un ottimo esempio di questa nuova tendenza di web design puoi vederlo su ProBlogger.
5) Colori
Quello che ti consiglio, almeno per il momento, è: dimenticati dei colori. Tutt’al più se ne hai bisogno utilizza delle immagini ma, altrimenti, utilizza per il tuo sito uno sfondo bianco e un testo nero. Ciò ti consentirà di ottenere articoli dalla massima leggibilità e di poter sviluppare una maggiore sensibilità per i dettagli quando si tratta formattare i contenuti.
Se non puoi fare a meno di utilizzarli, presta molta attenzione alla scelta dei colori. Non importa quale colore andrai ad utilizzare, uno sfondo colorato diminuisce significativamente la leggibilità dei tuoi contenuti. Fatta eccezione per il bianco e il nero, tutte le altre combinazioni richiedono una certa familiarità con la teoria dei colori. Se sei poco pratico di questi argomenti ti consiglio di dare un’occhiata a:
Queste sono le uniche due cose di cui ti devi preoccupare nella scelta dei font. Che cosa significano?
Per quanto riguarda la compatibilità, l’unica cosa di cui ti devi assicurare è che il font che hai deciso di utilizzare sia visibile dai diversi browser che ciascuno di noi ha installato sul proprio computer. Ad esempio, potrebbe capitare che alcuni font molto fighi siano disponibili soltanto sul tuo computer. In questo modo quando le persone arrivano sul tuo sito web non vedranno lo stesso font che hai utilizzato tu oppure lo visualizzano in modo diverso. Controlla sempre i font che hai scelto per il tuo sito web in modo da capire se stai facendo la scelta giusta.
Per la leggibilità hai bisogno di scegliere un font che renda comprensibili i tuoi testi, non hai bisogno di font fighetti o accattivanti. Quindi, scegli un font che non sia troppo piccolo e stai alla larga dai font troppo decorativi.
Dai un’occhiata alle scelte di design dei principali blog e siti web leggendo questo articolo realizzato da Smashing Magazine: A Small Design Study Of Big Blogs.
7) Immagini
Le immagini sono un argomento spinoso. Riempire il tuo sito web di immagini senza sapere come selezionarle e dove piazzarle significa fare più danni di quelli che le immagini non le utilizzano affatto. Un consiglio semplice: devi essere coerente. Seleziona delle immagini che abbiano un unico stile. Non scegliere immagini che spaziano da uno stile all’altro, ma cerca di mantenere una continuità visiva selezionando le immagini in maniera coerente.
Se utilizzi le immagini prodotte da altri dai sempre il giusto credito agli autori inserendo un link al loro sito o al loro portfolio. Ti metterà a riparo da possibili problemi.
Dove trovare delle belle immagini? Flickr, Google Immagini (attento a non infrangere il copyright), StockXchange, ci sono cento altri siti in giro per il Web, ma c’e dell’altro:
8) Template Già Pronti
Questo è il consiglio più importante che ti do se stai iniziando a progettare il tuo primo sito web. Il prossimo ostacolo sarà trovare il modo di mettere in pratica tutti i consigli che ti ho dato lungo l’articolo. Ti consiglio vivamente di lasciar perdere l’HTML. A meno che tu non sia un professionista ti sconsiglio di realizzare il tuo sito con strumenti tipo Dreamweaver, FrontPage o qualsiasi altro strumento ti venga in mente di utilizzare. Questa è la vecchia maniera di realizzare siti web. Ci sono troppe cose da sapere se vuoi realizzare un sito web a mano e completamente da solo.
Il nuovo modo di realizzare un sito web è utilizzare un template già pronto e personalizzarlo secondo le tue esigenze. I template già pronti sono economici e in più ne hai a disposizione praticamente un’infinità. L’unica raccomandazione è di controllare sempre nelle specifiche del template che esso sia “conforme” alle specifiche XHTML dettate dal W3C (World Wide Web Consortium). Ciò garantisce che il template che hai scelto sarà visualizzato correttamente da qualsiasi browser.
Così come per i vestiti di tutti i giorni, non c’è alcun bisogno di farti fare un abito "su misura”, quando a disposizione hai una marea di template già pronti che puoi personalizzare secondo le tue esigenze. Potrebbe capitare di aver comunque bisogno di qualcuno che ti faccia vedere come installare o modificare un template, ma nel complesso è una strada molto più praticabile se stai pensando di realizzare il tuo primo blog o sito web.
Ho ancora un bel po’ di consigli per te su questo argomento. Mi raccomando, continua a seguirmi.
Fonte: MasterNewMedia
''Gomorra non giova all'Italia'' Fabio Cannavaro, napoletano, capitano della nazionale italiana e colonna del Real Madrid ha apprezzato il film ma dice: "non gioverà all'immagine dell'Italia ne ...
Fonte: Kataweb Cinema - News
‘‘Gomorra non giova all’Italia’‘ Fabio Cannavaro, napoletano, capitano della nazionale italiana e colonna del Real Madrid ha apprezza... Fonte: Kataweb Spettacoli
Pregadio via dalla Corrida:
Ma non è vero che sto male ROMA
«Musica, maestro!», si è sentito dire Roberto Pregadio lungo tutti i quarant’anni che l’hanno visto alla direzione musicale dell’orchestra della Corrida. Quarant’anni a sentir massacrare canzoni a opera dei dilettanti allo sbaraglio, prima in radio poi in televisione, prima con Corrado poi con Jerry Scotti. Ora, Pregadio lamenta l’improvviso licenziamento a opera di Marina Donato, vedova di Corrado, oggi produttrice del programma.
Il maestro, una colonna della trasmissione, si sente più offeso che dispiaciuto: «La decisione di non prendere parte alla prossima edizione della Corrida non è mia ma di altri e non è in alcun modo determinata dalle mie condizioni di salute che, a dispetto dell’età, sono tutt’ora ottime e non hanno subito alcun deterioramento nell’ultimo anno». Nonostante ciò, nell’edizione che prenderà il via sabato su Canale 5, al suo posto ci sarà sul podio il maestro Vince Tempera. «A farmi vedere rosso - scherza il maestro per usare una metafora in tema con la Corrida - sono state le argomentazioni. Non si gioca su queste cose. Io, facendo i dovuti scongiuri, ho compiuto 80 anni il 6 dicembre e sto benissimo. La verità è che la produzione voleva farmi fare lo spettacolo in coppia con Tempera e io ho rifiutato. Saremmo stati in troppi a dirigere».
Al maestro risponde la produttrice Marina Donato: «Sono veramente dispiaciuta che il maestro Pregadio non abbia accettato l'offerta di Corima di partecipare ad ogni puntata della Corrida, pur condividendone la direzione musicale col maestro Tempera. Nel fargli gli auguri di buon anno, solo pochi giorni fa, gli ho rinnovato l'invito ad accettare la nostra proposta contrattuale che, evidentemente, dimostra quanto siamo consapevoli della sua buona salute della quale nessuno di noi ha mai parlato ed anche della sua età!». Fonte: LaStampa Cinema
Justin Timberlake: FutureSex/LoveSounds (di whereismymind) "Conosci il tuo nemico" scriveva saggiamente Sun Tzu.Ho passato il natale da influenzato ascoltandomi forzatamente questo cd (album mi sembra eccessivo come termine) che mia sorella metteva su a palla in continuazione giusto per essere ben sicura che sto anno Babbo Natale a casa nostra non si facesse vedere. Poi è successa una cosa strana.Su DeBaser ho visto che questo cd è stato recensito due volte per una media di 4 stelline!!!!!!!!!!!! Ma come???E mi è venuto in mente il grande Elio in "Parco Sempione" - Questo fatto mi turba/e mi sento di merda/quasi quasi mi siedo/ed ascolto un pò meglio/forse forse mi sbaglio/forse ho preso un abbaglio- quando vuol dare una seconda possibilita all'ascolto del suonatore di bonghi.Cosi l'ho fatto, ho comprato il cd (e con comprato intendo proprio pagato, cioe vogliono soldi per sta roba, che coraggio, credevo lo regalassero ci son rimasto malissimo) perche mia sorella lo aveva avuto solo in prestito.Dovevo sapere e pultroppo . . ho saputo.Na disgrazia, milioni di dischi venduti per sta roba? Per un androgino con una voce da prepreprepre pubertà che se chiudi gli occhi te lo immagini come una biondona con due tette cosi, che dice "sexy" 39 volte nelle prime 3 canzoni (non sto scherzando, poi ho smesso di contarle), con una musica (musica?) alienante basata su 3 campionamenti ripetuti all'infinito con qualcuno che reppa sopra per tutto il tempo "yu' ready? yeah yu' ready?", ma de che???.Sta roba viene definita credo musica truzza, da discoteca (o comunque adatta anche a quello), e parlandone con chi è un esperto del campo (un truzzo quindi, ma ho capito quasi tutto si è aiutato con i gesti) mi son sentito dire "si ma hai valutato il lavoro di produzione? i campionamenti?, quel Timbaland è un genio" e poi la fatidica frase "cioe vabbe non ti piace il genere ma però non puoi dire che non ha tiro" …Ho apprezzato molto il silenzio di un paio di secondi tra un brano e l'altro, potevano farlo piu lungo però. Un altra cosa positiva è che quando lanci via il cd bestemmiando questo vola molto bene, molto aerodinamico, gran bella produzione. Il discorso però è per me molto serio, questa è la morte della musica e lo dobbiamo principalmente alle discoteche (in cui il tiro fà musica) e a mtv che ha permesso che gente come Jasmine potesse vendere milioni di dischi senza saper cantare suonare e meno che meno comporre. Fino agli anni 70 contava l'opera non i balletti (ce li vedete lennon, waters, black che fanno le coreografie e guardano in camera facendo "mmm sexi lady, where is my mind?") non i videoclip diventati piu importanti della canzone stessa che spesso viene modificata per adattarsi al filmato diventando quindi colonna sonora, guardatevi (senza audio! come dottor house guarda L world) il video di "What Goes Around Comes Around" per capire… Fonte: DeBaser
Jim Henson: Labyrinth (di uxo) Nel 1986 avevo appena sette anni, e già il cinema di per sé, rappresentava per me bambino un luogo magico, una porta per luoghi lontani, uno sguardo sulle cose più incredibili che a quell'età mi era impossibile immaginare. I Goblins che oggi mi appaiono come fantocci ridicoli, al tempo, mi impressionarono notevolmente. Solo il candore della dolce Jennifer Connelly (all'epoca appena adolescente), principessa della quotidianità, sospesa in un tempo indefinito, diventava in mezzo a tutti quei mostriciattoli, un'eroina che con il suo coraggio, scacciava le mie paure. Il perfido (ma non troppo) Jarret, impersonato da un impareggiabile e mistico David Bowie, rappresentava per me un perfetto principe dell'oscurità, un trasformista efficace e stralunato, con la sinuosità di un corpo sottile e pungente, con quegli occhi aspri e spaventevoli, manovratore di una situazione all'apparenza incontrollabile. Nel 1986 Labyrinth era solo una favola, piena di cose da vedere, musiche, mostriciattoli e volti deformi che si sedimentano nel cervello spugna di un bambino. Più di venti anni dopo ho rivisto questo piccolo capolavoro sospeso nel tempo, rendendomi conto di centinaia di piccoli particolari che solo un adulto attento e motivato potrebbe notare. Mi sono reso conto che la storia non è altro che una metafora per raccontare il passaggio travagliato di una giovane che attraversa la sua adolescenza, combatte contro la sua fantasia, la accantona per far spazio all'essere adulta. La sua camera è piena di balocchi che si ripetono nel film, simboleggiando il mondo fantastico che essa stessa era stata capace di crearsi. Il suo vivere spensierato nel duro mondo reale, che è in effetti rifiutato (lo si capisce dal suo monologo iniziale) è infarcito delle fantasie alimentate dai personaggi giocattolo che riempiono la sua stanza. Il suo mondo fantastico la sostiene e la estranea da una realtà amara (ma non troppo, si tratta solo di qualche conflitto adolescenziale). Il labirinto è niente altro che metafora di un percorso difficile in cui ogni sua fantasia viene affrontata in modo definitivo, fino ad arrivare all'inevitabile traguardo, che culmina con un "passaggio di testimone" al fratellino: il tanto amato pupazzo Lancillotto, simbolo della sua infanzia, viene lasciato al bimbo con le parole "tu ne hai più bisogno di me". Mi sono commosso incredibilmente, forse perché sono sprofondato nei teneri ricordi di una infanzia dolce, forse perché alla fine la protagonista sceglie (inevitabilmente) di crescere e mettere da parte tutti gli elementi chiave della sua infanzia, che rimarranno solo in caso di necessità. I protagonisti sono meravigliosi, perfetti, Per l'epoca poi, gli effetti speciali espressi sono di ottimo livello, ed il film porta benissimo tutti gli anni che ha. La colonna sonora è naturalmente curata dal geniale Bowie, che produce fanfare deliziose ed opportune per il contesto. Cito per esempio… Fonte: DeBaser
Colonna (RM) Natale e Capodanno a Colonna Data/e: da 13/12/2008 a 06/01/2009
 Natale e Capodanno a Colonna dal 13 dicembre 2008al 6 gennaio 2009 uno straordinario programma di iniziative per trascorrere in allegria le ... Fonte: Eventi e Sagre
Colonna (RM) Presepi in Grotta Data/e: da 21/12/2008 a 06/01/2009
21 Dicembre 2008 / 06 Gennaio 2009 "Presepi in Grotta" - 8ª ediz Ingresso della grotta: Via della Libertà 15 - Colonna L'arte del presepe ... Fonte: Eventi e Sagre
Pasquale Scimeca: La Passione di Giosué l'ebreo (di macaco) Negli ultimi decenni del XV secolo, la Spagna viene unificata nel nome del cattolicesimo. Gli ebrei ed i musulmani, vengono così costretti all'esilio forzato. Fra di loro si trova anche Giosué, che secondo l'interpretazione che il rabbino dá, ad alcuni fenomeni naturali, dovrebbe essere il messia, colui che guiderà il popolo d'Israele verso la terra promessa. Il viaggio dell'esodo, naturalmente difficile e pieno di avversità, termina in Sicilia. (Questa prima parte occupa sessanta dei novantacinque minuti del film).Un giorno poi, recatosi in una cittá, si ritrova coinvolto in un interrogazione sulle sacre scritture da parte dei "boss" della chiesa locale. Ineccepibile nelle sue risposte si trova cosí invitato ad indossare la "casazza", una tunica bianca, e a rappresentare Gesú nella recita della sua passione. Il Clero, geloso della sua sapienza e della sua "lingua sciolta", da in premio, libertá e denaro, a due galeotti che, interpretando due soldati romani, devono picchiarlo e crocifiggerlo sul serio. Giosué, cosí, muore per davvero in croce allo stesso modo di colui che doveva rappresentare. Il film si chiude con una citazione di Giovanni XXIII: "perdonaci per le maledizioni che abbiamo ingiustamente attribuito al loro nome di ebrei. Perdonaci per averti una seconda volta crocefisso in essi, nella loro carne, perché non sapevamo quello che facevamo. "Mi incuriosiscono i film religiosi, spero sempre di trovare degli spunti di riflessione, purtroppo qua neanche l'ombra. Non solo per questo l'ho affittato, ma anche perché vivendo oltreoceano, guardo con piacere un film della mia terra. Questo é stato deludente, quindi deduco che l'ho trovato perché deve essere un dvd a basso prezzo e perché tratta di religione che da queste parti si vende bene.Tecnicamente il film non mi é piaciuto nella recitazione, spesso troppo enfatica, teatrale. Buona invece la scenografia e la colonna sonora scritta e interpretata da Miriam Meghnagi.Dopo qualche ricerca, ho scoperto che Pasquale Scimeca decise di girare questo film dopo essere venuto a conoscenza delle sue origini ebraiche. Vorrebbe essere, quindi, una sorta di omaggio personale alle sue radici giudaiche? O per porre le sue scuse da cristiano? Sinceramente, non lo so, ma mi ritrovo perplesso, perché di film brutti ce ne sono a centinaia, ma hanno almeno la scusa di dover essere commerciali, questo neppure quella. … Fonte: DeBaser
Sergej Prokofiev: Pierino e il lupo (di enbar77) Ricordo che qualche manciata di lustri fa, quando indossavo ancora un grembiule blu con fiocco rosso per andare a scuola, nei pomeriggi liberi dagli impegni (quasi tutti), amavo molto ascoltare le fiabe di Andersen, o quelle rivedute da Disney attraverso dei meravigliosi dischi a 45 giri, egregiamente pubblicati dai Fratelli Fabbri. Erano pochi minuti intensi che riuscivano ad estasiare le giovani memorie dei bambini dell'epoca, bambini non ancora rincitrulliti dall'onda inarrestabile della tecnologia. All'epoca pochissimi eletti possedevano il famigerato Commodore 64 o il fratello minore Vic-20 che prevedevano molti minuti di attesa per caricare e mostrare sul televisore di casa, salvo occupazione per telenovelas o partite di calcio in chiaro, il videogioco all'ultimo grido. Il primo pc ad entrare a casa mia fu un "Olivetti Prodest" in linguaggio basic, mentre avevo dilapidato diverse paghette al bar (400 lire al giorno e 1000 lire la domenica grazie alla buonanima di mio nonno) per cercare di terminare "Ghost 'n goblins" o "Double dragon" (per non parlare di Dragon's lair). Mio padre, un giorno mi propose di ascoltare una fiaba diversa. Diversa tra virgolette in quanto ero cresciuto ascoltando musica classica. Allora mi propose di ascoltare qualcosa di anomalo, un intreccio tra fiaba e musica classica e mi ritrovai tra le mani un 33 giri su cui era riportato, in uno stile simile al naif, un paesaggio rappresentato da una casetta circondata da una staccionata, un albero, un piccolo stagno e una foresta che fungeva da cornice. "Sergej Prokofiev - Pierino e il lupo" narrata da Eduardo De Filippo (e che narrazione!). Non conoscevo il compositore. Anni dopo scoprirò che aveva musicato i film di Eizenstejn e che la meravigliosa "Danza dei cavalieri" contenuta nell'opera "Romeo e Giulietta" suonava nella colonna sonora di una rèclame del profumo "Egoiste", dove qualche decina di modelle attaccavano, affacciandosi a delle finestre, urlando l'epiteto che battezzava il prodotto, un presunto adone che le rispondeva appoggiando la boccetta sul bordo di una ringhiera da balcone. Il narratore lo conoscevo benissimo. Mi aveva fatto sbellicare dalle risate con l'emissione di un "pernacchio" al Duca Alfonso Maria di Sant'Agata dè Fornari. Dal momento che il mangiadischi di plastica rosso era fuori uso, approfittai, con la dovuta attenzione, del giradischi paterno, orientando il lettore sui 33 giri e avendo cura di riporre nello spazio apposito, il dischetto da hockey valido al funzionamento dei 45. Non avrei mai pensato che qualcuno avesse avuto un'idea del genere. Qualcosa di eccezionale si stava impossessando delle mie facoltà. Degli strumenti quanto mai azzeccati che sostituivano i movimenti, le voci, i versi, le azioni dei personaggi di questa favola assolutamente straordinaria. Pierino, il protagonista, musicato da una piacevole sequenza ad archi dove si può immaginare un vispo bambino che saltella spensierato in un prato… Fonte: DeBaser
Putiferio: Ate Ate Ate (di IcnarF) Alcuni reduci di deludenti esperienze all’interno dell’underground italiano finiscono sotto l’ala protettrice di Giulio Ragno Favero: nascono i Putiferio. E’ sicuramente il progetto più sperimentale del Re Mida della scena indipendente nostrana che, dopo aver preso in mano chitarra e basso rispettivamente negli One Dimensional Man e nel Teatro degli Orrori, qui si siede dietro le pelli. La loro è una musica di respiro internazionale, che saccheggia a piene mani dall’heavy-rock dei nineties (Melvins e Neurosis su tutti) per frullarlo con la pazzia sperimentale à la US Maple ma alcuni, quelli con le orecchie più allenate, ci sentiranno forse pure i Can per via delle loro azzardate soluzioni ritmiche. “Ate Ate Ate” (’08, Robotradio Records) è la colonna sonora della fine del mondo, dell’apocalisse post-atomica, narrata con efferata spietatezza. Ma, se Caronte era stato forse un po’ burbero con quella schiappa raccomandata di Dante, i Putiferio agiranno con ben più crudeltà nei confronti dell’ascoltatore, che sarà traghettato in questi scenari bui e tenebrosi a suon di malati tempi dispari e infernali sonorità labirintiche; l’opener “Give Peace a Chancer”, oltre che per la sua grottesca citazione, ne è l’emblema: sembra la destrutturazione, quasi a livello atomico, della violenza viscerale di King Buzzo & co. che lascia il posto solamente ad un assordante noise-rock guidato dalla batteria perennemente fuori tempo di Favero. Ascoltare le successive “Aristocatastrophism” e “Cannibal Corpse for Severs” significa invece immedesimarsi con lo spettatore del conflitto: il suo terrorizzato flusso di coscienza è disegnato sonoramente alla perfezione dalla performance schizofrenica del cantante, seguito a ruota dai suoi rumorosissimi compagni che continuano il loro feroce processo di decostruzione ritmica e sonora. Il bello arriva con “Putiferio Goes to War”, traccia centrale, summa del Putiferio-penserio nonchè spensierata dichiarazione d’amore di Favero nei confronti di Scott Kelly e Steve Von Till: 13 minuti di digressioni post-core in cui si alternano, come ai bei tempi di "Through Silver in Blood", bordate noise-core, manipolazioni industrial e le derive psichedeliche più impalpabili. In “Hate Ate 8” si ode la richiesta di pace del pianeta stremato, mentre in “Where Have All The Razors Gone?”, scritta in collaborazione con Luca Mai degli Zu, vi è un’altra letale dose di decibel che sembra tracciare il percorso devastatore di qualche predone post-nucleare. La finale “Holes Holes Holes” è il ritorno al primitivismo dell’umanità dopo l’era atomica, scandito da un incedere di percussioni e di tribalismi, sulla scia dello sperimentalismo ritmico che permea tutto il lavoro. In definitiva, questi Putiferio hanno proiettato la loro piccola creatura, partorita coi mezzi limitati dell’indie-rocker italiano, sulla scena internazionale a sgomitare con i giganti stranieri, americani o europei che siano. “Ate Ate Ate” è il vostro disco dell’anno, soltanto che non l’avete ancora ascoltato. Embè? In tal… Fonte: DeBaser
di Atli Orvarsson Colonne Sonore, 2008 Composta da Atli Orvarsson Voto discreto
Uno score dal tono dark e inquietante è quello che Atli Orvarsson ha composto per l'ultimo film di Mathieu Kassovitz con protagonista Vin Diesel. Musica lugubre e, vagamente, prevedibile per una colonna sonora di maniera sia in termini di genere che di stile. - Leggi tutta la recensione e i commenti »
Sezione: Recensioni musica - 30 dicembre 2008 - recensione di Marco Spagnoli
Fonte: Fantascienza.com
Waltari: Big Bang (di Nosebleed) A chi non conoscesse i Waltari, verrebbe senz'altro utile un riferimento al personaggio con il quale il progetto in questione condivide il nome ed altre importanti analogie: Mika Waltari, scrittore dallo spirito avventuroso, proveniente dalla gelida Finlandia. Un gelo che non sembra però impedire loro di sprigionare energia da ben due decadi, fronteggiati dal funambolico cantante-bassista Kartsy Hatakka, compositore dalle tendenze schizofreniche (musicalmente parlando, s'intende) e dalle mille risorse, e contando tra le varie line-up susseguitesi nel tempo la presenza di musicisti preparati tra i quali membri di Kreator, Stone e Children Of Bodom. Nel corso degli anni, tra i lavori della band si contano innumerevoli quanto pregevoli sperimentazioni e progetti più o meno folli, il tutto confluito nella fatiscente struttura, cara agli anni Novanta, di un cross-over grintoso ed esasperato, dalla fantasiosa vena avanguardistica, come Faith No More e pochi altri soltanto ci avevano abituati; questo è il primo nome che viene in mente, nonostante l'accostamento sia valido più che altro a livello concettuale. Sono lontane le calde atmosfere e il melting-pot sonoro dei californiani, oltre alla sfrontatezza del Patton che fu; siamo invece qui di fronte a un song-writing più compatto, coeso, temprato, solido, che giustifica senz'altro la provenienza dei finnici, e in certi casi a un'atmosfera quasi da colonna sonora (esperienza quest'ultima già intrapresa da Hatakka). Tra contaminazioni di punk, rap, techno e quant'altro, sinfonie death metal, fusioni di hard rock elettronico e folk scandinavo, si trovano lavori di notevole personalità e dal sound originale quanto inconfondibile come "Big Bang", datato 1995. Lavoro questo caratterizzato da un validissimo livello di composizione, nonostante la carne al fuoco sembri talvolta debordante: a momenti più pesanti e diretti ("Sensitive Touch", "Showtime", la quale così come altre tracce si avvale della collaborazione dell'allora cantante degli Amorphis, Tomi Koivusaari) se ne alternano altri dal gusto più pop, come ben esemplificano i ricercati arrangiamenti, la melodia accattivante e i ritornelli orecchiabili di canzoni quali "Atmosfear", dal gusto molto elettronico, "The Stage", la particolare "On My Ice", introdotta da un malinconico pianoforte e sorretta da riff potenti e dalla versatile voce del vocalist, qui dai toni particolarmente struggenti. Non mancano episodi decisamente più sperimentali, come il death metal-funk di "Color TV", o l'incedere hardcore che sfocia nei cori "yoik" di "Jankha", e talvolta più progressivi, come è il caso di "One In The Line". Il tutto, val la pena di ripetersi, sprigionante notevole energia e caratterizzato da non poca dinamicità. Non si tratta certo di un disco immediatissimo nè facile: la proposta è davvero particolare e, tuttavia, una volta assimilata, piacevole e divertente, sebbene inizialmente la sensazione sia quella che il divertimento sia stato più che altro quello di chi ha composto l'opera, che qui come nel… Fonte: DeBaser
di John Debney Colonne Sonore, 2008 Composta da John Debney Voto discreto
Colonna sonora dalla forte influenza Sci-Fi con atmosferere che richiamano alla mente il lavoro di John Williams in questo campo. Momenti più rarefatti si alternano a situazioni da commedia brillanti e gradevoli. Più un commento musicale che una composizione a se stante. - Leggi tutta la recensione e i commenti »
Sezione: Recensioni musica - 29 dicembre 2008 - recensione di Marco Spagnoli
di James Newton Howard Colonne Sonore, 2008 Composta da James Newton Howard Eseguita da Maya Beiser (Violoncello) Voto discreto
Meno ispirata rispetto alle precedenti collaborazioni tra M.Night Shyamalan e James Newton Howard, la colonna sonora di The Happening - E Venne il Giorno ha qualcosa di eccessivamente 'meccanico' che poco indulge alla ricerca melodica. Un omaggio, non del tutto riuscito, allo stile di Bernard Hermann, ma anche uno score poco coinvolgente all'ascolto separato dalle immagini. Significativamente migliori sono i momenti in cui il violoncello di Maya Beiser diventa protagonista della composizione. - Leggi tutta la recensione e i commenti »
Sezione: Recensioni musica - 26 dicembre 2008 - recensione di Marco Spagnoli
di Trevor Rabin Colonne Sonore, 2008 Composta da Trevor Rabin Voto ottimo
Divertente omaggio al cinema d'azione e alla serie televisiva creata da Mel Brooks, la colonna sonora di Trevor Rabin è una composizione originale e, al tempo stesso, perfettamente in linea con la temperie comica del film. Un intrigante punto di contatto tra musica da cinema d'azione (di cui Rabin è un veterano) e score per il genere commedia. Una vera 'chicca' che, forse, nel film non è messa del tutto in risalto come meritava. - Leggi tutta la recensione e i commenti »
Sezione: Recensioni musica - 27 dicembre 2008 - recensione di Marco Spagnoli
Fonte: Fantascienza.com
Garbage: Absolute Garbage (di Yosif) L'ultimo album studio dei Garbage risale a 3 anni fa, quel rockeggiante "Bleed Like Me" che quasi chiudeva i ponti con l'altra metà elettronica che sin dagli esordi ha sempre contraddistinto il gruppo, e che purtroppo ad oggi è stato l'ennesimo tassello che proclama il lento declino di questo gruppo molto in voga negli anni 90, dichiaratosi "momentaneamente diviso" (pff) e a lavoro su progetti solisti (uè Shirley sto ancora aspettando!). Nell'estate 2007, i nostri, vuoi per accordi discografici, vuoi per motivazioni puramente commerciali, vuoi per risollevare le loro quotazioni, mai come adesso in ribasso, decidono di pubblicare finalmente questo primo greatest "Absolute Garbage", già anticipato da tempo. Tale raccolta arriva a distanza di ben 12 anni dal primo omonimo lavoro, scelta quindi accettabile e del tutto condivisibile, considerato l'imponente numero di artistuccioli che dopo nemmeno 2 album, ed altrettanti anni di attività, se ne esce con ridicoli Best Of ($$$). La tracklist è stesa in ordine temporale, apre con i primi grandiosi classici, chiude con i lavori più recenti, si puo tranquillamente notare come l'ago pendi decisamente per le prime produzioni, anni luce lontane dalle zuccherose track del nuovo millennio (specie i singoli tratti da Beautifulgarbage). A conferma dell'appeal perso dai Garbage, il disco non ha ottenuto grandissimi riscontri in quanto a copie vendute. 3 le edizioni disponibili: una singola base con i loro maggiori successi, un inedito (la easy "Tell Me Where It Hurts" (non eccelsa), ed un nuovo ottimo re-edit di "It's All Over But The Crying", ballad presente in versione originale su "Bleed Like Me"); una versione doppa limitata, che aggiunge un cd bonus di 13 remix curati da grossi nomi dei più svariati generi, più una chicca, una nuova versione di "Bad Boyfriend" rieditata da Butch & soci (di gran lunga migliore dell'originale); infine una versione DVD con tutti i video da loro pubblicati, e un documentario di 69 minuti che include materiale backstage, tv, interviste, spezzoni di tour / studio, ed alcuni interessanti "dietro le quinte", spesso filmati da loro stessi. In tutte le edizioni sarà senzaltro benaccolta la presenza di "The World Is Not Enough" (superba colonna sonora datata 1999 dell'omonimo capitolo del film 007) e della suadente quanto spettacolare # 1 Crush (colonna sonora del film "Romeo + Juliet" uscita nel 1997), entrambe rilasciate ai tempi in versione cd-singolo. Deludente l'artwork in bianco e nero, che oltre agli ovvi crediti editoriali, riporta i posti toccati nei loro tour, alcuni cenni biografici, collage di foto, i testi, e i soliti scontati ringraziamenti da parte di ogni componente. Embè? Il solito Greatest fatto per ciulare soldi ai fan puristi malati tipo Yosif? No, il disco al contrario di gentaglia che si limita ad una sistematica e macchinosa raccolta singoli, … Fonte: DeBaser
Ace Of Base: Flowers (di Boop7) La Svezia nella sua storia ha partorito gli Abba, poi i Roxette e, in concomitanza tra loro, i Cardigans e gli Ace Of Base.I quattro Ace Of Base (ora tre) erano: Jenny Berggren (voce di molte delle canzoni dell'album), Jonas Berggren, Ulf Ekberg (autore di buona parte dell'album) e Linn Berggren (altra voce).Questo album è fatto interamente di pezzi orecchiabili con qualche ritmica dance e tecno, addirittura andando indietro agli anni '80: si noti infatti la cover di "Cruel Summer" delle Bananarama, riuscitissima. Ma anche "Donnie", un brano che musicalmente sembra essere stato fatto in quel decennio.C'è una canzone, invece, che ci riporta molto bene al pop americano di quegli anni '90, ricordandoci un nome che andava molto forte: Shania Twain. La canzone é: "Always Have, Always Will". Sembra che gli svedesi non abbiano mai avuto un loro stile. Non so gli Abba, ma i Roxette, i Cardigans e gli Ace of Base di questo album non sembrano avere un'identità comune che li contraddistingua da gruppi di altre nazioni.Fatto sta però che questo album scorre leggero e piacevole. Qua dentro nonostante un'altra stupenda canzone come "Tokio Girl", una canzone rimarrà al di sopra di tutte queste che ho citato: "Life Is A Flower", Festivalbar del 1998 dove c'era anche Natalie Imbruglia con "Torn" (e quando inserivo la monetina nel juke box per sentire queste due canzoni - "Life" e "Torn" - avevo la mia colonna sonora dell'estate). … Fonte: DeBaser