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Risultati per: Charlie SheenArticoli trovati: 5


  1. Whitaker Sarò Armstrong poi vorrei vedere Will Smith-Obama
    INVIATA A CAPRI
    Forrest Whitaker lo ha sempre detto, che quest’isola gli porta bene. Quando partì la sua fortunata corsa agli Oscar era qui e sempre qui, al Capri Hollywood International Film Festival, ha voluto portare, in anteprima mondiale, il suo Hurricane season ambientato in una New Orleans distrutta dall’uragano Katrina. In quell’atmosfera di morte e di fango, una squadra di basket cerca il suo riscatto che diventerà il riscatto di tutta una città annientata dalla furia della natura. Lui è il coach e contro tutto e tutti porterà questi ragazzi difficili ai vertici del campionato.

    Whitaker, dopo l’Oscar ha fatto tantissimi film ma a un progetto lei è particolarmente attaccato, tanto da costruirselo con incredibile impegno. Quello legato alla figura di Louis Armstrong.
    «Dopo aver interpretato la controversa personalità di Charlie Parker (Bird, regia di Eastwood), ora sto studiando quella di Armstrong. Sarà un film complesso che, attraverso la genialità di uno, parla delle potenzialità di tutti. Stiamo facendo ricerche per una sceneggiatura molto musicale, le riprese partiranno a ottobre prossimo».

    A proposito di personaggi che arrivano sul grande schermo, un giorno certamente vedremo la storia di Obama diventare film. Lei chi vedrebbe nel ruolo del presidente degli Stati Uniti?
    «Bisognerà aspettare almeno otto anni, ma se non invecchia troppo io ci vedrei Will Smith. Sarebbe perfetto».

    Ha partecipato alla campagna elettorale di Obama, sarà al suo fianco anche per l’insediamento?
    «Certo, sarò a Washington il 20 gennaio. Lui ci ha ridato i sogni, ha aggregato un Paese sfiduciato, ha dato coscienza a una nazione in crisi, ha fatto capire che ognuno di noi è parte del cambiamento. Ha dato luce persino a Hollywood che certamente opererà una sterzata scegliendo storie sempre più sociali e impegnate».

    Un momento magico che potrebbe vedere una battuta d’arresto se il minacciato sciopero degli attori andasse in porto.
    «Per questo io spero che un’eventualità del genere non si verifichi. Stiamo cercando di rialzarci e lo sciopero metterebbe per strada migliaia di persone che vivono nell’indotto del cinema. No, ora non possiamo permettercelo».

    Il suo Hurricane season parla anche dei problemi ambientali che generarono Katrina. Gli Usa hanno responsabilità in questo campo, basti pensare al trattato di Kyoto.
    «Sì, responsabilità enormi, però soffro quando sento dire che gli States se la sono voluta. Sono morti in centinaia, è molto brutto parlare in questo modo».

    Come passa la sua giornata un premio Oscar? Leggendo copioni?
    «Sarà poco elettrizzante, ma la passa in modo molto semplice: in famiglia, e appunto leggendo copioni. Al mattino medito e prego, poi faccio musica, vado al cinema, vedo gli amici. Inoltre studio molto il mondo dei media per capire dove ci sta portando Internet».


    Fonte: LaStampa Cinema

  2. E intanto Hollywood litiga sullo sciopero
    LOS ANGELES
    George Clooney, Tom Hanks, Susan Sarandon e Robert Redford fanno parte dell’establishment liberal di Hollywood. Ma quando la leadership dello Screen Actors Guild, il sindacato degli attori noto con la sigla Sag, ha chiesto ai propri iscritti l’autorizzazione a scioperare per il rinnovo del contratto, queste star sono state tra le prime firmatarie di una petizione nella quale chiedono che il voto venga rinviato e che nei negoziati vengano esercitate altre forme di pressione. Alec Baldwin, altro attore noto per le sue posizioni liberal, ha addirittura chiesto le dimissioni di Alan Rosenberg, presidente del Sag.

    Ma la leadership del sindacato può a sua volta esibire l’appoggio di altre superstelle, tra le quali Mel Gibson, Martin Sheen, Holly Hunter, Ed Harris. «Se ricaviamo un buon accordo, finirà per aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle negli altri sindacati», sostiene Frances Fisher, una delle protagonste di Titanic. Così Hollywood sta offrendo uno spettacolo alquanto insolito: un reality show nel quale i suoi protagonisti più amati e popolari si ritrovano nel mezzo di una lotta fratricida.

    Come un buon thriller, non si sa come finirà, ma il risultato, per il momento, è che la polemica si sta traformando in litigio. Al punto che la direzione del sindacato, che per dichiarare lo sciopero ha bisogno dell’approvazione di almeno il 75% degli iscritti, prima ha rinviato il voto da dicembre ai primi di gennaio e adesso ha deciso di fare slittare anche questa data, in attesa di una riunione del Consiglio che si terrà il 9 gennaio e che promette di essere molto calda.

    Il contratto degli attori è scaduto il 30 giugno. Il punto principale della contesa è la divisone dei profitti derivati da Internet e dalle altre piattaforme digitali. Gli studios e soprattutto i network televisivi sostengono che quei profitti non ci sono. E che sarebbe irresponsabile fermare Hollywood in un clima di crisi. È la posizione della fazione antisciopero, che continua a raccogliere nuovi consensi. Negli ultimi giorni, le si sono aggiunti altri nomi di alto profilo, come Kevin Spacey, Helen Mirren, John Cusack, Glenn Close, Cameron Diaz, Charlize Theron, Matt Damon, Morgan Freeman e Meryl Streep.


    Fonte: LaStampa Cinema

  3. Massimo Urbani: Dedications To A.A & J.C + Max's Mood (di dolphy)
    Gli ascoltatori di Jazz, quelli più appassionati e collaudati,  solitamente vanno alla ricerca di opere meno blasonate, meno pubblicizzate, di nicchia, sperando di trovare il capolavoro. Pare però che questo tipo di attenzione sia rivolta soprattutto al panorama jazzistico americano, non teniamo conto, ormai da troppo tempo, del fatto che anche in Italia potrebbero esserci stati degli artisti del calibro di John Coltrane o di Albert Ayler. Ovviamente le radici culturali del nostro paese non ci permettono di avere abbondanza di talenti nell'ambito della musica afroamericana; però il caso ha voluto che a Roma, nel cuore dell'Italia, nascesse un uomo straordinario, dotato di un talento straordinario: Massimo Urbani. Massimo Urbani era un artista strepitoso, si sentiva la reincarnazione di Charlie Parker, adorava Trane e Ayler e riusciva a sintetizzare il linguaggio dei tre artisti in modo naturale ed incredibilmente originale. Era un musicista viscerale, passionale; al sax alto aveva un urlo potente come quello di Sanders e quando suonava una ballad era in grado di commuovere gli ascoltatori. Questo disco del 1980 è uno dei miei preferiti; lo dico perché voglio che questo scritto sia un omaggio - davvero modesto - da parte mia a questo immenso artista. Credo che nel parlare di un artista del genere, la componente personale ed emotiva sia fondamentale. Nell''80 Massimo era tanto giovane, quanto bravo, quanto adorato; è quel tipo di artista che sa dare il meglio nell'esibizione live, ma in questo disco suona in modo davvero superlativo; merito anche degli altri elementi del quartetto. Luigi Bonafede, al piano, riesce ad essere possente nel tocco come McCoy Tyner e dimostra di non avere nulla da invidiare a qualsiasi altro musicista a livello mondiale, nonostante sia sconosciuto ai più.   Se si continuano a fare delle analogie tra questo quartetto e quello coltraniano si nota come Furio Di Castri sia forse più pulito di Garrison, ma senza perdere l'espressività diretta che caratterizza quel modo di suonare il contrabbasso che ha avuto così tanto successo nella scena free anni '60; non mancheranno quindi i monologhi solitari del grave strumento utilizzato anche con l'archetto. Infine Paolo Pellegatti, alla batteria, riesce a compensare la vulcanicità del solista in modo originale e con la giusta potenza. L'album è molto vario. I due brani firmati dal leader (Dedications; Max's Mood) sono rappresentativi della maggior parte delle sue composizioni, ampio spazio è lasciato all'improvvisazione che si svolge spesso su un tappeto ritmico incandescente, i temi sono solo dei pretesti per essere lanciati in lunghi assoli. Lo stile compositivo di Bonafede è più elaborato e ne si ha testimonianza nella lunga introduzione di L'Amore che porta fino ad un molto Coltraniano 3/4.  La scelta da parte di Urbani dei componenti del gruppo risulta essere molto felice; ciò è testimoniato nello splendido assolo di Bonafede in Naima, che, grazie alla reiterazione di una cellula di note ''decolla''…
    Fonte: DeBaser

  4. Charlie Chaplin - 16/04/1889 - 25/12/1977 - Attore
    Charles Spencer Chaplin nasce il 16 aprile 1889, a Londra, nella tipica periferia suburbana. Il padre era guitto del musuc-hall detito al bere mentre la madre, mediocre cantante, in perenne ...


    Charlie Chaplin

    Fonte: BiografieOnline

  5. Ridere? E' come prendere una medicina
    Ridere di gusto davanti al proprio comico preferito, sul piccolo come sul grande schermo, poteva essere considerato un passatempo divertente, senza effetti sulla salute. Così non è, secondo uno studio giapponese. Ridere non è solo un esercizio per i circa 20 muscoli facciali: fa bene anche al resto dell’organismo e regala anni di vita. Per dimostrarlo l’equipe del Moriguchi-Keijinkai ha arruolato un gruppo di neomadri con bimbi colpiti da eczema. Ad alcune è stato fatto vedere un film di Charlie Chaplin, ad altre un documentario sul tempo. Ovviamente solo le prime hanno riso e nel loro latte sono stati rintracciati più alti livelli di melatonina: i piccoli nutriti con questo, hanno manifestato meno reazioni allergiche. «I risultati ottenuti - spiegano i ricercatori - mostrano che le risate delle mamme possono essere d’aiuto nella terapia dei bimbi con eczema».

    La ricerca, che si è guadagnata le pagine del quotidiano britannico «The Independent», non è l’unica a evidenziare gli effetti positivi che il buonumore ha sulla salute e sulla longevità, in particolare contrastando disturbi come ipertensione, influenza, artrite, malattie cardiache e diabete. Non a caso le infermiere del Nhs, il servizio sanitario britannico, stanno cominciando a seguire veri e propri workshop della risata, per rendere gli ospedali più confortevoli e meno deprimenti. 

    L’«Independent» passa in rassegna una lunga serie di ricerche, a partire da quest’ultimo studio giapponese, sulla «sorrisoterapia». Tutte sembrano giungere alle stesse conclusioni: ridere aumenta l’attività delle cellule «natural killer» nel sangue, potenzia il sistema immunitario, potenzia la capacità di combattere i radicali liberi, abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. 

    Contemporaneamente si riducono anche le concentrazioni di sostanze chiave di processi infiammatori, che possono aprire le porte a diverse malattia, dall’artrite ai tumori. Insomma, ridere di gusto, per almeno 15 minuti al giorno, allunga la vita. 
     
    Fonte: LaStampa Benessere




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