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Risultati per: Alex BandArticoli trovati: 164


  1. BON JOVI Raduno Nazionale Fan Club
    04/01 - Un appuntamento imperdibile per i fan della nota band statunitense
    Fonte: FOL - Software

  2. Capricorns
    River Bear your Bones - Dopo un esaltante esordio come "Ruder Forms Survive" erano in molti ad attendere al bivio gli albionici Capricorns, una band capace di ridare un minimo di fiato ad una scena altrimenti piuttosto asfittica come quella inglese, ebbene loro si ...
    Fonte: Kronic Recensioni

  3. COREY TAYLOR (Slipknot, Stone Sour): in arrivo un album solista?
    Corey Taylor, voce di Slipknot e Stone Sour, ha recentemente dichiarato al sito World Entertainment News Network la sua intenzione di prendersi una pausa dalle sue due band principali, per dedicarsi alla realizzazione di un album solista. Non sono...
    Fonte: Musica Metal

  4. Gram Parsons: GP (di Donjunio)
    "Avevo appena composto The Worst e pensai: cazzo, ancora una volta ho copiato Gram".Questa frase di Keith Richards sintetizza mirabilmente l'influenza di Parsons per chiunque si sia addentrato nelle aspre mulattiere del country-rock. Genere da Gram letteralmente coniato con la International Submarine Band, portato alla ribalta convertendo i Byrds di "Sweetheart of the rodeo", e reso perfetto con i Flying Burrito Brothers. Esperienze brevi e fulminanti come un lampo d'agosto, per un autore tanto geniale quanto instabile e tormentato. Come se non bastasse, poco prima di venir tranciato a 26 anni da un fatale miscuglio chimico, Parsons regalò pure due lavori solisti di impareggiabile valore, in grado di saldare la propria "cosmic american music" - una miscela di country, rock e soul di stupefacente vitalità - con la miglior canzone d'autore. Base non solo per le scorribande dei cavalli selvaggi stonesiani, ma per tutto l'alt-country degli anni 90, e non solo: l'immagine di questa pagina l'avrete probabilmente vista in una t-shirt indossata da Evan Dando, sotto una camicia di flanella, in un videoclip dei Lemonheads in piena era grunge.Degno prologo al capolavoro "Grievous angel", "GP" sancì nel 1973 il sodalizio artistico-esistenziale di Parsons con la chanteuse Emmylou Harris, sua indiscussa musa, e con una band di stellari musicisti roots (da James Burton a Byron Berline). Il folgorante incipit "Still feeling blue" distilla perfettamente l'essenza modernista di Gram. E' puro Nashville: pedal steel, fiddle, doppie voci e cori. Il genere più reazionario esistente, rinnovato però attraverso insidiosi rivoli sonori, in una tensione sottocutanea che lo rende eccitante e attuale. Si ascoltino in tal senso anche le stilettate  r‘n'b di "Big Mouth Blues" e "Cry one more time" (occhio al sax di Hal Battiste!) o il country-gospel febbricitante di "Kiss the children". Attuale, perché giostrato dal piglio libertario e rockettaro dell'iconoclasta bohemien che amava vagabondare per il deserto californiano con l'amico Richards, e che in "The Gilded Palace of sin" aveva raccontato con profondità sconcertante le tensioni dell'immensa America. Solo Parsons, ragazzo del sud dal crooning fresco e bruciante, poteva dunque addentrarsi tra questi solchi nella riedizione di standard quali "We'll Sweep Out The Ashes In The Morning", "Streets Of Baltimore" e "That's All It Took" con il suadente controcanto di Emmylou a mitigarne celestialmente l'impeto guascone. Senza risultare patetico, bensì il più brillante degli innovatori nel solco della tradizione.Ma di canzone d'autore abbiamo parlato, e i restanti brani autografi basterebbero da soli a insediare Gram tra i grandi. Si pensi a "The new soft shoe", intrisa di malinconici coriandoli dalle parti del Neil Young di "After the gold rush", o alla vivida confessione di "How much I've lied", in cui si tirano a lucido gli speroni polverosi in una balera western illuminata da una melodia senza tempo. Fino…
    Fonte: DeBaser

  5. Fates Warning: FWX (di splinter)
    Dov'è finito Kevin Moore? È la domanda che in molti potrebbero porsi dopo aver ascoltato questo "FWX", decimo album in studio della band di Matheos.Nei due precedenti capolavori "A Pleasant Shade Of Grey" e "Disconnected", che bisognerebbe obiettivamente considerare i livelli più alti della loro carriera,  l'ex genietto dei Dream Theater aveva prestato la propria manodopera dando alla band un sound unico, probabilmente mai raggiuto in precedenza. In quei due album, le melodie e la sperimentazione eccellevano come mai prima…In questo "FWX", invece, niente Moore, le tastiere sono affidate allo stesso Jim Matheos… e bisogna dire che tale assenza si fa sentire davvero. In questo disco infatti le tastiere hanno un ruolo davvero marginale limitato a qualche piccolo e impercettibile sottofondo e a creare effetti elettronici. Ma anche dal punto di vista delle strutture il sound della band perde buona di ciò che aveva guadagnato. A tratti sembrerebbe addirittura che la band si stia spostando verso una direzione più commerciale, e canzoni come "Simple Human" (da apprezzarne la potenza), "Another Perfect Day", la banale "Crawl" e la quasi punk "Stranger (With A Familiar Face)" che reputo la peggiore del disco, lo dimostrano chiaramente. I troppi riferimenti alternative e nu-metal non sono certo da disprezzare però fanno perdere all'album un po' di personalità.Ma il disco con i suoi suoni cupi e le sue tonalità tristi si fa apprezzare comunque. Le canzoni che apprezzo di più sono la psichedelica "River Wide Ocean Deep", con una prima parte ricca di suoni elettronici accarezzati da una bella chitarra acustica, la nostalgica "Wish", con quella bella parte di piano, la triste "Handful Of Doubt" con la chitarra acustica ancora in evidenza ma ascolto volentieri tutte le altre canzoni, in particolare "Another Perfect Day" e "Left Here". Ciò non toglie che l'album sia un passo indietro rispetto ai precedenti due.Spero davvero che i FW tornino un giorno, ma spero soprattutto che tornino a ripetere l'inimitabile "A Pleasant Shade Of Grey"!…
    Fonte: DeBaser

  6. Novità per i Lacuna Coil.
    Succose anticipazioni per gli appassionati dei Lacuna Coil. Cristina Scabbia infatti, intervistata dalla rivista inglese Rock Sound ha iniziato a parlare del nuovo lavoro della band, che ...
    Fonte: AllaRadio

  7. Linea 77: Horror vacui (di marbas)
    "Horror Vacui" è l'ultimo album della band torinese Linea 77. Non sono un vero fan dei Linea 77 e a dir la verità li ho scoperti con questo album e ho anche scoperto che in italia c'è qualcuno che sa fare della buona musica metal (o dir il vero sarebbe crossover). L'album è carico di energia e i testi delle canzoni (soprattuto quelle in italiano) sono molto poetici e pieni di significato. Il cd si apre con "The Sharp Sound Of Blades" canzone molto potente e coinvolgente con un degli scream eccezionale da parte dei due cantanti. Terminata questa splendida traccia si passa da bene in MEGLIO con "Sempre Meglio" prima canzone italiana dell'album che non ha niente da invidiare alle canzoni in inglese infatti anche qui il ritmo è molto veloce e coinvolgente e l'italiano (definito da motli una lingua poco adatta a questo genere) si lega benissimo con la musica. Dopo si passa ad una serie di tre canzoni che rappresentano (a mio parere) il meglio del CD e sono rispettivamente: "Grottesque" "Il Mostro" e "Sogni Risplendono" quest'ultima arricchita dalla collaborazioen di Tiziano Ferro che sembrerebbe inadatto ma che in realtà dà alla canzone una sfumatura particolare che rende l'ascolto molto piacevole. Dopo queste tre splendide canzoni ariiva l'unica pecca del disco: "My Magic Skeleton" canzone leggermente monotona e ripetitiva,  difficile da ascoltare… Comunque dopo questa piccola macchia su un telo finora immacolato si riparte subito alla grande con "Penelope" canzone molto bella con un testo dal significato profondo e molto poetico e anche il ritmo è coinvolgente e per niente monotono… insomma quando sarà finita vorrete riascoltarla daccapo. Il disco termina in bellezza con un poker irresistibile: "Mi Vida" "Overload" "La Nuova Musica Italiana" (ultimo singolo estratto dall'album) e "Touch 2. 0" tutte canzoni dalle sonorità molto simili al metal statunitense e che piaceranno anche (o almeno spero) ai metallari più puri.    …
    Fonte: DeBaser

  8. Lunatic Soul: Lunatic Soul (di fede)
    Tanta voglia di sperimentare e smania di fare, che non portano però completamente ai risultati auspicati. E' con questa frase che potrei riassumere il mio giudizio sull'omonimo disco dei Lunatic Soul, monicker dietro il quale si cela, in realtà, un (quasi) lavoro solista di Mariusz Duda, mente dei progsters polacchi Riverside, che ultimamente stanno riscuotendo, anche fuori patria, il giusto successo.Il qui presente progetto attinge a piene mani da più fonti. Se da un lato il progressive dei Porcupine Tree è sempre presente (nelle sue sfaccettature più nostalgiche e eteree) grossa componente va fatta risalire al duo Anathema - Antimatter. E' da queste due band infatti che il buon Duda trae l'ispirazione per gran parte dei suoi pezzi: lasciate in secondo piano le chitarre elettriche i Lunatic Soul ripropongono, accanto alla classica strumentazione chitarra acustica-basso-batteria anche strumenti un po' meno utilizzati in ambito metal. Clarinetti e altri strumenti a fiato, vari tipi di percussioni, archi di diverso tipo, donano al tutto un tocco molto spesso etnico e lontano, un odore fumoso e vagamente nostalgico che si aggiunge al colore generale delle canzoni, grigio scuro, tendenzialmente cupo e onirico, non opprimente ma suadente. La voce del cantante è dolce e vellutata, ovattata, ben plasmata sulle note della sua musica.I pezzi migliori sono senza dubbio quelli che conservano la forma canonica di canzone. "The New Beginning" è un esempio lampante di come si dipani sinuoso il percorso musicale dei Lunatic Soul. Più complessa, anche psicologicamente, compatta e oscura è invece la successiva "Out On A Limb", una traccia che avanza lenta in maniera maestosa e distaccata, emerge piano piano come una strana creatura da una fitta nebbia. L'anima progressive (simil Porcupine Tree) affiora con chiarezza in questo pezzo, soprattutto dalla seconda metà in poi. In pratica in due pezzi Duda ha già fatto capire all'ascoltatore le componenti dei pezzi che andrà a ascoltare successivamente.Etnica è infatti "Summerland", più tendente alla psichedelica riflessiva e che si avvolge sui propri pensieri (Antimatter e Anathema) l'omonima "Lunatic Soul" e "Adrift" (questa più raccolta e introspettiva), carica di pathos crescente "The Final Truth".In mezzo a tutti questi brani, alcuni davvero in grado di fare breccia nel cuore dell'ascoltatore, galleggiano altri strumentali dal vago sapore trip-hop: si unisce l'elettronica agli strumenti etnici, ma il risultato non sempre è positivo, rendendo questi pezzi molto spesso prolissi e facendoli (giustamente) passare in secondo piano rispetto agli altri. Da qui il mio giudizio iniziale: la voglia di sperimentare prende un po' la mano a Duda, facendogli un po' perdere le coordinate di quello che, con un pizzico di attenzione in più (e un po' meno autostima) avrebbe potuto essere un gran bel disco di fine 2008.Occasione sprecata solo in parte dunque, ma restano comunque i brani…
    Fonte: DeBaser

  9. Zanotelli: Lettera di Alex Zanotelli sulla situazione dei ROM nel napoletano
    A nome del comitato campano con i ROM, esprimo l'amarezza e la rabbia per tutto quello che il popolo ROM sta subendo in questa città e nella provincia di Napoli.
    Fonte: PeaceLink

  10. (Rumor) in sviluppo LEGO Rock Band?
    Secondo il sito Videogaming247 afferma che i ragazzi di Traveller's Tales sono impegnati nello sviluppo di un nuovo titolo della serie Lego, questo sarà ispirato alla saga creata da Harmonix. LEGO Rock Band, questo il probabile nome del titolo, sembra sia in fase avanzata di sviluppo. Dal canto suo Traveller's Tales ha solo dichiarato di essere impegnata nel realizzare un nuovo gioco della saga LEGO, senza fornire informazioni più dettagliate.
    Fonte: EverEye

  11. Pennywise: Land Of The Free? (di Yosif)
    I Pennywise sono una band californiana, dedita al punk rock, sicuramente tra le più valide nell'affollato panorama statunitense, e con alle spalle diversi ottimi lavori. Nel 2001 pubblicano il loro sesto album, "Land Of The Free?", edito sulla gloriosa Epitaph Records, che si discosta dai precedenti per un impronta nettamente più politicizzata; lo fanno infatti da padrone tematiche anti bush (leggasi il discreto successo "Fuck Authority"), anti guerra, anti elezioni americane (tema alquanto scontato e prevedibile, visto il periodo di pubblicazione), pro libertà (si, insomma, la solita storia), facile intuirne l'andazzo argomentativo anche dall'artwork stesso che ritrae un blocco di polizia in copertina, spezzoni di cronaca nera dalla carta stampata sul compact, e ovviamente dal titolo stesso, "terra dei liberi". Il disco in linea di massima mantiene la classica impronta melodica (constatabile già dal poco entusiasmante opener "Time Marches On"), che ha caratterizzato la band (sebbene non se ne abusi, come tipico invece di altri gruppi più commercializzati), e malgrado siano presenti degli sprazzi più duri e graffianti, come la tirata "It's up to you" (occhio al refrain spettacolare che fa il verso ad un improbabile "No Woman No Cry") e "Who's On Your Side?" (tra le più lente, ma fortificata da un efficacissima accoppiata strofa-riff), sicuramente non nuovi per il gruppo, che ha tra le sue caratteristiche proprio quella di essersi sempre mantenuto in questa via di mezzo tra hc melodico fatto di ritornelli facili che strizzano l'occhio ai Bad Religion, e motivi più prepotenti, scelta che ha comunque donato una qual certa varietà in ogni pubblicazione. L'impressione è quella di un prodotto comunque fiacco nel suo insieme, poca potenza, poca velocità (gran parte delle tracce stagnano in scialbi tempi medi), tanto fumo, poco arrosto. A partire dalla deludente titletrack, e dalla voce del cantante Jim Lindberg, spesso e volentieri non all'altezza di certi arrangiamenti, e comunque debole per gran parte del lavoro (anche se in rari casi come sulla tagliente "Set Me Free" e sulla veloce "Enemy" sa come darci dentro). Certo, non mancano eccellenti episodi promossi a pieni voti, rappresentati dall'energica "Anyone Listening", e "Something Wrong With Me" che si distuinguono anche per l'ottimo lavoro svolto dal batterista Byron McMackin, che però non sa confermarsi per tutte le tracce, altro punto che contribuisce ad un giudizio non troppo positivo, e che si rende abbastanza limpido in tracce come "The World", canzone molto particolare, col suo riff orientaleggiante, e un incalzante chorus di tutto rispetto, che avrebbe certamente potuto dire qualcosa in più, se non fosse proprio per un Byron non eccelso.Discorso apparte va fatto per l'egregia "Fuck Authority", tipica anthem che si eleva sin da subito tra i pezzi più significativi, e che più rispecchiano il concept impegnato del…
    Fonte: DeBaser

  12. Rock Band 2: le canzoni di martedi prossimo

    Sembra che l'informazione precedentemente trapelata, sulle prossime tracce di scaricabili di Rock Band 2, fosse giusta: Harmonix ha annunciato ufficialmente che da martedì 6 gennaio saranno scaricabili le sei canzoni di Roy Orbison elencate nel rumor. I brani saranno acquistabili ognuno per 160 MP oppure, per chi vorrà il contenuto completo, al prezzo di 800 MP. Ve li elenchiamo nuovamente di seguito. [continua]
    Fonte: Mondo Xbox

  13. Rumor: il prossimo LEGO sara Rock Band?

    Il sito Videogaming247 afferma di aver ricevuto da fonte anonima una informazione molto interessante: il prossimo titolo di Traveller's Tales appartenente alla serie LEGO non sarebbe LEGO Harry Potter, come molti pensavano, ma addirittura un LEGO Rock Band. Per ora non possiamo sapere quanto di vero ci sia in questa informazione, anche se la fonte della notizia afferma di essere sicura al 100%, ma i TT hanno comunque confermato alla radio britannica One di essere all'opera su un nuovo gioco LEGO, previsto nel corso del 2009.
    Fonte: Mondo Xbox

  14. Pontiak: Sun On Sun (di psychopompe)
    "Il passato risponde presente" Oltre che il titolo di una rubrica di Rumore, potrebbe essere anche un'ottima etichetta per descrivere una buona fetta dell'attuale mercato discografico. L'ispirarsi più o meno calligraficamente ai propri gruppi del cuore, o anche solo a certe sonorità, è oramai prassi consolidata. Non so dire se sia finita la vena aurea a cui il cosiddetto rock ha attinto per 40 anni, ma spero sinceramente di no; fatto sta che è difficile trovare suoni e forme altre rispetto alle molte fonti facilmente reperibili. L'unica discriminante, per chi come me compra e scarica musica derivativa (eh sì ragazzi, l'importante è ammetterlo), è quanto la miscela di fonti+ispirazione del momento riescano a creare un tutt'uno credibile e non una copia pedissequa. I Pontiak (trio barbuto della Virginia) ricordano un po' tutto e tutti, dal post blues acido dei Dead Meadow, al post hardcore Fugaziano, al post rock fino ai mostri sacri, Doors e Sabbath su tutti. Ma riescono ad essere credibili, sinceri e cazzuti. Compagni di etichetta (e di tour) con una delle migliori band dello scorso anno, gli Arbouretum, ne condividono anche il portato emotivo della musica: lirici e spirituali gli Arbouretum, più oscuri e variegati i Pontiak. Difficilmente catalogabili, sballottati fra pulsioni accelleranti e improvvisi ralenti, quasi post rock nella tipica ritenzione esplosiva ("Shell Skull"), addirittura quasi metal e dissonanti in "White Hands", spudoratamente doorsiani nella bellissima "Tell Me About". E infilano anche due pezzoni a metà disco che valgono l'acquisto: la titletrack prende in prestito l'intro di "War Pigs" dei Sabbath, stiracchiandoloa e rallentandola, fino a trasformarla in una placida ballata per organo e chitarra che risale lentamente sulle note di una slide ultraeffettata; "White Mice" parte come marcia ipnotica nel deserto, lento rotolare di cespugli, fino a incespicare e cadere, trasformandosi in un mantra dall'aroma jazz. Uno dei più bei brani sentiti quest'anno. Come al solito il giudizio su dischi e gruppi di questo tipo è puramente personale, può variare dal minimo al massimo a seconda dei casi. Siccome a Natale sono tutti più buoni e più indecisi, e visto che il mio capo è un ex-DC, propendo per un'equanime e paraculo 3/5.  …
    Fonte: DeBaser

  15. Underoath: Lost In The Sound Of Separation (di ludopucci)
    UNDEROATH - "LOST / IN / THE / SOUND / OF / SEPARATION"(Tooth & Nail Records/Solid State Records), 2008Oramai lo sappiamo tutti, questo è l'anno della crisi. Così dicono. La musica non è da meno. Se è vero che ci siamo tolti di mezzo tutta l'indie-yee-yee inglese,  ci siamo allo stesso tempo accorti che il resto del vaso era vuoto. Infatti, la solita buona America, in questo anno oramai passato, non ci ha offerto un bel niente di interessante. Per molto siamo restati in balia del nulla. Poi ecco i redivivi Underoath. Sembrava infatti, stessero per sciogliersi dopo il folgorante "Define the great Line", invece no!. Anzi ci consegnano un disco "faraonico" e "disarmante" carico di sonorità nuove e stimolanti dove le due voci sono per tutta la durata in una sincronia perfetta. Con questo lavoro, questi ragazzi si confermano quale unica band Made in Usa con le cosiddette pa**e. L'unica; purtroppo; vera rock band (nel senso più generale del termine) ancora in piedi.Il primo brano è "Breathing in a New Mentality" e ci ricorda con chi abbiamo a che fare. In "Anyone Can Dig a Hole But It Takes a Real Man to Call It Home" troviamo incursioni melodiche raffinatissime, che non attenuano per niente la forza devastante del brano. Anzi lo bilanciano, trasformandolo in una perla brillantissima. Il successivo "A Fault Line, A Fault of Mine",  etereo ed ipnotico è un possibile singolo. "The Only Survivor Was Miraculously Unharmed", è pura affascinate sperimentazione. "Desperate Times Desperate Measures", il primo singolo è il riassunto di quella riaccesa speranza di cui parlavo all'inizio. Brano perfetto, l'intreccio vocale tra A. Gillespie e S. Chamberlain è impeccabile ed il relativo video superlativo.  "Too Bright to See Too Loud to Hear" è la sorpresa, più grande, che manda a casa il 99 % delle emo-bands. Inizialmente ricorda le atmosfere care ai migliori A perfect circle e un certo cantato vicino ai Mars Volta, però che pezzo. E' una grandissima dimostrazione di coraggio e di ricerca, che molti altre band hanno perduto.Il più bel disco del 2008Unico rammarico - peccato che in italia non è stata pubblicata la versione deluxe con DVD.Complimenti ed applausi…
    Fonte: DeBaser

  16. Motorola W165, un altro telefonino Motorola di fascia bassa
    Ci sarà sempre una fascia di mercato occupata da acquirenti che desiderano cellulari economici, essenziali e semplici. Per questo motivo ci saranno sempre aziende produttrici che si faranno carico di costruirli. Motorola, ad esempio, è orgogliosamente una di esse e sta a dimostrarlo in tutta la sua essenzialità il nuovo Motorola W165. Il telefonino è un candybar che sarà probabilmente ai mercati emergenti, ma non è escluso che gli stessi Stati Uniti, paese in cui è collocata la sede di Motorola, non lo prendano. Con il suo design semplice e basilare, il W165 ricorda un telefonino del 2004. Di seguito potete trovare le sue principali specifiche tecnologiche: Connettività dual band GSM; Schermo da 1,44 pollici in grado di visualizzare fino a 65.000 colori e con risoluzione di 128x128 pixel; Ingresso jack da 2,5 millimetri; Peso di 77 grammi; Dimensioni di 108x46x12.5 millimetri. Non sono note ancora precise informazioni sulla sua data di rilascio e sul suo prezzo di vendita. .
    Fonte: Cellulari.it

  17. Tuttosport - Fiorentina, piace l'uruguayano Caballero
    La Fiorentina pare molto attiva in questi giorni sul mercato sudamericano, ed oltre a seguire il trequartista dell'Internacional di Porto Alegre, Alex (27), sarebbe in pressing...
    Fonte: Tutto Mercato Web

  18. Tim Berne: Fractured Fairy Tales (di JakeChambers)
    Le cose vi vanno una meraviglia? La vostra vita scorre tranquilla e priva di assilli? È giunto il momento di inocularvi una sana dose di inquietudine e angoscia con queste simpatiche "Favole Fratturate" di Tim Berne. Allievo e collaboratore di Julius Hemphill, l'altosassofonista Tim Berne, fin dai suoi primissimi passi sulla scena dell'avanguardia jazzistica, si è fatto notare come un autorevole sfasciatimpani, circondandosi di altrettanti blasonati gaglioffi, alcuni dei quali al giorno d'oggi godono di grande notorietà, come il batterista Joey Baron ed il violinista Mark Feldman, che orbitano nell'entourage di quell'altro enfant terrible della musica creativa, il ben più famoso John Zorn. Questo disco, uscito nel 1989 e disponibile in una versione rimasterizzata del 2003, vede la partecipazione, oltre ai succitati Feldman e Baron, dell'alter ego del leader Herb Robertson, che si destreggia tra tromba, flicorno, pocket trumpet e una serie di altri giocarelli, il fido Mark Dresser al basso, ed un altro "pezzo da novanta", l'ineffabile violoncellista Hank Roberts, ai tempi nella band di Bill Frisell. Per Berne i musicisti che suonano con lui devono avere per prima cosa uno sviluppato senso dell'umorismo, ma ad ascoltare i solchi di questo CD viene da pensare che si tratti di macabro e beffardo humor nero. Tutti si danno un gran daffare a confezionare lunghi ed intricati affreschi sonori dove le strutture ritmico-armoniche, pur rimanendo presenti, sono soggette a continua evoluzione/mutazione, fornendo un tappeto mobile sul quale i solisti, spesso e volentieri, torturano con perizia i rispettivi strumenti. Il leader alterna assoli che sembrano un susseguirsi di vigorose clacsonate, con momenti più introspettivi e carichi di sapido blues. Mirabile il lavoro dei due archi, violino e violoncello, che aggiungono paesaggi di sconfinata desolazione, improvvisazioni a due ("Hong Kong Sad Song/More Coffee") e prestazioni strumentali di una difficoltà ai limiti dell'esaurimento nervoso. Hank Roberts fornisce una "orchestra nell'orchestra", con violoncello acustico, elettrificato, ed abbinato ad una serie di loop ed effetti elettronici. La mini-suite "Evolution Of A Pearl", la traccia più lunga e complessa, esprime un proprio fascino sensuale e corrotto, rincorrendo free bop, funk e sperimentazione pura. "Telex Blues" è introdotto da una prestazione vocale di Roberts che straparla, bofonchia e sputacchia nel microfono. L'assolo di tromba wah-wah di Robertson nella succitata "Hong Kong Sad Song/More Coffee", andrebbe proibito per legge. Al di là di tutto, non si raggiungono i livelli di implacabile ferocia di certi passaggi zorniani, direi che in questa musica domina un irrequieto straniamento, costellato di momenti di caos creativo sotto il ferreo controllo del leader. Nel gioioso e spensierato clima festivo che stiamo vivendo, niente di meglio che ascoltare sotto l'albero "Tim Berne's Fractured Fairy Tales" per farsi togliere il saluto…
    Fonte: DeBaser

  19. 4AD, il meglio dell'anno è in regalo
         La compilation gratuita!  L'etichetta 4AD, che ha dato casa ai migliori gruppi dream pop e shoegaze, ha assemblato una compilation con il meglio delle sue band uscite nel 2008. Quanto costa? Come possiamo accaparrarcela?...
    Fonte: Rock in Road

  20. Roger McGuinn: Roger McGuinn (di mien_mo_man)
    È il 1973 e Roger McGuinn ci prova in tutti i modi. Scioglie i Byrds per com'erano ormai composti, ricompatta la vecchia line up, sebbene non abbastanza per dar vita ad un progetto serio, e poi finisce per provarci pure in solitario. Mentre David Crosby e Gene Clark avevano già dischi solisti all'attivo, e mentre tutti gli altri erano stati in altre bands, duos o consorzi vari, il più egotico degli Uccelli aveva scelto di non staccarsi dal "suo" monicker fino alla fine, forse perché convinto che i Byrds fossero lui, chissà. Resta il fatto che in "Roger McGuinn" il nostro risulta avere una freschezza compositiva che nelle ultime prove della sua band non venne registrata, e men che meno la si trovò nel disco del tentato ritorno ai vecchi fasti. Omonimi, i due ultimi dischi, "Roger McGuinn" l'uno e "Byrds" l'altro, il primo tutto sommato indovinato ed il secondo nient'affatto. Qui, seppur limitatamente, Roger dà sfogo alle sue predilezioni musicali, cimentandosi nella folk song in puro stile mentore-Dylan "I'm So Restless", in cui il vecchio Bob ci piazza un'armonica a bocca, o nel jazz-rock di "My New Woman", e d'altronde si sapeva dell'amore di Roger per il sax di Coltrane sin dai tempi di "Eight Miles High". C'è pure il root-rock senza fronzoli di "Lost My Drivin' Wheel", non il più carico del pianeta root-rock ma comunque con un discreto incedere, quindi un surf rock nostalgico (in questo disco ci suona pure Bruce Johnson), un folk vecchio di un decennio che parte raga-rock ed invece diventa purissima Byrds' melody. C'è un po' di tutto, dunque, dal country contemporaneo di "Bag Full Of Money", al bluesuccio acustico ed anche piuttosto scazzato di "Hanoi Hannah"; anche un esperimento caraibico, ed immancabilmente due traditionals, specialità tipica del nostro, grande professional del riarrangiamento. L'unico cruccio è che i brani sono quasi tutti un po' troppo facili, prevedibili, passabili, per un easy listening efficace ma che non può paragonarsi affatto alla grandiosità dei giganti del suo tempo, a cominciare dai suoi ex compagni d'avventura, per proseguire quindi coi suoi acerrimi rivali dei tempi d'oro, e per finire col suo mentore (e migliore amico nel music business) Bob Dylan. Anzi no, non per finire con Dylan, ma per finire con se stesso, il Roger McGuinn che, senza Gene Clark e senza David Crosby, prese il fidato Chris Hillman ed assieme a lui creò l'eccezionale "The Notorious Byrd Brothers". Un autore, allora e purtroppo per l'ultima volta, capace di molto di più di quanto raccolto in questo disco. …
    Fonte: DeBaser




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